18 ottobre 2019
Aggiornato 05:30

Addio Nicky Hayden, il campione dal sorriso contagioso e dal cuore buono

A 35 anni di età si è spento l'iridato 2006 di MotoGP, un grande fuoriclasse delle due ruote ma soprattutto una persona affettuosa e cortese, un pilota garbato e premuroso, in pista così come nella vita, un ragazzo di buon cuore, amato da tutti all’interno del paddock

ROMA – Si è spento oggi, a soli 35 anni di età, Nicky Hayden. Il tanto amato Kentucky Kid, con la sua personalità estroversa e il suo carattere forte, è stato strappato alla vita, che non gli ha permesso di vincere la sua ultima, ma più importante battaglia. Il fuoriclasse, che nel 2006 aveva vinto il campionato del mondo, era una persona affettuosa e cortese, un pilota garbato e premuroso, in pista così come nella vita, un ragazzo di buon cuore, amato da tutti all’interno del paddock MotoGP e Superbike per il suo buonumore contagioso, costantemente pronto a donare un sorriso al prossimo, disponibile e sempre riconoscente e grato per il supporto dei suoi numerosissimi fans. L’intero mondo del Motomondiale piange la scomparsa di un grande pilota e di un ammirevole uomo. In MotoGP, Nicky Hayden è diventato un personaggio familiare grazie alle sue ben quindici stagioni disputate tra i grandi delle due ruote. In questi anni non solo ha ottenuto un titolo mondiale, nel 2006, ma si è distinto come uno dei personaggi più amati del paddock e dai tifosi, per il suo sorriso sempre pronto e la grande passione per il suo sport. Nicky è cresciuto in una casa di campagna nei dintorni di Owensboro, Kentucky, dove il padre ha cominciato a tracciare piste di dirt track per l’allenamento dei figli fin da quando li ha visti muovere i primi passi. La sua famiglia era infatti già profondamente appassionata e coinvolta nell’ambiente del motociclismo agonistico, ben prima che il futuro pilota di MotoGP nascesse.

Una famiglia da corsa
Sia il padre, Thomas Earl, che la madre, Rose Marie Kamuff, avevano gareggiato nel dirt track, dove Earl aveva ottenuto risultati discreti in competizioni di medio livello e Rose, per ben cinque stagioni, aveva dominato le gare femminili della cosiddetta classe Powder Puff. I cinque figli, nell’ordine Tommy, Jennifer, Nicky, Roger e Kathleen, hanno imparato a guidare la moto quasi prima di camminare e se le sorelle alla fine hanno scelto altre strade, i tre ragazzi hanno continuato la carriera e sono diventati tutti piloti professionisti di successo. Tommy e Roger hanno entrambi vinto dei campionati nell’Ama Pro Road Racing. Nicky inizia dunque la sua carriera sportiva nel dirt track debuttando, a quattro anni, sull’ovale della Paducah International Raceway. Da quel momento corre regolarmente nella categoria passando quasi ogni fine settimana in viaggio con la famiglia sulle piste di tutto il Midwest degli Stati Uniti. Anche se a poco a poco la sua passione si sposta verso l’asfalto, sia Nicky sia i fratelli hanno sempre mantenuto un forte legame con il mondo del dirt track, dove hanno anche ottenuto risultati di rilievo. Tra tutti lo storico successo nel Tt di Springfield nel 2002 dove, dopo essersi qualificati in prima fila, hanno conquistato tutti e tre i gradini del podio: Nicky, Tommy e Roger Lee nell’ordine, una cosa mai successa prima in una grande classica del dirt track Ama professionistico. Nicky a quel tempo era già anche uno dei maggiori talenti dell’Ama Superbike e stava addirittura lottando per il titolo, che avrebbe vinto di lì a pochi mesi.

Primi passi in pista
Nicky diventa pilota professionista a sedici anni, gareggiando con una Kawasaki presa in prestito e l’anno successivo, nel 1998, disputa la sua prima stagione completa classificandosi quarto assoluto sia nel campionato Ama 750 Supersport sia nella 600 Supersport con la HyperCycle Suzuki. Nel 1999, a diciotto anni, diventa il più giovane campione Ama 600 Supersport della storia, giocandosi il titolo con il fratello Tommy. Nello stesso anno gareggia in 12 delle 18 gare Grand national di dirt track, conquistando il titolo di rookie of the year della serie. Nel 2000, con la Honda, passa alla categoria Ama Superbike chiudendo la stagione secondo assoluto, a soli cinque punti da Mat Mladin. Nel 2001 arriva terzo mentre nel 2002, oltre a vincere la prestigiosa Daytona 200, a 21 anni e due settimane diventa il più giovane campione Ama Superbike della storia. Il 2003 segna una svolta fondamentale nella carriera di Hayden. Conteso da Honda e Yamaha per la MotoGP, il giovane americano sceglie di rimanere con la casa dell’ala dorata entrando a fare parte del team ufficiale a fianco del campione del mondo Valentino Rossi.

L'approdo nel Mondiale
Catapultato in un ambiente completamente nuovo e molto diverso da tutto ciò a cui era abituato, sa farsi apprezzare fin da subito per il carattere disponibile, sempre pronto al sorriso, e lo stile aggressivo e spettacolare in pista. Nel suo anno d’esordio ottiene due podi, nel GP d’Australia e in quello del Pacifico a Motegi, chiudendo la stagione al quinto posto come rookie of the year. Il 2004 si rivela un anno più difficile del precedente, con molti risultati altalenanti e complicato ulteriormente da una frattura alla clavicola rimediata in un allenamento di Supermotard. Chiude il campionato in ottava posizione nonostante i due podi di Rio e del Sachsenring. La stagione 2005 è invece molto positiva per il giovane americano, e il ritiro nella prima gara è poi seguito da una serie di risultati in crescendo e culminati con la prima vittoria in MotoGP nel Gran Premio di casa, a Laguna Seca. Altri cinque podi, in Germania, Qatar, Australia, Turchia e Valencia, gli permettono di chiudere il campionato al terzo posto.

