15 dicembre 2019
Aggiornato 08:00

Giovinazzi a caccia di un posto in griglia per il 2018

In questa stagione si è dovuto accomodare in panchina: «Ma non è stato un anno perso». Nella prossima l'obiettivo del 23enne pugliese è quello di esordire a tempo pieno nel Mondiale

ROMA – Non parlate di anno perso. Reduce dal 2016 che lo aveva incoronato vicecampione in GP2, il nostro Antonio Giovinazzi ha dovuto accontentarsi di una stagione in panchina. Ma non è rimasto fermo, anzi: si è alternato tra i collaudi come terza guida della Ferrari, le prove libere del venerdì con la ferrarina Haas e i due Gran Premi corsi a inizio campionato come supplente di Pascal Wehrlein alla Sauber. «Questa stagione mi ha portato più di quanto mi aspettassi – racconta il 23enne pugliese alla Gazzetta dello Sport – Ho corso in Australia e poi in Cina con la Sauber, sto disputando le prove libere dei Gran Premi con la Haas (guiderà anche questo venerdì in Brasile, ndr) e ho provato la SF70H nei rookie test. Tre macchine, team diversi, tanti piloti con cui mi sono confrontato, un bagaglio di esperienza non indifferente. Senza contare il lavoro al simulatore con gli ingegneri di Maranello. Esco dal 2017 strapieno di informazioni. Non nascondo che, dopo un anno fantastico in GP2, mi sentivo già pronto per correre una stagione completa di F1. Però è andata bene anche così. Mi sento molto più preparato di quanto non fossi lo scorso inverno».

Alti e bassi
Tuttavia, le sue quotazioni non sono sempre state in crescita. Negli ultimi mesi, a strappargli le attenzioni di stampa e addetti ai lavori è stato semmai l'altro baby ferrarista Charles Leclerc, neo campione della Formula 2 con un'annata da record, mentre lui ha commesso anche qualche errore di troppo, per esempio nel fine settimana di gara di Shanghai. «Sapevo che non è un mondo facile – prosegue Bon Giovi – In Australia ho vissuto un grande momento, mentre giudico la Cina il peggiore weekend della mia intera carriera da pilota. Mi è capitato proprio sul palcoscenico più importante, quando avevo tutta la pressione mediatica addosso, però le critiche mi sono servite tantissimo. Ho capito che bisogna tenere sempre i piedi per terra. Non voglio dire che mi fossi montato la testa. Ma forse in Cina mi ero prefissato degli obiettivi più grandi di quelli che potessi raggiungere in quel momento. Invece bisogna avere coscienza dei propri limiti e sapere che ogni cosa arriva al suo tempo. Se fossi rimasto più calmo, se non mi fossi caricato di aspettative eccessive dopo il 12° posto di Melbourne, forse sarebbe andata in modo diverso. La delusione mi è servita per crescere».

Il sogno vive
Eppure il suo obiettivo resta quello di correre l'intero Mondiale nel 2018. I posti a disposizione sono risicatissimi, e tutti nelle squadre satellite della Ferrari. La Sauber dovrebbe quasi sicuramente promuovere Leclerc, ma al suo fianco i proprietari vorrebbero riconfermare Marcus Ericsson, anche se Maranello sta cercando di dissuaderli magari promettendo uno sconto sulla fornitura dei motori. Se il team svizzero chiudesse le porte, resterebbe solo la Haas che, nonostante abbia già rinnovato Romain Grosjean e Kevin Magnussen, è a sua volta sottoposta alle pressioni della Rossa per appiedarne uno in favore di Giovinazzi. «Come tanti altri, ho fatto grandi sacrifici per arrivarci, assieme alla mia famiglia – spiega Antonio – La F1 non è il calcio, dove si può trovare sbocco in molte squadre, qui ci sono solo 20 posti al mondo. Però io ci ho sempre creduto, fin da piccolo, e il fatto di vedere piloti come Vettel e Hamilton che hanno raggiunto il successo partendo da zero, è stata una grande ispirazione. Posso dire che sto ancora vivendo un sogno. Da bambino aspettavo la domenica, davanti alla tv, per seguire Schumacher che vinceva. Ho sempre avuto il pallino della Ferrari. E quando ho firmato per il Cavallino non potevo crederci: sono un privilegiato. Nella mia carriera in monoposto ho fatto sempre una vita da 'zingaro': prima l’Indonesia con Gelael, poi la Gran Bretagna con Carlin e l’anno scorso a Vicenza con la Prema. Adesso vivo vicino a Maranello, sono quasi tutti i giorni in fabbrica in mezzo alle Rosse, e mi sento a casa».