26 giugno 2019
Aggiornato 01:30
L'era di Seb a Maranello arriverà al capolinea già nel 2017?

Rapporti tesissimi tra Vettel e la Ferrari, Arrivabene prova ad evitare la rottura

L'evidente nervosismo del tedesco e della squadra, uno stipendio milionario sempre più difficile da giustificare e i risultati che non arrivano. Tutti elementi che stanno facendo esplodere la relazione tra la Rossa e il suo primo pilota

Sebastian Vettel passeggia nel paddock di San Paolo
Sebastian Vettel passeggia nel paddock di San Paolo ( Ferrari )

SAN PAOLO – Il nervosismo che ha sfondato ogni livello di guardia, come testimoniano i recenti «vaffa...» urlati via radio in mondovisione. Le esplicite bacchettate dei piani alti: dal «Tutti dobbiamo guadagnarci lo stipendio, compreso Sebastian» del team principal Maurizio Arrivabene al «Ho buttato troppi soldi, bisogna usarli meglio» del presidente Sergio Marchionne, che non si può immaginare non si riferisse anche a quei cinquanta milioni di dollari all'anno che rendono Vettel il pilota più pagato della Formula 1. E le sue ambizioni di quattro volte campione del mondo che si scontrano contro una realtà ogni giorno più modesta, anche in vista del prossimo anno: «Per il 2017 non mi sbilancio, l'ho già presa sul naso una volta», ha già messo in chiaro lo stesso Marchionne. Tre indizi che, come sosteneva la maestra del giallo Agatha Christie, fanno una prova: la prova che i rapporti tra la Ferrari e il suo primo pilota Sebastian Vettel siano al minimo storico. A tal punto da far ipotizzare ad alcuni osservatori che il contratto in scadenza a fine 2017 potrebbe non essere rinnovato. E che l'era Vettel alla Rossa potrebbe concludersi dopo sole tre, deludenti stagioni.

Maurizio Arrivabene in conferenza stampa
Maurizio Arrivabene in conferenza stampa (Ferrari)

Tirata d'orecchie
Prospettive non impossibili, certo, ma future. Di mezzo ci sarà almeno un'altra annata in cui il campione tedesco e la Scuderia dovranno ritrovare un modo per convivere, calmando quei nervi che nelle ultime apparizioni sono sembrati davvero troppo tesi. «Non ho alcun problema con Sebastian – ha dichiarato ieri in conferenza stampa Arrivabene – Come ho detto molte volte, lui è piuttosto emotivo. A volte sembra più latino che tedesco. È emotivo, è appassionato, specialmente quando guida ed è impegnato in una battaglia. Non è questione di frustrazione: a volte può essere scontento, come lo siamo noi perché le nostre aspettative sono diverse. Ma non è un ragazzo che si arrende, anzi, spinge come un pazzo. A volte quando l'adrenalina sale alle stelle forse gli scappa qualche parola di più del previsto. Ma il mio ruolo, come ho fatto in Messico, è anche quello di chiamarlo e di invitarlo a concentrarsi sul suo lavoro». Se da un lato, insomma, il numero uno sportivo del Cavallino rampante, insomma, getta acqua sul fuoco delle polemiche, dall'altro ammette di aver dovuto richiamare il suo pilota per raffreddarne i bollenti spiriti: «Sebastian si è scusato per lettera con Charlie e a Fia gli ha risposto in un modo che abbiamo davvero apprezzato. Parlo tutti i giorni con lui, non solo dopo la gara messicana. Qualcuno forse può pensare che ci sia della tensione tra di noi, ma in realtà siamo onesti l'uno con l'altro. La nostra è una relazione aperta e diretta e, come tutti gli esseri umani, a volte siamo d'accordo e altre no. Ma il nostro rapporto è fantastico, basato su uno scambio onesto e quotidiano. Lo rispetto come pilota e come quattro volte campione del mondo. Sta mettendo tutto se stesso nel lavoro che sta facendo. Nei mesi scorsi forse a volte ho parlato fin troppo, ma non per criticarlo: per chiarire la situazione una volta per tutte. Lui cerca di dare sempre il massimo in quello che fa e a volte, come è accaduto in Messico, bisogna dirgli: 'Ehi, Seb, calmati, tieni la testa bassa, guarda davanti a te e spingi'. E non c'è nulla di male in questo. Se chiedete a lui, vi dirà la stessa cosa».

Non basta la passione
Tutta colpa di Sebastian? Sarebbe ingiusto ritenerlo. L'esplosione della crisi Ferrari chiama in causa anche i vertici della squadra, come ha recentemente affermato lo stesso patron della Formula 1 Bernie Ecclestone. A partire proprio dal criticatissimo Arrivabene, anch'egli dato per partente ormai da mesi: «Conosciamo tutti Bernie: il giorno dopo ha detto il contrario ed è perfino venuto da me a chiarire senza che io gliel'avessi chiesto – ha risposto il manager bresciano – Se non sbaglio ha detto che ho bisogno di qualcuno al mio fianco per aiutarmi. Non ne ho bisogno. Io faccio parte della Gestione sportiva Ferrari e ho centinaia di persone che lavorano con me. Abbiamo un nuovo gruppo tecnico diretto da Mattia Binotto, fatto di persone entusiaste che lavorano molto bene. La nostra è una squadra, fatta di passione e di emozione, e io sono sempre stato appassionato della Ferrari, per tutta la mia vita, anche prima di fare questo lavoro. Quando sono in fabbrica, attraverso la strada per raggiungere il reparto Gran Turismo e lì guardo le nuove Gt che escono dalle linee di produzione, per me è una grande emozione. E non credo che questo sia un handicap: è un sogno».