22 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Formula 1

Aiutini alla Ferrari? Anche Montezemolo costretto a confessare

Così il paddock reagisce alla bomba sganciata ieri da Ecclestone, che ha accusato il Cavallino di avere ricevuto un occhio di riguardo dalla Federazione e un travaso di tecnologia dalla Mercedes

L'ex patron della F1, Bernie Ecclestone, con l'ex presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo
L'ex patron della F1, Bernie Ecclestone, con l'ex presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo ANSA

CITTÀ DEL MESSICO – Oggi non sarà più il patron della Formula 1, eppure Bernie Ecclestone riesce ancora a far tremare tutto il paddock. È quanto è successo ieri, a Città del Messico: i motori rombavano sull'autodromo Hermanos Rodriguez, ma a far più rumore ancora era la confessione shock affidata alle pagine di Repubblica dall'ex numero uno del circus, che rivelava senza mezzi termini come la Ferrari abbia sempre ricevuto aiutini a livello regolamentare dalla Federazione. Una notizia che da anni circolava sotto traccia, a livello di indiscrezione, ma che nessuno dei piani alti aveva mai confermato così apertamente. E se un personaggio del profilo di Ecclestone si è sentito in grado di uscire allo scoperto con una dichiarazione del genere, gli altri diretti interessati non possono certamente smentirlo. A partire dall'allora presidente del Cavallino rampante, Luca di Montezemolo, che ha praticamente confermato la versione di Mister E: «Bernie è un amico, ha un po' esagerato i toni ma la sostanza ci sta – ha risposto sempre ai microfoni di Repubblica – Ci è sempre stato amico, anche se devo dire che talvolta i regolamenti ce li hanno fatti contro, e non a favore. Come nel 2004, quando lui disse che dopo le tante nostre vittorie il gioco stava diventando noioso o quando, negli anni successivi, arrivò a modificare il format delle qualifiche per penalizzarci, col paradosso di una macchina che girava in pista da sola. Però, è vero che avevamo un rapporto privilegiato e che alla fine gli accordi si trovavano sempre, e anche in un clima di amicizia. Aiutini, magari, è una parola grossa, diciamo più una grande vicinanza, questo è vero e gliene devo dare atto».

Smentita Mercedes
Paradossalmente, è proprio la rivale Mercedes l'unica a negare in modo secco: «È una bomba a mano sganciata da Bernie per creare una buona storia, ma non è vera», si è fatto una risata il team principal Toto Wolff. Non si tratta di una difesa cavalleresca degli avversari, ma della propria stessa reputazione: lo stesso Ecclestone, infatti, ha accusato le Frecce d'argento di aver ceduto una parte dei segreti tecnologici dei loro motori alla Rossa di Maranello per renderla il primo sfidante nella corsa al titolo, a discapito della Red Bull. I Bibitari, manco a dirlo, non sembrano averla presa troppo bene: «Direi che è il solito modo di pensare di Bernie: ha messo insieme tutti i pezzi del puzzle – ha commentato il team principal Christian Horner – È chiarissimo che ci sia una relazione molto stretta tra Ferrari e Mercedes: alle riunioni una delle due non alza mai la mano senza che l'altra sia d'accordo. Questa è la dinamica: non è la prima volta che succede in Formula 1 e non sarà l'ultima. Se poi si siano aiutati o meno, questo non ci riguarda e non ne ho idea. Ne sarei sorpreso, ma è anche vero che oggigiorno la Ferrari e la Mercedes mi sembrano molto allineate nel loro modo di pensare...».

Bernie Ecclestone, di spalle, con Sebastian Vettel
Bernie Ecclestone, di spalle, con Sebastian Vettel (Red Bull)