19 novembre 2019
Aggiornato 13:00

Chi ha fatto la spia sul trucchetto Ferrari? L'ex direttore tecnico...

La rivelazione viene da un uomo importante della Red Bull: sarebbe stato «un ingegnere che viene dalla Rossa e che oggi lavora alla Mercedes» a spifferare alla Federazione il sistema che aiutava il Cavallino rampante in qualifica. L'identikit è quello di James Allison

L'ex direttore tecnico Ferrari, oggi alla Mercedes, James Allison
L'ex direttore tecnico Ferrari, oggi alla Mercedes, James Allison Ferrari

SPIELBERG – La ruotata di Sebastian Vettel a Lewis Hamilton è solo la punta dell'iceberg. Tra Ferrari e Mercedes, le due squadre in lotta per il Mondiale di Formula 1, è infatti in corso una vera e propria guerra sotterranea, portata avanti più dagli ingegneri e dagli avvocati che dagli stessi piloti. Gli effetti di questo scontro al vertice, però, si sono visti con chiarezza anche in pista: in particolare in qualifica, dove due settimane fa a Baku la Rossa è apparsa in evidente difficoltà, tanto da accusare un distacco dalle Frecce d'argento che ha superato il secondo.

Chiarimento interessato
Secondo molti osservatori del paddock, la ragione di questo improvviso affanno della SF70H sul giro secco andrebbe ricercata in un documento inviato a tutte le scuderie dalla Federazione internazionale dell'automobile solo pochi giorni prima, alla vigilia del Gran Premio dell'Azerbaigian. In questa lettera Marcin Budkowski, il capo del reparto tecnico federale (nonché ex aerodinamico ferrarista), ribadiva il divieto di bruciare olio insieme alla benzina all'interno dei motori. Perché la Fia si è sentita in dovere di ricordare questa regola, apparentemente ovvia? Perché nelle ultime verifiche effettuate quindici giorni prima in Canada aveva riscontrato alcune anomalie, che avrebbero riguardato proprio il Cavallino rampante. A sollevare i sospetti sarebbe stata la presenza a bordo delle due Ferrari di un secondo serbatoio dell'olio: che non sarebbe però utilizzato come lubrificante, bensì immesso nel motore insieme alla benzina, naturalmente con l'aggiunta di specifici additivi. Grazie a questo flusso di carburante extra, «la potenza del motore può aumentare fino al 20%», spiega un motorista di F1 che ha chiesto di rimanere anonimo.

Gola profonda
Insomma, proprio questo trucchetto, dichiarato irregolare, avrebbe consentito alla Scuderia di colmare il distacco dalla Mercedes in qualifica: distacco che, una volta smantellato questo dispositivo, è tornato in effetti a crescere. Ma l'aspetto più interessante di tutta questa vicenda è la provenienza della soffiata che avrebbe messo i commissari della Federazione sulla strada giusta, invitandoli ad esaminare con cura proprio il motore del team italiano. A presentare ufficialmente la richiesta di chiarimento, infatti, è stata proprio la diretta rivale, la casa di Stoccarda. E come ha fatto a scoprire la magagna? «C'è qualcuno che oggi lavora per il team d'argento, ma che viene dalla squadra rossa, e che sapeva dove cercare», ha sorriso un uomo, anch'egli anonimo, che viene dai vertici della Red Bull (non a caso, la prima squadra a sospettare l'uso di olio come carburante, già dal 2015). Facile ricostruire l'identikit: si tratta di James Allison, fino all'anno passato direttore tecnico della Ferrari, che dall'inizio di questa stagione ha traslocato armi e bagagli nello stesso ruolo alla Mercedes. È stato lui, che nei suoi anni in Italia ha preso conoscenza di tutti i segreti più nascosti della casa modenese, a spifferarli al suo nuovo datore di lavoro e poi alla stessa Federazione internazionale dell'automobile? Se così fosse, potremmo anche trovarci al cospetto di una nuova spy story...