28 settembre 2020
Aggiornato 14:00
Successo tutto italiano nel Gran Premio d'Italia

È il giorno di Andrea Dovizioso: «Vincere al Mugello con la Ducati è un sogno»

Desmodovi a ruota libera dopo il colpaccio in casa: «Non ci credevo, ma la pista era adatta a noi. Temevo che Maverick Vinales mi avrebbe raggiunto all'ultimo giro, ma quando ho rimesso in piedi la moto sul rettilineo ho capito che ce l'avevo fatta. E sono secondo in campionato!»

SCARPERIAAndrea Dovizioso, siamo abituati a sentirti parlare di dati e analisi. Per una volta, però, raccontaci quello che hai provato nel vincere il tuo Gran Premio di casa al Mugello.
È stata una giornata molto strana. E la cosa più strana è stata proprio la vittoria. Stanotte mi sono svegliato alle 4, ammalato: infatti non ho potuto girare nel warm up. Per fortuna non mi serviva provare, perché avevo già il ritmo in testa. E in gara sono riuscito ad andar forte con fluidità, senza fare fatica né consumare troppo le gomme.

Nei primi giri hai atteso, lasciando scatenare Maverick Vinales...
Così ho capito i miei e i suoi punti di forza. A dieci giri dalla fine, però, ho pensato: «Ehi, sarebbe meglio essere primo». Così ho mandato all'aria tutte le strategie e l'ho superato. È a quel punto che ho capito che nessuno aveva il margine per essere più veloce di me.

Sempre a quel punto hai capito che potevi vincere?
Macché. All'ultimo giro ero disperato: avevo solo otto decimi di vantaggio su Maverick e quindi avrebbe potuto raggiungermi. Ma io non potevo forzare ulteriormente con l'anteriore. Quindi o rischiavo tantissimo e facevo il co...one, con il pericolo di stendermi all'ultimo giro, oppure spingevo ma tenendomi un po' di margine. Ed è proprio quello che ho fatto. Ho staccato un buon tempo, a un decimo dal mio migliore, ma fino all'ultima staccata non capivo se mi si sarebbe buttato dentro, in quel caso sarei stato rovinato. Ma quando sono riuscito a rimettere dritta la moto per il rettilineo ho capito che ce l'avevo fatta.

Successo italiano, in Italia, su una moto italiana.
Qui ero già arrivato secondo ai tempi della Honda e quella volta piansi. Ma il primo posto è il sogno di tutti. Vincere in MotoGP è diventato difficilissimo, poi riuscirci al Mugello con la Ducati... E in modo così inaspettato...

Davvero non te lo aspettavi?
No. Nei test qui ero andato bene, ma come negli ultimi tre anni. Pensavo di poter essere più veloce del solito e che poi tutto poteva succedere, ma alla vittoria sicuramente non ci credevo. Nelle prove libere di venerdì ero già veloce, ma solo ieri pomeriggio mi sono reso conto che avremmo potuto giocarcela.

Cosa c'era di diverso in questo fine settimana?
Niente sulla moto, solo che la pista era più adatta a noi. Ma dobbiamo ancora migliorare la base, perché non è possibile che in alcune gare vinciamo e in altre prendiamo venti secondi.

Eppure in classifica generale sei secondo.
Questo è ancora più bello. Ma non sono troppo sorpreso: io sono un pilota da campionato, resto sempre lì, quasi ogni volta porto a casa il miglior risultato possibile per la moto. Vorrei pensare che possiamo lottare per il titolo, ma non so se è la realtà. Chiaramente una prestazione del genere ti carica, ma non posso pensare al campionato. Non sono quel tipo di persona. Molti mi chiamano pessimista, ma io sono solo realista...