19 novembre 2019
Aggiornato 19:30

F1 e MotoGP alle Olimpiadi? Per Valentino Rossi «si può fare»

Quello di inserire gli sport motoristici nel programma olimpico è un sogno degli appassionati che non si è mai realizzato (se non una fugace apparizione nel 1900). Ma oggi potrebbe essere più vicino che mai a diventare realtà.

La Ferrari alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Torino 2006
La Ferrari alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Torino 2006 Ferrari

ROMA – Gli occhi di tutto il mondo (almeno di quello dello sport) sono puntati su Rio de Janeiro, dove da questo fine settimana sono scattati i Giochi olimpici. Una vetrina internazionale anche per quelle discipline che solitamente non si guadagnano gli onori delle prime pagine: dalla scherma al nuoto, dall'atletica leggera al ciclismo, dal tennis alla pallavolo. E i motori? Quegli sport, nel programma a cinque cerchi, non hanno invece diritto di cittadinanza. Il motivo lo spiegò quattro anni fa l'allora presidente del Comitato olimpico internazionale Jacques Rogge: «I piloti sono molto coraggiosi – sostenne – ma le Olimpiadi sono riservate agli atleti. Abbiamo molto rispetto per gli sport motoristici, ma non saranno inclusi nel programma olimpico». Un'ostinazione che già all'epoca non piacque ai tanti appassionati di automobilismo e motociclismo.

Il tentativo dell'automobilismo
Da allora, però, le cose sono cambiate. Nel 2013 il presidente della Federazione internazionale dell'automobile, Jean Todt, riuscì ad ottenere che il suo ente venisse riconosciuto dal Cio e che, dunque, si guadagnasse anche il diritto a proporre nuovi sport per i Giochi olimpici. Troppo tardi per Rio 2016, ma per la prossima edizione di Tokyo 2020 i tempi tecnici per allestire un circuito cittadino per l'occasione ci sarebbero. Naturalmente, i piloti dovrebbero essere messi in condizione di parità tecnica, dunque con telai e motori uguali, magari quelli elettrici della Formula E. L'idea stuzzica non poco i campioni della Formula 1: «Io parteciperei immediatamente ai Giochi olimpici – dichiarò un anno fa Jacques Villeneuve – E penso che anche tutti i miei colleghi la penserebbero alla stessa maniera. Il piano non è irrealistico: chi avrebbe mai pensato trent'anni fa che il tennis sarebbe entrato nel programma olimpico con i migliori giocatori del mondo?».

Un secolo fa toccò alle moto
E il motociclismo? Quello, per la verità, una fugace apparizione alle Olimpiadi già lo fece, seppure come sport dimostrativo, nel 1900 a Parigi (nel 1908 a Londra toccò alla motonautica). Segno che l'influenza del mezzo meccanico sulla prestazione umana non è poi uno scoglio così insormontabile anche per la manifestazione più importante del mondo. Del resto, benché senza motore, anche discipline dei Giochi estivi (come il ciclismo) o invernali (come il bob) utilizzano strumenti di tecnologia avanzata, spesso studiati nelle stesse gallerie del vento delle monoposto o delle moto, da cui dipende il risultato dell'atleta. Persino Valentino Rossi si è esposto come illustre testimonial di questa proposta: «Moto alle Olimpiadi? Si può fare!» E chi di noi, del resto, non sognerebbe di vedere il Dottore gareggiare con la tuta dell'Italia per la medaglia d'oro?