26 giugno 2022
Aggiornato 15:30
Ci pensa il tedesco a riportare l'unità nella Rossa

Ferrari, ordini di scuderia contro Kimi Raikkonen? Per Hamilton sì, per Vettel no

Iceman si è sentito sfavorito rispetto al compagno di squadra dalla scelta strategica del pit stop. E subito il rivale della Mercedes ha malignato: «L'hanno fatto apposta, noi di queste cose non abbiamo bisogno». Peccato che in Bahrein a Bottas sia stato chiesto di bloccare Sebastian...

MONTECARLO – Nella domenica perfetta della Ferrari, quella del ritorno alla doppietta dopo sette anni e alla vittoria a Montecarlo dopo sedici, solo un'immagine ha appannato la gioia assoluta della Scuderia: il volto imbufalito di Kimi Raikkonen salito sul secondo gradino del podio. Un risultato che Iceman ha vissuto come un'immeritata punizione: pur avendo conquistato la pole position al sabato e avendola difesa con efficacia alla partenza, il finlandese si è visto superare dal suo compagno di squadra in occasione del pit stop, che Sebastian Vettel ha ritardato scientificamente di un paio di giri. Un ordine di scuderia mascherato da scelta strategica? Kimi, il diretto interessato, ha preferito non esprimersi, anche se il suo volto nero la diceva lunga sul suo stato d'animo.

Hamilton attacca
Dall'altro lato della barricata, Lewis Hamilton non ha invece dubbi: la Rossa l'ha fatto apposta. «Per me è chiaro: la Ferrari ha scelto il suo pilota numero uno – ha malignato il campione anglo-caraibico – Perciò daranno il massimo per assicurarsi che Sebastian colga più punti possibili in ogni weekend. Solo con la strategia, è molto difficile che la macchina che è davanti venga superata dalla seconda. A meno che non sia il team a decidere di favorirla, mi sembra chiarissimo». Una tattica che, stando alle parole di Hamilton, la sua Mercedes non metterebbe mai in atto: «Non ho parlato con il team, e in realtà non intendo farlo. Valtteri sta facendo un ottimo lavoro, al momento non sento che ci sia la necessità di favorire un pilota rispetto all'altro. Più di ogni altra cosa è importante lavorare di squadra, come abbiamo fatto. Chissà, potrebbe andare a finire al contrario: magari sarò io a dare una mano a Valtteri. Non ne ho proprio idea. Dobbiamo solo assicurarci di stare davanti alla Ferrari per non doverci ritrovare nello stesso scenario che hanno vissuto loro oggi». Sarà. Eppure era stato proprio lo stesso Bottas, in Bahrein, ad ammettere che l'unica missione che gli aveva chiesto il team quel giorno era stata quella di bloccare il rivale Vettel per impedirgli di avvicinarsi ad Hamilton.

Vettel risponde
Dalle parole del tre volte iridato traspare semmai il tentativo di incrinare l'intesa vincente nella squadra avversaria. Un tentativo che Sebastian Vettel respinge al mittente, smentendo l'esistenza di qualsiasi piano predefinito per farlo vincere: «Non proprio, non c'erano in programma ordini di scuderia – ha ribadito il ferrarista tedesco – Quando abbiamo preparato la gara, prima della partenza, la situazione era chiara: chi è davanti normalmente ha la priorità. E se io avessi potuto scegliere, normalmente avrei deciso di fermarmi ai box per primo. Questo è stato uno di quei rari casi in cui ritardare il pit stop è stato positivo. La regola è sempre la stessa: se ti qualifichi davanti hai la priorità anche alla prima sosta. Oggi questo ha giocato a mio favore e me la prendo». Nessun favoritismo, dunque: piuttosto la sua abilità nello spingere a ritmo di qualifica durante i cinque giri in cui si è ritrovato con pista libera, unita ad un pizzico di fortuna. Ma Vettel stringe anche in un metaforico abbraccio il suo vicino di box sconfitto: «Non c'è motivo di mentire, sono molto contento – prosegue – Ma posso comprendere che lui sia un po' più infastidito. Per me la strategia era quella di restare davanti a Valtteri e vicino a Kimi: sono rimasto sorpreso di stare davanti. Oggi restare in pista più a lungo ha funzionato bene, ma se lo avessimo studiato prima della gara sarebbe stato impossibile da prevedere. Siamo tutti in pista per correre e Kimi oggi ha guidato bene nella prima parte di gara. Ma poi quando ricevi il messaggio di rientrare, fai il tuo pit stop e poi spingi. Quando mi hanno comunicato i tempi sul giro di Bottas, ho capito che dovevo allungare e mi sono sorpreso di riuscire a tirare fuori tutta quella velocità dalla macchina». Nonostante i malumori, insomma, la Ferrari resta una grande famiglia. Unita e soprattutto vincente.