Con la Honda quando vinse il campionato del mondo 2006
Con la Honda quando vinse il campionato del mondo 2006 (MotoGP)

Il titolo iridato
Il 2006 è l’anno della sua consacrazione definitiva in MotoGP. Hayden inizia benissimo la stagione con sette podi nelle prime otto gare, compresa la vittoria nel GP d’Olanda, che lo porta quasi subito al comando della classifica iridata. Una leadership consolidata da un secondo successo, a Laguna Seca, grazie al quale chiude la prima parte della stagione con un vantaggio di 34 punti sul compagno di squadra, Daniel Pedrosa, e 51 su Valentino Rossi. Tuttavia, alla ripresa del campionato dopo la pausa estiva, per l’americano inizia un periodo sfortunato che lo vede perdere progressivamente terreno sugli inseguitori fino alla caduta, in seguito ad una collisione con il compagno di squadra, nel GP dell’Estoril. Lo sfortunato episodio fa sì che Valentino Rossi arrivi all’ultimo appuntamento stagionale con otto punti di vantaggio: cosa che comunque non impedisce ad Hayden di presentarsi a Valencia carico e pronto a giocarsi tutte le sue carte. Il 29 ottobre 2006, conquistando il terzo gradino del podio e complice la caduta del pilota italiano nelle fasi iniziali della gara, l’americano si laurea campione del mondo della MotoGP.

Anni difficili
Il 2007 segna il passaggio dalle 990cc alle 800cc e Hayden non si trova immediatamente a suo agio con la nuova moto. Nonostante l’enorme impegno profuso per sviluppare la RC212V, non riesce a entrare nel vivo della lotta per il Mondiale per difendere il titolo. Il grande lavoro portato avanti durante tutto l’anno gli consente però di salire sul podio in Germania, Olanda e Repubblica Ceca. Il campionato si conclude con Hayden in ottava posizione. Il 2008 di Nicky è altrettanto altalenante, soprattutto a inizio stagione quando, nonostante vari risultati nei top cinque, non riesce a salire sul podio. Un infortunio al piede rimediato in una gara di Supermoto durante gli X-Games di Los Angeles, in agosto, complica le cose e lo costringe a saltare il GP della Repubblica Ceca e quello di San Marino. Capace come sempre di dare il massimo nei momenti più difficili, il pilota americano torna alla grande proprio nel secondo GP di casa a Indianapolis dove, in condizioni climatiche proibitive e ancora lontano dal top della forma, arriva secondo alle spalle di Valentino Rossi. Un altro podio a Phillip Island e una serie di risultati positivi fino a fine stagione, gli permettono di risalire in classifica e chiudere al sesto posto.

Nel 2012 ai tempi della Ducati
Nel 2012 ai tempi della Ducati (Ducati)

Vestito di rosso
Nel 2009 Hayden passa alla Ducati, al fianco di Casey Stoner, a sua volta ex pilota di dirt track e già campione del mondo MotoGP. L’americano, migliorando progressivamente la sua esperienza sulla nuova moto e con il nuovo team, arriva al podio nella gara di casa di Indianapolis, e conclude in maniera positiva una stagione iniziata con qualche difficoltà. Il suo secondo anno con Ducati è sicuramente più positivo. Hayden inizia la stagione 2010 con quattro quarti posti nelle prime cinque gare, a un soffio dal podio in più occasioni. Podio ottenuto in Spagna dove, con il terzo posto, firma la bella doppietta della Ducati insieme a Casey Stoner, nell’occasione vincitore del primo GP di Aragon. Settimo in classifica generale al termine del campionato, Hayden rinnova per due anni il suo accordo con Ducati. Nel 2011 Nicky è raggiunto in Ducati dal compagno di squadra degli esordi, Valentino Rossi. I due vivono una stagione impegnativa in sella alla GP11 mantenendo comunque intatta la determinazione e l’impegno per migliorare la moto insieme alla loro squadra e agli ingegneri della Ducati. Un podio, nel GP di Spagna a Jerez, è il suo miglior risultato nel campionato, che chiude a Valencia in ottava posizione. Nel 2012 la MotoGP torna alla cilindrata 1000cc e i piloti Ducati hanno a disposizione una Desmosedici GP12 completamente ridisegnata. Un paio di brutti incidenti condizionano la stagione di Hayden che, anche se si dimostra competitivo in alcune gare, per la prima volta da quando fa parte della MotoGP non ottiene nessun podio nel corso dell'anno. Hayden inizia la stagione 2013 ancora in sella alla Desmosedici, con un nuovo compagno di squadra, l’italiano Andrea Dovizioso, cercando invano di riportare la squadra di Borgo Panigale nelle parti alte della classifica. Senza particolari acuti anche le sue ultime due stagioni nella classe regina, tutte trascorse con la Honda satellite del team Aspar, prima di prendere la decisione di lasciare il Motomondiale, dove ha disputato in tutto 218 gare vincendone tre, salendo per 28 volte sul podio e cogliendo cinque pole position e sette giri più veloci, per passare alla Superbike, dove è diventato pilota ufficiale sempre della casa di Tokyo a partire dal 2016.