15 ottobre 2019
Aggiornato 21:00

«L'incidente di Hayden era evitabile»: ora l'automobilista rischia

Arriva la perizia degli esperti che ricostruisce lo schianto dello scorso 22 maggio a Misano Adriatico, costato la vita all'ex campione del mondo di MotoGP. Il pilota statunitense avrebbe bruciato lo stop, ma una parte della colpa è anche del guidatore della Peugeot che superò il limite di velocità

Il luogo dell'incidente mortale di Nicky Hayden a Misano Adriatico
Il luogo dell'incidente mortale di Nicky Hayden a Misano Adriatico ANSA

MISANO ADRIATICO – Ci sarebbe un concorso di colpa alla base dell'incidente che, il 22 maggio scorso a Misano Adriatico, costò la vita a Nicky Hayden. Per un 70% la responsabilità sarebbe proprio dell'indimenticato ex campione del mondo di MotoGP, che non si è fermato allo stop di via Ca' Fabbri, lanciando la sua bicicletta da corsa a circa 20 chilometri all'ora. Ma per il restante 30% la colpa sarebbe invece della Peugeot che procedeva lungo via Tavoleto verso il mare, che stava guidando a una velocità di 72,8 km/h, ovvero ben oltre il limite dei 50 che è fissato in quel tratto di strada. Questa la prima verità, ancora provvisoria, sulla dinamica dello schianto, che emerge dalla perizia firmata da tre esperti (per la famiglia Hayden l'ingegner Francesco Del Cesca, per la Procura di Rimini il perito industriale Orlando Omicini, ex agente della polizia stradale, per la difesa l'ingegner Alfonso Micucci, docente all'Università di Bologna). Ma c'è un'altra, inquietante conclusione della ricostruzione che si legge nelle stesse carte, che non può non mettere i brividi: se l'automobile avesse rispettato il limite di velocità, infatti, «sia reagendo e frenando, sia continuando a velocità costante, l'incidente sarebbe stato interamente evitato».

Gli atti
È per questo motivo che il 36enne di Morciano di Romagna, guidatore dell'auto rischia di vedersi recapitare una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio stradale. Per ora, ad una settimana dal deposito dei documenti dei periti, è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini. Ora i legali dell'indagato hanno venti giorni di tempo per presentare nuove investigazioni difensive, al termine dei quali sarà il pubblico ministero Paolo Gengarelli a decidere come procedere.