20 ottobre 2019
Aggiornato 03:30

Dal vecchio al nuovo Milan: dove sono finite le rimonte?

Lo scorso anno, con una squadra nettamente inferiore a quella attuale, i rossoneri spesso e volentieri capovolgevano risultati avversi con grinta e volontà, mentre in questo inizio di stagione al primo gol subìto si sciolgono impietosamente

Un'immagine del Milan 2016-2017, autore di svariate rimonte in campionato
Un'immagine del Milan 2016-2017, autore di svariate rimonte in campionato ANSA

MILANO - Una premessa: nessun milanista può e potrà mai rimpiangere l'organico della scorsa stagione, specie se paragonato a quello attualmente a disposizione di Vincenzo Montella. Al di là dei 200 milioni spesi in sede di campagna acquisti, infatti, sono i calciatori ad aver innalzato il livello di competitività della formazione rossonera: pensare di esser passati da Vangioni a Ricardo Rodriguez, da Calabria a Conti, da Mati Fernandez a Kessie, da Paletta a Bonucci, da Bacca ad Andrè Silva e dal nulla a Biglia, non può che alimentare speranze ed ambizioni per una formazione incapace di stazionare fra le prime della classifica di serie A da oltre 5 anni. Eppure, l'inizio stentato del nuovo Milan in campionato sta spiazzando parecchi appassionati che in questa stagione avevano riposto sogni e velleità: colpa di una gestione tattica ancora confusa da parte del tecnico, ma colpa anche di un gruppo di giocatori che fatica ad unirsi in campo e a diventar squadra.

Raffronti

C'è un dato che emblematicamente rappresenta tutto ciò e porta ad un curioso raffronto col pur orripilante Milan dell'annata 2016-2017: l'anno scorso, infatti, i rossoneri a dispetto di una rosa tirata su coi piedi e di un livello qualitativo bassissimo, erano un gruppo coeso, unito ed orgoglioso, una compagine in grado di crederci sempre e portare a casa coi denti e con la grinta risultati all'apparenza fuori dalla loro portata, nonchè di effettuare rimonte quasi impensabili. Già, perchè l'anno scorso il Milan andava sovente sotto in campionato, ma riusciva con forza e volontà a rimettere in piedi il risultato: come non ricordare il leggendario derby di Pasqua con l'Inter avanti 2-0 fino all'83' e il 2-2 acciuffato dai rossoneri in pieno recupero con la spaccata volante di Cristian Zapata? Ma anche il 2-2 agguantato in casa del Torino, partendo sempre dallo 0-2 iniziale, o il 2-1 in rimonta a San Siro contro il Crotone, o perfino il pareggio rimediato a Pescara contro l'ultima in classifica. Quest'anno, invece, nonostante l'organico rinnovato e tirato a lucido e nonostante l'allenatore sia lo stesso che motivava il suo spogliatoio dodici mesi fa, il Milan si spegne ad ogni rete subita, si arrende alla prima difficoltà: a Roma contro la Lazio, dopo un buon inizio, i rossoneri sono crollati davanti ai colpi di Immobile e Luis Alberto, dando l'impressione di non essere in grado neanche di abbozzare una minima reazione. Idem domenica scorsa contro la Roma: una buona ora di gioco, qualche occasione pericolosa creata e poi la resa definitiva dopo il gol giallorosso di Edin Dzeko, con ancora venti minuti da giocare e tutte le possibilità di portare a casa almeno un punto, utile magari più per il morale che per la classifica, ma utile. Montella, oltre a risolvere al più presto equivoci tattici dando alla sua squadra un'identità ben precisa, dovrà anche far ritrovare al gruppo milanista quella voglia di non arrendersi e quella volontà di non dar nulla per perso che aveva un anno fa e che oggi sembra clamorosamente smarrita.