8 dicembre 2019
Aggiornato 08:00

Sulla ruotata di Vettel interviene la Federazione: riaperta l'indagine

La Fia ha convocato per il prossimo lunedì 3 luglio (ironia della sorte, proprio il giorno del trentesimo compleanno di Seb) un'udienza per stabilire se la penalità inflitta dai commissari al pilota della Ferrari per la sua sportellata ad Hamilton durante il GP dell'Azerbaigian sia stata sufficiente

Sebastian Vettel
Sebastian Vettel Ferrari

ROMA – E ora Sebastian Vettel rischia davvero grosso. Non basta lo stop&go di dieci secondi che i commissari di gara gli hanno inflitto durante il Gran Premio dell'Azerbaigian, privandolo di una probabile vittoria. Non bastano i tre punti tolti dalla sua patente sportiva, che nel caso di un'ulteriore infrazione nella prossima corsa in Austria si trasformerebbero in una sospensione automatica per un GP. Con tre giorni di ritardo, infatti, la Federazione internazionale dell'automobile ha deciso che le penalità comminate al ferrarista domenica scorsa non sono sufficienti. E che la sua ormai famigerata ruotata a Lewis Hamilton merita un'ulteriore indagine, che si terrà lunedì prossimo, il 3 luglio.

La parola ai giurati
Si legge nel comunicato ufficiale diramato stasera: «La Fia esaminerà ulteriormente le cause dell'incidente per valutare se si renderanno necessarie ulteriori azioni. Una nota sul risultato di questo processo verrà resa disponibile prima del prossimo Gran Premio in Austria». Insomma, i vertici federali non hanno ancora deciso se imporre una sanzione più severa al campione tedesco, ma per ora soltanto di riaprire il caso. Nei giorni successivi alla gara di Baku, del resto, numerose critiche sono piovute da più parti addosso al comportamento di Vettel e alla gestione della vicenda da parte dei giudici. Che dapprima avrebbero valutato la possibilità di esporgli la bandiera nera (ovvero di squalificarlo) e poi hanno optato semplicemente per tenerlo fermo ai box per dieci secondi. Pur essendo questa una delle pene più dure previste dal regolamento, in molti tra gli addetti ai lavori non l'hanno ritenuta sufficiente. A partire dallo stesso Lewis Hamilton, che si era lamentato via radio con il direttore di gara Charlie Whiting a GP ancora in corso: «Dieci secondi di penalità non bastano per un episodio del genere, lo sai anche tu Charlie». Più tardi, dopo la bandiera a scacchi, il pilota della Mercedes aveva rincarato la dose sostenendo che fosse necessaria una punizione esemplare, per lanciare un segnale ai giovani piloti delle categorie inferiori.

Sebastian alla sbarra
Quanto a Vettel, lui non ha mai ammesso di avere volontariamente sportellato il suo avversario, ma solo di essersi affiancato per protestare contro la sua frenata troppo violenta dietro la safety car che aveva provocato un tamponamento, e quindi di aver colpito inavvertitamente la macchina del rivale perché stava gesticolando con le mani. La stessa direzione corsa, del resto, visionando le immagini televisive nell'immediatezza dell'accaduto non era riuscita a trovare la prova definitiva della volontarietà, e per questo non aveva voluto squalificare Seb. Potrebbe essere il tribunale internazionale della Fia, adesso, a rivalutare gli indizi a suo carico e a darne una diversa interpretazione. L'udienza, dunque, è fissata per il 3 luglio: ironia della sorte, proprio il giorno del trentesimo compleanno del quattro volte iridato.