14 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Canepa rischia di restare a piedi: fallisce la Ebr

Il costruttore americano, sommerso dai debiti, getta la spugna. Ma la squadra corse, che invece ha sede in Italia, è già pronta alla gara di domenica ad Assen. Che potrebbe rivelarsi anche l'ultima.

ROMA – Brutto colpo per il nostro Niccolò Canepa. Il pilota genovese di Superbike, reduce dall'entusiasmo del primo arrivo a punti stagionale, rischia ora di ritrovarsi senza squadra dopo l'improvvisa chiusura annunciata ieri dal costruttore americano Erik Buell Racing. Come un fulmine a ciel sereno, ieri il proprietario Erik Buell ha comunicato lo stop alla produzione delle sue moto: «Pensavamo di poter compiere dei passi avanti, invece è arrivata questa svolta inattesa – ha spiegato – Credevamo di esserci assicurati dei finanziamenti, ma alla fine non siamo riusciti ad ottenerli».

Un buco da venti milioni
La Ebr è nata come successore dello storico marchio Buell, per oltre dieci anni di proprietà del gruppo Harley-Davidson e poi scomparso nel 2009. L'omonimo fondatore aveva deciso di ritentare la sua avventura sei anni fa, stavolta guadagnandosi l'appoggio della Hero, il principale costruttore di moto indiano. L'azienda, che costruiva a mano gioiellini da corsa da 40 mila dollari l'uno, stava ottenendo buoni risultati di vendite in patria. Ma non sul mercato internazionale, nonostante gli ingenti investimenti: l'anno scorso venne inaugurata la filiale in Europa per far conoscere il marchio nel vecchio continente e dare supporto alla squadra corse, che proprio nel 2014 ha debuttato in SBK. Investimenti evidentemente eccessivi per le casse del costruttore, che in pochi mesi si è ritrovato sulle spalle oltre 20 milioni di dollari di debiti, secondo quanto rivelano oggi i legali, e si è trovato costretto a lasciare a casa i suoi 126 dipendenti. «Dire che questo fallimento mi delude è un eufemismo – prosegue Buell – Si tratta di un finale triste, ma spero personalmente in un inizio nuovo e migliore».

Fine della corsa ad Assen?
L'ingegnere americano, insomma, non molla. Ma la prima domanda che si pongono i tifosi italiani è: che cosa accadrà alla squadra corse, che sta disputando la sua seconda stagione nel Mondiale delle derivate di serie? Ad portare la bandiera tricolore, infatti, non è solo uno dei due piloti (l'altro è il team manager Larry Pegram, braccio destro di Buell), ma anche una buona metà dei 25 dipendenti del team, che ha tra l'altro sede vicino a Bergamo, per la precisione a Verdello. Al momento, la Hero Ebr Racing procede regolarmente il suo lavoro, come se niente fosse accaduto: è approdata ad Assen per la prossima gara e ha diffuso il consueto comunicato stampa di anticipazione, in cui parla di «un lavoro di sviluppo che continuerà per tutta la stagione, per massimizzare al meglio il grande potenziale della 1190RX fino al weekend conclusivo di Losail, in programma a metà ottobre». Ma è difficile immaginare che il fallimento della casa madre non avrà conseguenze sull'attività della scuderia. Sulla quale fra l'altro pende una spada di Damocle regolamentare: per confermare la sua iscrizione al campionato doveva produrre entro fine anno mille moto. All'inizio dell'anno era ferma a 250. E, da oggi in poi, dalla fabbrica non ne uscirà più nemmeno una.