7 giugno 2020
Aggiornato 02:30
Come cambia l'automobilismo

L'idea della Pirelli per rivoluzionare la F1

L'ultima proposta al patron Bernie Ecclestone arriva dal boss sportivo del gommista milanese, Paul Hembery: suddividere il Mondiale in tre mini campionati continentali, per attirare il pubblico locale, soprattutto negli USA

ROMA – Non più un Mondiale, ma tre mini campionati continentali. Con il titolo iridato assegnato a chi ottiene più punti sommando i risultati delle tre serie. È una rivoluzione del concept stesso della Formula 1 quella che propone al patron Bernie Ecclestone il boss sportivo della Pirelli Paul Hembery. Un'idea radicale, certo, ma che sarebbe troppo frettoloso archiviare con un semplice: «Fatti i cavoli tuoi e occupati delle gomme». Che la massima serie dell'automobilismo abbia bisogno di un profondo lifting per tornare ad essere affascinante per il suo pubblico, infatti, è di fronte agli occhi di tutti: finalmente, pur con colpevole ritardo, sembra essersene accorto anche lo stesso Ecclestone, che nelle ultime settimane ha iniziato a lanciare segnali di allarme. Lo testimoniano i numeri, del resto, che nel corso di tutto il 2015 non hanno fatto altro che certificare il costante calo degli spettatori, sia in pista che in televisione.

In tutto il mondo
Ma l'aspetto più preoccupante per i vertici delle quattro ruote è proprio il posizionamento geografico di questi spettatori, che continua ad essere in gran parte concentrato in Europa, un mercato sempre meno appetibile per gli sponsor internazionali, e che sfonda solo in parte in Asia e per niente in America. Da qui l'idea di Hembery: suddividere le gare in circuiti locali, partendo dal primo in Australia e Asia per poi spostarsi in Europa e concludere in America. In questo modo si potrebbe catturare meglio l'attenzione del pubblico delle diverse zone del mondo, creando una struttura più solida rispetto all'attuale circus itinerante, ma anche cambiare l'orario dei singoli Gran Premi così da essere più comodo per i fusi orari dei non europei. «Gli esperti di marketing dicono tutti la stessa cosa: il problema principale della F1 è quello degli orari – ha spiegato Hembery al The Guardian – Sono tutti pensati per l'Europa, il che significa che in America si devono svegliare ad un orario ridicolo per guardare le gare. Parlerò presto a Bernie di questa idea. Non ho ancora pensato ai problemi logistici: questo spetta ai team. Ho pensato solo a come aumentare l'interesse per la Formula 1, in particolare in America».

Living in America
Un interesse che, ad oggi, resta sempre insufficiente: tanto che anche l'unico Gran Premio organizzato negli Stati Uniti, quello di Austin in Texas, rischia seriamente di uscire dal calendario a causa dell'aumento dei costi e del calo delle presenze. Secondo il numero uno sportivo della Pirelli, invece, di gare oltre Atlantico ne servirebbero addirittura di più: «Perdere Austin, un bel circuito con uno show ben organizzato che piace ai tifosi, a così pochi anni dal debutto sarebbe estremamente negativo – prosegue – Penso che sarebbe importante anche avere una gara in California. Con questa idea regionale potremmo creare un interesse concentrato su questo sport e aiutare a costruire una vera base di pubblico. Se continuiamo a organizzare la Formula 1 per la televisione europea, finiremo per avere un pubblico solo europeo».

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