26 giugno 2019
Aggiornato 08:00
Lunga intervista dopo il ritiro dalle corse

Nico Rosberg spinge Sebastian Vettel verso la Mercedes: «Soluzione sensata»

Il prepensionato campione del mondo ha le idee chiare su chi dovrebbe sostituirlo dopo la stagione di transizione con Valtteri Bottas: «Il suo contratto con la Ferrari finisce quest'anno, ne parleranno certamente»

Sebastian Vettel e Nico Rosberg
Sebastian Vettel e Nico Rosberg ( Red Bull )

ROMA – Non è solo un'indiscrezione incontrollata o una suggestione giornalistica. Quella di portare Sebastian Vettel alla Mercedes è una strada che la casa di Stoccarda sta realmente pensando di percorrere. Anzi, di più, sarebbe addirittura «una soluzione sensata»: e a sostenerlo non è uno qualunque, ma il prepensionato iridato in carica Nico Rosberg, oggi rimasto alle Frecce d'argento come semplice ambasciatore. «Be', il contratto con la Ferrari finisce quest'anno, per la Mercedes sarebbe una soluzione sensata: ne parleranno certamente», ha dichiarato in una lunga intervista concessa a Repubblica. Già nei giorni scorsi, l'ex pilota tedesco aveva espresso il suo sogno di vedere già da quest'anno un campione del calibro di Fernando Alonso al volante di quella che è stata la sua monoposto: «Da appassionato di Formula 1 non avrei potuto sperare in niente di meglio, Alonso contro Hamilton dieci anni dopo, sarebbe stato uno spettacolo unico. Ma capisco che la 'soluzione Bottas' ha più senso per la Mercedes». Peccato che il team tedesco abbia ingaggiato Valtteri Bottas solo per un anno, proprio in vista di un arrivo di più alto profilo per il 2018.

Sempre più convinto del ritiro
Nico ha parlato anche dell'evoluzione del suo rapporto con Lewis Hamilton, rimasto ora leader indiscusso della Mercedes: «Da bambini eravamo migliori amici. Una storia da film. Me la ricordo ancora quella sera in Grecia. Eravamo in vacanza insieme. Dopo cena guardando il mare mi fa: 'Ma ci pensi quanto sarebbe bello se un giorno ci ritroviamo io e te alla McLaren (al tempo la scuderia più forte, ndr) a combattere per il titolo?'. Ci pensavo eccome. Era il mio sogno. Pensavo che sarebbe stata la cosa più bella del mondo. Poi è successa davvero e ora posso dire che forse lo è stata, anche se l'amicizia ne ha risentito. È sempre strano un sogno che si realizza: non è mai come te lo immaginavi». Ma il passaggio dell'intervista che ha fatto più discutere è stato quello in cui il figlio d'arte ha paragonato la vita della Formula 1 a quella dei criceti: «Il sacrificio che si deve fare per vincere un Mondiale è mostruoso, in termini fisici, personali e relazionali – ha proseguito – Per carità, fa parte del gioco. Un gioco bellissimo, che ho scelto io stesso e che io per primo volevo fare. Ma ora che ho vinto - o, meglio, ora che sono arrivato dove volevo - posso dire: grazie a tutti, basta così. Era un'occasione d'oro per chiudere qui il mio libro della F1, c'era anche il lieto fine. Adesso mi godo tutte le altre cose belle che ci sono là fuori. La vita non può essere solo girare in cerchio dalla mattina alla sera, tutto l'anno, su una macchina. Sono un uomo, non un criceto! Diciamo dei bei criceti, ricchi e che fanno una vita fantastica, ma sempre criceti, senza offesa. La Formula 1 è stata la mia vita fino ad oggi. E vorrei continuare ad avere un ruolo in questo sport. Però ripeto: là fuori c'è tutta una vita da vivere; e se uno fa il pilota è costretto a essere concentrato sempre e solo sulla propria attività, in macchina e fuori».