20 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
Tutti con il campione di Tavullia

Se anche il nemico giurato di Vale fa il tifo per Vale

Perfino Livio Suppo, team principal della Honda Hrc e anti-Valentino Rossi per eccellenza, ammette che il Dottore si meriterebbe il decimo Mondiale: «Se il mio team non vince questo titolo, mi piacerebbe lo facesse lui»

ALCANIZ – Forse il più grande miracolo compiuto da Valentino Rossi non è nemmeno quello di essere in testa alla classifica iridata, in lotta per il suo decimo Mondiale a 36 anni, in una stagione in cui partiva senza i favori del pronostico e contro avversari talentuosi e tutti più giovani di lui. Forse la sua vera impresa è quella di aver finalmente convinto delle sue capacità fuori dal comune tutti gli osservatori, ma proprio tutti, anche quelli che gli erano più ostili. L'ultimo ad aggiungersi a questa lista è l'anti-Valentino per eccellenza, il team principal della Honda Hrc Livio Suppo. Anche lui, incredibile a dirsi, in questa volata mondiale 2015 fa il tifo per il Dottore: «Se Honda non vince questo titolo, mi piacerebbe lo facesse lui. Valentino, sì», confessa a Repubblica.

A letto con il nemico
Beninteso, nonostante l'ennesima caduta di ieri nel Gran Premio d'Aragona, Suppo si rifiuta di ammettere che il suo pupillo Marc Marquez sia fuori dalla corsa: «Al diavolo le percentuali – sostiene – Marquez ha il talento per vincerle tutte, non ha pressione su di sè. Ma gli avversari da battere sono due. Troppi. Però è uno sport imprevedibile: se a Silverstone il Dottore cade, vince Marc e si riapre tutto. A ottobre si va in Asia. Metti che ti rompi un dito nella prima giornata di prove libere, in Giappone: fai zero punti in tre gare». Ma se il duello si restringerà, come ormai scontato, ai due alfieri della Yamaha, allora il 51enne manager torinese non ha dubbi: «Non è solo questione di esperienza: il 'problema' è che Valentino è Valentino – analizza il numero uno della Honda MotoGP – Non vinci quanto ha vinto lui se non hai dentro qualcosa di speciale, di superiore. È un grande esempio. A 36 anni si allena più duro che in tutta la sua carriera: ha passione, umiltà. E talento, intelligenza. In questi venti anni, uno dopo l'altro tutti i suoi avversari si sono arresi. Lui è rimasto. Ha saputo superare momenti molto difficili soprattutto negli ultimi tempi, dal punto di vista umano e professionale. Non deve più dimostrare nulla a nessuno, e invece continua a mettersi in gioco. Ci vuole solo rispetto, per uno così».

Il titolo del destino
Di più. Sostiene Livio Suppo che la vittoria del Mondiale di Valentino Rossi sia addirittura praticamente scritta nelle stelle: «Non credo nella fortuna – afferma – Credo nei segni del destino. Due anni fa, ad esempio: Marquez sfiora un muretto a 350 kmh e non si fa nulla, Lorenzo e Pedrosa scivolano e vanno fuori gioco. O nel 2006, quando Rossi era nettamente il migliore però tutto gli andò storto. Questa volta è il contrario: a Silverstone e Misano ha guadagnato punti su Lorenzo, che era più veloce. Non è un caso, forse è già tutto scritto».