19 maggio 2019
Aggiornato 17:00

Il Milan a Bologna contro la carica degli ex

Di fronte a tre ex col dente avvelenato, due in campo e uno in panchina, il Milan si gioca l’ultima chance per restare aggrappato al treno europeo.

MILANO - Costretto a giocare una delle partite più importanti della stagione, probabilmente decisiva per rimanere aggrappato al treno europeo, contro una squadra ferita dalla pesantissima scoppola subita qualche giorno fa dal Napoli (1-7), per giunta zeppa di ex con il dente avvelenato: ecco cosa attende il Milan di Montella questa sera al Dallara.

Due in campo più uno - decisamente più importante - in panchina. Parliamo di Mattia Destro, Simone Verdi e Roberto Donadoni, questa la batteria degli ex milanisti che stasera difenderanno i colori del Bologna, nel match valido come recupero della diciottesima giornata di andata.

I sei mesi di Destro

L’attaccante marchigiano ha vissuto un periodo molto breve al Milan, appena sei mesi nella prima metà del 2015, in piena recessione rossonera. In quel frangente Mattia Destro giocò 15 partite segnando 3 gol in campionato. Bottino decisamente poco gratificante, tanto che Galliani a fine stagione rinunciò a versare i 16 milioni pattuiti con la Roma per il suo riscatto e l’attaccante alla fine si trasferì al Bologna

Verdi cresciuto al Milan

Diverso il percorso del classe 1992 Simone Verdi, arrivato al Milan nel lontano 2003 e cresciuto nelle giovanili rossonere fino alle soglie della prima squadra. Il fantasista di Broni non esordì mai in serie A con la maglia rossonera, che invece indossò appena due volte in Coppa Italia prima di essere ceduto in rapida successione a Torino, Juve Stabia, Empoli, Eibar in Spagna, Carpi e ora Bologna.

Donadoni per sempre rossonero

Dulcis in fundo Roberto Donadoni, anima vincente di una delle più belle squadre della storia del calcio, il Milan di Arrigo Sacchi che a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 firmò alcune delle imprese più gloriose dell’ultracentenaria epopea rossonera. 263 partite e 18 gol fatti tra il 1986 e il 1996, più una breve parentesi a fine carriera tra il ’97 e il ’99, fanno di Donadoni uno dei personaggi più amati dal popolo milanista, tanto che in molti avrebbero voluto già vederlo sulla panchina del Milan.

Questa sera invece sarà dall’altra parte della barricata e Vincenzo Montella dovrà stare molto attento a difendersi dalla voglia di riscatto di un vincente come Donadoni, letteralmente inferocito dopo l’1-7 subito appena qualche giorno fa dal Napoli.

Una ragione in più per non sottovalutare una squadra sicuramente non in un momento brillante, ma proprio per questo decisamente pericolosa.