31 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Dal pallone alle quattro ruote

Otto miliardi di petrodollari per comprarsi la Formula 1

Gli sceicchi del Qatar, travolti dallo scandalo corruzione sulla coppa del mondo di calcio, ripiegano sull'automobilismo: alleati con il proprietario dei Miami Dolphins, fanno un'offerta faraonica per i diritti commerciali del Mondiale

ROMA – L'offerta, ormai ci siamo abituati, viene dagli emiri. Per la precisione dallo stato del Qatar, attraverso il suo fondo d'investimento sovrano Qatar Investment Autority: lo stesso che possiede la squadra di calcio del Paris Saint Germain e anche il 17% del gruppo Volkswagen. Ma con un alleato occidentale d'eccezione: Stephen Ross, proprietario della squadra americana di baseball dei Miami Dolphins. Il 75enne magnate statunitense ha mosso la sua azienda d'investimento Rse Ventures, che ha nel suo portafoglio vari campionati e aziende attive in numerosi sport diversi. Un inedito asse che ha messo nel suo mirino nientemeno che la Formula 1, di cui vorrebbe acquistare il 35,5% dalla società finanziaria britannica Cvc Capital Partners, che ad oggi ne detiene la proprietà. La proposta economica, pur non ancora formalizzata, secondo le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times sarebbe letteralmente da capogiro: tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari. Solo una prima tranche, comunque, in vista dell'acquisizione dell'intero campionato.

Tra calcio e corruzione
Ma perché agli emiri del Qatar interessa così tanto l'automobilismo? Un probabile motivo è da cercare nel recente scandalo corruzione scoppiato in seno alla Fifa, la federazione calcistica internazionale. La famiglia reale qatariota, infatti, aveva inizialmente deciso di ampliare i propri investimenti nel mondo del pallone, arrivando a candidarsi con successo per ospitare la coppa del mondo 2022. Peccato che questa candidatura sia subito finita nell'occhio del ciclone: criticata per il clima torrido del Golfo, non certo ideale per lo sport, e per lo scarso rispetto dei diritti umani, che ha portato già a 1.200 morti sul lavoro solo da quando sono stati avviati i cantieri per i nuovi stadi. Infine, come detto, sono piovute anche le accuse di corruzione, culminate nell'arresto di una decina di dirigenti Fifa: tra i voti sospettati di essere stati comprati c'è proprio quello che ha assegnato i Mondiali al Qatar. Che oggi rischia di perderli. Per un po', dunque, meglio girare al largo dal mondo del calcio, almeno finché non si calmano le acque.

Caccia alla Formula 1
L'alternativa si chiama automobilismo. Dove la famiglia reale vanta già un rappresentante di alto rango: Nasser bin Khalifa al-Attiyah, pilota di rally, boss della federazione automobilistica qatariota e vicepresidente della federazione internazionale, la Fia, dal dicembre 2013. Già da tempo Al-Attiyah si batte per ottenere un Gran Premio in Qatar: «Stiamo per firmare il contratto – ha recentemente rivelato all'agenzia di stampa Afp – Abbiamo completato tutti i passi necessari e ora manca solo qualche piccolo dettaglio». Ora è in arrivo il rilancio: gli sceicchi si prenderebbero non solo una gara, ma tutto il circus. Dall'altra parte, però, trovano un avversario tosto, potente e non intenzionato a cedere così facilmente il comando del campionato. È il patron Bernie Ecclestone, che non solo non è stato estromesso dalla presidenza anche dopo aver ceduto la maggioranza delle azioni (oggi ne possiede solo il 5%) all'attuale proprietà targata Cvc. Ma che, secondo altre voci, starebbe covando dei piani per ricomprarsi l'intero pacchetto dei diritti commerciali del Mondiale. Tra Mr E e gli emiri, dunque, si preannuncia una lotta tra titani. Chi la spunterà?

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