23 maggio 2024
Aggiornato 01:00
Le parole del ferrarista

Vettel si confessa dopo la prima stagione in Ferrari

«Scegliere Maranello è stato un rischio, ma ho avuto ragione». E ancora: «Chi mi criticava sarà contento di vedere che sono tornato a vincere». Così il campione tedesco si toglie qualche sassolino dalla scarpa al termine di una stagione dura ma felice

MARANELLO – Nel confronto con Lewis Hamilton, Sebastian Vettel sceglie l'arma più potente: l'indifferenza. Il campione del mondo sfodera il suo solito sorriso da sbruffone, sostenendo che «è difficile valutare quanto sia forte» il tedesco, perché ha sempre avuto compagni di squadra non al massimo della loro forma, come Mark Webber prima e Kimi Raikkonen adesso? E il ferrarista, semplicemente, si limita a scuotere le spalle. «Sono sicuro che i miei compagni di squadra saranno felici di sentirlo – ha sorriso Vettel ai giornalisti del settimanale Sonntagsblick che gli hanno chiesto una risposta alle frecciate dell'anglo-caraibico – Penso che alla fine sia sempre molto difficile fare qualsiasi confronto tra piloti».

Alla Ferrari è rinato
Eppure ci ha pensato Sebastian stesso, quest'anno, a zittire i propri critici. E lo ha fatto nel modo più efficace: non con le dichiarazioni, ma con i risultati. Chi lo aveva sempre accusato di aver vinto i suoi quattro titoli del mondo solo grazie ad una vettura imbattibile come la Red Bull di allora si è dovuto ricredere nella sua stagione di debutto in Ferrari, durante la quale il tedesco è riuscito a riportare in alto la squadra dopo la sua stagione più nera dei suoi ultimi anni. Facendo salire anche le sue quotazioni come pilota: «Mi fa piacere sentirlo, ovviamente – ha ammesso Vettel – Ma ciò che conta di più è che tu sia soddisfatto dei tuoi stessi risultati. Di media, io lo sono. L'anno scorso alla Red Bull non era andato male quanto molti pensassero. Ma per i critici è importante che Vettel abbia indossato una casacca di colore diverso e sia tornato a vincere». Certo è che Vettel ha azzeccato anche la scelta di mercato: ha lasciato la Red Bull proprio quando il team delle «lattine» ha iniziato la sua crisi di risultati dovuta ad un motore Renault non all'altezza di quello dei grandi costruttori come Mercedes e Ferrari: «Con il senno di poi, si può dire che avevo ragione. Ma all'epoca era un salto nel vuoto, poiché la Red Bull era ancora la seconda squadra. Quest'anno non è andato bene per loro, perciò posso ritenermi soddisfatto della mia decisione».

Geloso della sua riservatezza
Quando si entra su temi più privati, però, come il rapporto con il suo ex idolo Michael Schumacher e le sue visite alla casa svizzera dove il campione tedesco sta conducendo la sua dura lotta per recuperare dai postumi del terribile incidente sugli sci, Seb si chiude a riccio: «Questa è una questione molto personale, non deve importare a nessuno», risponde. Lo stesso vale per la sua famiglia: «Non mi sono mai sposato ma ho due bambini – è tutto ciò che gli si riesce a strappare – Se guardate la parola 'privacy' sul dizionario ottenete una definizione chiara. Ovviamente comprendo che oggi quasi tutti parlino della propria vita privata, ma la mia vita privata è solo mia. L'arroganza non c'entra».