23 febbraio 2019
Aggiornato 18:30

La Ferrari rivuole il podio. E fa ricorso contro la penalità a Vettel

A due settimane dalla sanzione che è costata il terzo posto al ferrarista tedesco nel Gran Premio del Messico, la Scuderia riapre il caso, protestando ufficialmente con la Federazione contro l'interpretazione del regolamento

Charlie Whiting in conferenza stampa con i piloti (e Sebastian Vettel)
Charlie Whiting in conferenza stampa con i piloti (e Sebastian Vettel) Ferrari

SAN PAOLO – A due settimane (e ottomila chilometri) di distanza, si riapre il caso sul convulso finale del Gran Premio del Messico. Proprio alla vigilia della gara di San Paolo, infatti, la Ferrari ha comunicato la sua intenzione di presentare formale ricorso contro la penalità inflitta a Sebastian Vettel, che gli è costata il podio nell'ultimo GP. Il ferrarista, quarto al traguardo, era infatti stato promosso al terzo posto grazie all'arretramento di Max Verstappen, che aveva difeso la terza posizione tagliando la chicane. Ma dopo qualche ora, lui stesso era finito sotto la mannaia della direzione gara, per aver compiuto quelli che i commissari avevano definito «movimenti anormali» in frenata mentre stava lottando con Daniel Ricciardo. Risultato: dieci secondi e due posizioni di penalizzazione.

Vettel contro Whiting
Ed è proprio contro questa sanzione che la Rossa ha annunciato battaglia. «Si tratta della prima volta in cui viene applicata l'interpretazione del direttore di corsa sulle manovre difensive entrata in vigore dal GP degli Stati Uniti», si legge nel comunicato che annuncia il ricorso della Scuderia. Quel direttore di corsa, manco a dirlo, è Charlie Whiting, l'uomo che si è beccato un «vaffa...» via radio proprio da Vettel negli ultimi giri della gara messicana. La Fia ha deciso di convocarlo eccezionalmente alla conferenza stampa del giovedì in Brasile, per chiarire in prima persona le ragioni delle controverse penalità a pioggia inflitte a Città del Messico. E, sul caso Vettel, Whiting non è arretrato di un millimetro: Seb si è mosso in frenata, ha ribadito, una tattica formalmente proibita a partire dalla gara precedente di Austin. Anche il pilota, dal canto suo, è rimasto però stabile sulla sua posizione: «Ovviamente non concordo sulla decisione presa – ha risposto – Penso di essermi mosso una volta per difendere la posizione, ma ho lasciato a Daniel abbastanza spazio all'interno e poi ho tenuto dritta la macchina per la maggioranza della frenata. Dal mio punto di vista se Daniel ha bloccato le ruote è stato solo perché nella traiettoria interna non c'era aderenza, ma dalla tv è sembrato peggio di quanto non sia stato nella realtà. Non penso sia stata una manovra pericolosa per lui».

La Ferrari non ci sta
La squadra di Maranello ha dunque deciso di difendere il suo portacolori: «La Scuderia Ferrari ritiene che, dopo l’emissione della decisione, siano emersi numerosi nuovi elementi che la rendono rivedibile – prosegue la nota – La Scuderia Ferrari è consapevole del fatto che, a prescindere dall’esito della richiesta, la classifica del campionato non cambierà. Ma alla luce della sua importanza come precedente per il futuro, e al fine di dare chiarezza nell’applicazione delle regole nei prossimi eventi, la Scuderia Ferrari ritiene che tale decisione dovrebbe essere rivista dai commissari». La parola, ora, passa alla Federazione.