6 dicembre 2019
Aggiornato 01:00

Corgnati: Giusto assolvere Vettel, ma ora pensiamo alla pista

Alcuni sostengono che se la sia cavata troppo a buon mercato, solo pronunciando qualche parola di scusa. Altri ricordano che la sua penalità l'ha già pagata, e se è arrivato davanti a Hamilton è stato per i problemi tecnici dell'inglese. Troppa confusione: è tempo di guardare avanti

ROMA – Il commento del direttore del Diario Motori, Fabrizio Corgnati, sulla conclusione del caso Sebastian Vettel: «L'esito dell'inchiesta di ieri a Parigi, dell'incontro tra il presidente della Fia Jean Todt e il pilota alla sbarra Sebastian Vettel, ha sollevato quasi tante polemiche quante la sua stessa ruotata di Baku – spiega – C'era da aspettarselo, qualunque sarebbe stato l'esito. Da una parte ci sono quelli che ritengono che Vettel se la sia cavata un po' troppo a buon mercato: gli è bastato sostenere, o fingere di sostenere, di essere pentito, peraltro con un voltafaccia evidente rispetto alle parole pronunciate a caldo, per evitare ulteriori penalità. Altri, invece, pensano che sia stato giusto, perché la sua punizione l'aveva già ricevuta: uno stop&go di dieci secondi, che è una delle pene più dure previste dall'attuale regolamento, che gli è costata la vittoria. E se il suo rivale Lewis Hamilton non ha vinto è stato solamente per un'altra questione che non c'entra nulla, perché il suo poggiatesta si è sganciato e lui è dovuto rientrare ai box per rimontarlo: ma di questo non hanno colpa né Vettel né la Ferrari. Sono abbastanza convinto che, se la gara l'avesse vinta Hamilton, non ci sarebbero state tutte queste proteste. D'altra parte è anche vero quello che sostengono i più critici: che i commissari abbiano scelto una linea più morbida per non impattare sul Mondiale, se non si fosse trattato di Vettel ma di un altro pilota, sarebbe stato forse squalificato già a Baku».

Quanta confusione
In generale, insomma, la Federazione internazionale dell'automobile può gestire le cose meglio di come ha dimostrato in questa occasione: «Dal mio punto di vista è stato giusto non far decidere un Mondiale di Formula 1 nelle aule dei tribunali sportivi, ma consentire che Vettel e Hamilton se lo giochino in pista. Semmai, sarebbe il caso che la Federazione rivedesse la gestione delle gare: quanto accaduto in Azerbaigian, non solo con il caso Vettel, è stato piuttosto confuso. La direzione gara non ha dato l'impressione di decidere in modo chiaro, trasparente e omogeneo e non è pensabile che questioni come queste vengano trascinate ancora per settimane. E pensate se la vicenda fosse passata al tribunale internazionale: avremmo avuto ancora mesi di appelli e controappelli. Noi vogliamo che le gare vengano decise in pista e chiuse con la bandiera a scacchi, e pazienza se si vede qualche fiammata caratteriale o qualche episodio un po' sopra le righe, sempre senza mettere a rischio l'incolumità di nessuno. E ora, appunto, si torna in pista, e quindi guardiamo già avanti e pensiamo al Gran Premio d'Austria».