29 agosto 2025
Aggiornato 17:30
Non si sa più che pensare

Cessione Milan, ora la frenata arriva dalla Cina

Ennesimo ritardo nella trattativa che dovrebbe portare alla cessione del Milan. Stavolta lo slittamento è stato richiesto dai nuovi acquirenti, per colpa di problemi burocratici che non sembrano preoccupare i diretti interessati. Ma i dubbi tra i tifosi si fanno sempre più concreti.

MILANO - Non si sa più che pensare. Ormai davvero ogni tipo di analisi ed elucubrazione possibile sulla trattativa più lunga ed estenuante della storia del calcio, quella che dovrebbe portare alla cessione dell’Ac Milan ad una misteriosa cordata di imprenditori cinesi, è stata già abbondantemente presa in considerazione e sviscerata in ogni sua parte. Eppure una spiegazione logica a tutto quello che sta accadendo proprio non si riesce a trovare.
Fin qui abbiamo raccontato dei dubbi e dei ripensamenti di Silvio Berlusconi, tormentato e combattuto all’idea di abbandonare quella che è stata la sua creatura e il suo passatempo preferito per circa 30 anni.

I cinesi chiedono tempo
Ora però che finalmente da Arcore i dubbi si sono sciolti come neve al sole, lasciando spazio solo ad una ferma volontà di liberarsi dell’onere finanziario a tinte rossonere, ecco la frenata in agrodolce proveniente dalla Cina. Le cronache raccontano di un Nicholas Gancikoff, il plenipotenziario che secondo i bene informati dovrebbe diventare il chief operating officer del nuovo Milan asiatico (ruolo addirittura più importante di quello di amministratore delegato attualmente ricoperto da Adriano Galliani), tornato dalla Cina con una serie di problemi da mettere sul tavolo della trattativa e una richiesta di slittamento di almeno altri 15 giorni, se non tre settimane.

La burocrazia cinese
Le ragioni di questo ennesimo ritardo sulla tabella di marcia vanno ascritte a problematiche legate ad aspetti puramente burocratici quali ad esempio le lungaggini nel dover riscrivere da capo un accordo che si è trasformato da un iniziale cessione dell’80% del pacchetto azionario del Milan al 100% di adesso; alle difficoltà di traduzione in tre lingue (italiano, inglese e cinese) del contratto; e per finire agli intoppi riscontrati dai nuovi acquirenti nell’avere tutte le autorizzazione per il trasferimento dei capitali dalla Cina in Italia.

Giustificazioni poco credibili
Ora, passi per il primo punto, perché è comprensibile che un brusco cambio di strategia negli accordi possa aver causato un giustificato ritardo, ma che ci si debba sentire raccontare che ci sono problemi di traduzione e soprattutto che - dopo quasi un anno di trattativa - ancora nessuno, tra i misteriosi multimiliardari cinesi, si sia ancora organizzato per avere tutte le autorizzazioni dal governo di Pechino indispensabili per saldare quanto dovuto alla Fininvest, appare a dir poco risibile. Se non altro perchè dall’altra parte del Naviglio, per mettere insieme un’operazione molto simile, hanno impiegato appena qualche settimana.

Misteri cinesi
E allora evidentemente c’è dell’altro e c’è solo da capire di cosa si tratti. La certezza è che Fininvest, ancor più che Silvio Berlusconi, voglia assolutamente vendere il Milan, considerato ormai solo un peso morto tra gli asset di famiglia. Molto meno chiara è la volontà dei misteriosi acquirenti cinesi che ad oggi, dopo quasi un anno di chiacchiere, ancora non si sono materializzati. Nessuno di loro si è mai presentato al cospetto di Berlusconi, nessuno ha mai parlato ufficialmente di questa operazione, nessuno ha mai fatto capire di esserci dentro. 

Il dubbio prende forma
E allora la domanda sorge spontanea: ma questi fantomatici imprenditori multimiliardari, disposti ad investire centinaia di milioni per risollevare l’ex club più titolato al mondo, esistono davvero o si tratta solo di una montatura - invero ben riuscita - organizzata dall’attuale presidente per convincere i tifosi ormai esasperati che meglio di lui non c’è nessuno? Il dubbio si fa sempre più concreto, mentre tra il popolo rossonero i concetti di ottimismo, fiducia e speranza evaporano al sole di questa lunga estate calda.