19 settembre 2018
Aggiornato 05:30

Bonucci: «In Spagna per stupire»

Il difensore della nazionale e del Milan suona la carica in vista della sfida decisiva con la Spagna. «Ci sarà da lottare e da soffrire, ma noi siamo pronti a dare tutto per portarci a casa la vittoria, senza paura, con la voglia di stupire».
Leonardo Bonucci, alla vigilia del match che, con ogni probabilità, deciderà i destini della Nazionale italiana
Leonardo Bonucci, alla vigilia del match che, con ogni probabilità, deciderà i destini della Nazionale italiana (ANSA)

COVERCIANO - «In Spagna ci sarà da lottare e da soffrire, ma noi siamo pronti a dare tutto per portarci a casa la vittoria, senza paura, con la voglia di stupire. Non ci sentiamo battuti in partenza». Parola di Leonardo Bonucci, alla vigilia del match che, con ogni probabilità, deciderà i destini della Nazionale italiana. «Abbiamo solo due giornate di campionato nelle gambe - continua - ma ci sono gare in cui l'adrenalina e gli stimoli ti aiutano a sopperire una condizione fisica non al massimo: quella di sabato è una di queste. L'Italia ha dimostrato nel passato recente di giocarsela con la Spagna, e io sento addosso la stessa eccitazione di Ventura».

SERGIO RAMOS IL MIGLIORE - Bonucci dedica una menzione speciale a Sergio Ramos: «E'il migliore difensore al mondo. Lo apprezzo tantissimo, è un giocatore completo e credo che gli interventi ruvidi facciano parte del gioco di ogni difensore, poi bisogna sempre stare nei limiti. Certo, se vinci a Madrid e poi non vinci con Israele, la qualificazione te la metti in un posto, ma sono ottimista. Penso che la gara di sabato assomigli alla partita dell'Europeo 2016 (2-0 per l'Italia, ndr), o a Italia-Germania sempre della stessa manifestazione».

I TRE AMICI JUVENTINI - A Coverciano Bonucci ha ritrovato il suo gruppo, in particolare tre giocatori amici di Juventus e oggi solo di Nazionale. «Mi fa piacere ritrovare a Coverciano i miei compagni di vita e di campo. Buffon, Barzagli e Chiellini rimangono amici, le nostre strade si sono divise, ma resta il rapporto che si è creato in sette anni di spogliatoio. Da loro ho imparato molto, mi hanno fatto crescere. Non allenarsi insieme non è un problema a un mese di distanza dalla separazione, siamo un trio consolidato. D'altronde ci sarà da fare squadra per dare fastidio alla Spagna. Sarà un'avventura».
Parla molto del passato legato alla Juventus e del presente con il Milan, di un'estate particolare appena lasciata alle spalle. E l'ultimo commento è per la novità del campionato, l'ingresso del Var. «Siamo all'inizio di una nuova era, serve tempo per permettere a tutti di capire. Non è una questione che riguarda Juve o Milan e neppure il sottoscritto che è abituato a stare in mezzo alle polemiche, piuttosto si tratta di un cambiamento importante, ci dobbiamo abituare e anche dare modo di aiutare gli arbitri».

MILAN? QUESTIONE DI PALLE - Il trasferimento in rossonero sembra lo abbia rasserenato. «Ci voleva coraggio, ci volevano le palle per fare la scelta che ho fatto. Ora sono felice di essere nel gruppo rossonero che vuole diventare grande. La fascia di capitano è un grandissimo onore e una doppia responsabilità. Un momento preciso per la mia scelta c'è stato (la tribuna di Oporto, ndr). Sono fortunato di aver fatto parte di una Juve vincente e ora spero di far parte di un Milan anche vincente. Vorrei essere ricordato come un vincente, che è la cosa che conta di più nel calcio». Ne ha anche per i Social: «E' stato brutto vedere cattiverie gratuite su persone che non c'entrano (il figlio, ndr), Il problema dell'Italia è questo. Occorrerebbe fare un esame di coscienza, valutare bene e non esprimere cattiverie gratuite. Quello che mi ha dato più fastidio sono state le parole infame, traditore e mercenario, aggettivi pesanti per uno che ha dato sempre tutto».