14 novembre 2019
Aggiornato 18:00

Binotto: «In Messico vogliamo pole e vittoria»

Il team manager della Ferrari: «Messa a punto molto difficile». Leclerc: «Muretti vicini, mi piace parecchio». Vettel: «Fiduciosi di potercela giocare»

Il team manager della Ferrari, Mattia Binotto
Il team manager della Ferrari, Mattia Binotto ANSA

CITTÀ DEL MESSICO - «Dopo due gare nelle quali avremmo potuto fare meglio, ci presentiamo in Messico con la voglia di portare a casa il massimo risultato. Cercheremo di conquistare la sesta pole position consecutiva per poi puntare alla vittoria». Così team manager della Ferrari Mattia Binotto alla vigilia del Gp del Messico, quart'ultima prova del Mondiale di F1. «Quella messicana è tuttavia una pista ricca di insidie, alcune delle quali sono legate al fatto che si gareggia a oltre duemila metri, il che rende la messa a punto dell'assetto e dei settaggi della Power Unit molto difficile con regolazioni specifiche. Il circuito propone curve di diverso genere ma anche lunghi rettilinei sui quali di anno in anno vengono battuti i record legati alle velocità di punta. Il compromesso tra top speed e velocità in curva detterà le scelte di carico aerodinamico con le quali scenderemo in pista».

Leclerc: «Muretti vicini, mi piace parecchio»

«Il circuito del Messico è del tutto particolare. Si gareggia oltre i duemila metri e tutti i team scendono in pista con il massimo carico aerodinamico ma, nonostante questo, la vettura si comporta in maniera strana e il livello di grip è sempre molto basso». Così Charles Leclerc presenta il prossimo appuntamento del mondiale di F1, il Gp del Messico in programma domenica prossima. «Su questa pista ho avuto modo di disputare una sessione di prove libere nel 2017 e la gara dello scorso anno, quindi posso dire che si tratta di uno dei tracciati che conosco di meno. Detto questo, per le caratteristiche che lo contraddistinguono questo circuito mi piace, anche per via dei muretti che sono sempre molto vicini e a me come pilota piacciono parecchio. Anche l'atmosfera è speciale, come lo è guidare nella zona dell'Arena nella quale è possibile vedere le due ali di pubblico che fa il tifo sugli spalti».

Vettel: «Fiduciosi di potercela giocare»

Torna il Gran Premio più alto del mondo. Domenica, per il Gp del Messico, quart'ultima prova del Mondiale si gareggia a circa 2.300 metri sul livello del mare, all'autodromo Hermanos Rodriguez. «Il fatto di gareggiare a oltre duemila metri ha ovviamente un forte impatto sul comportamento della vettura - dice Sebastian Vettel analizzando il circuito - Scendiamo in pista con la configurazione a massimo carico aerodinamico ma, a causa dell'altitudine, l'aria è talmente rarefatta che l'effetto che otteniamo in termini di efficienza è minimo. Proprio per questo è sul rettilineo di Città del Messico che si ottengono le punte massime di velocità di tutta la stagione. La conseguenza in negativo di tutto ciò è che la vettura è molto difficile da gestire in curva, perché non c'è il carico aerodinamico che normalmente ci aiuta ad avere una monoposto stabile e precisa». Diverse le problematiche di guida: «Su questa pista la macchina si muove molto, fatica a far lavorare nella maniera corretta le gomme ed è complicata da interpretare anche nelle sensazioni che comunica al pilota. Il giro di pista è piuttosto breve ma non è affatto semplice azzeccare tutto nel migliore dei modi. Negli scorsi anni siamo sempre stati competitivi in Messico anche se la Red Bull lo è stata di più. Siamo tuttavia fiduciosi di potercela giocare, vediamo cosa succede quando scendiamo in pista».