16 settembre 2019
Aggiornato 08:30

MotoGP, il regolamento 2016 è già un pasticcio

Restano tutti i controversi vantaggi per le case che non vinceranno Gran Premi quest'anno. E i big (Honda, Yamaha e Ducati) conteranno di più degli avversari nelle decisioni tecniche. Le norme sancite dalla commissione fanno discutere

ROMA – Chi si aspettava che le nuove regole 2016 potessero finalmente azzerare le critiche ai vantaggi per i team più deboli è destinato a rimanere deluso. Dopo un inverno di polemiche, dirette soprattutto alla Ducati che ancor più di Suzuki e Aprilia sembra aver sfruttato le concessioni regolamentari per rilanciarsi in pista, spettava alla commissione riunitasi la settimana scorsa in Qatar gettare le basi per risolvere la questione. Invece, alla ricerca di un difficile compromesso tra le richieste delle giapponesi Honda e Yamaha e quelle degli avversari inseguitori, si è partorito un pasticciaccio che sembra scontentare tutti.

PIÙ MOTORI PER TUTTI – La principale novità è che ad ogni pilota saranno concessi sette cambi di motore durante l'anno (seppure «congelati», ovvero senza sviluppi rispetto ad inizio stagione), due in più di quelli attualmente previsti per le moto Factory. Ma non va dimenticato che il calendario della prossima annata prevedrà almeno un Gran Premio in più (in Thailandia) e forse anche due: in sostanza la media di propulsori per ogni gara cambierà di poco. Le case nipponiche, in questo modo, potranno continuare a sfruttare la sofisticata e costosissima tecnologia che permette loro di costruire motori potenti ma anche super-affidabili. Gli altri costruttori, Ducati in testa, che premevano per salire a quota nove, rimettendo così in equilibrio la bilancia tra le esigenze dello spettacolo e quelle della massima espressione tecnica, sono rimasti a bocca asciutta.

MA I VANTAGGI RESTANO – Ma le tanto controverse concessioni per le case che quest'anno non vinceranno nemmeno un Gran Premio restano tutte. A partire dai nove motori a sviluppo libero, due in più di tutti gli altri (ma su questo punto il comunicato sorvola, pietosamente), ma senza dimenticare i serbatoi più grandi (fino a 24 litri), la gomma più morbida al posteriore (nonostante l'arrivo della Michelin) e il maggior numero di test. In pratica, a sparire è solo il nome della classe Open. Cambierà invece il meccanismo con cui si perdono queste concessioni man mano che si ottengono migliori risultati. Fino a quest'anno il calcolo veniva fatto sul numero di podi, dall'anno prossimo sui cosiddetti "punti concessione": ad ogni vittoria ne verranno attribuiti tre, ad ogni secondo posto due e ad ogni terzo uno. Con tre punti si perderanno due litri dal serbatoio (come accadrà alla Ducati dal prossimo GP degli Stati Uniti), con sei i test liberi e tutte le concessioni dalla stagione successiva.

DECIDONO I BIG – Della precedente bozza del regolamento, insomma, è stata confermata solo la centralina unica, il cui sviluppo partirà il 1° luglio in collaborazione tra Magneti Marelli e l'organizzatore Dorna, che sarà arbitro di questa procedura. Anche in questo caso, però, la legge non è uguale per tutti. I tre big Honda, Yamaha e Ducati avranno infatti un'influenza maggiore rispetto a Suzuki ed Aprilia: potranno richiedere all'unanimità le modifiche al software (a patto che ne paghino i costi extra) e avranno diritto di veto sulle modifiche richieste da Dorna. Le due case più piccole, che non erano ancora entrate nell'associazione dei costruttori Msma a inizio 2014, quando questa norma fu decisa, potranno solo accettare in silenzio le decisioni prese sopra la loro testa. Alla faccia della sportività.