9 dicembre 2019
Aggiornato 13:30

Hamilton si inchina: «La Ferrari era troppo veloce»

Il campione del mondo non cerca giustificazioni e riconosce la superiorità degli avversari: «Non ci aspettavamo che avessero fatto un passo avanti così grande». Il boss del team Toto Wolff: «Era la sveglia che ci serviva»

SEPANG – Se c'è una cosa che non manca a Lewis Hamilton è l'onore. Anche al termine di una lotta a viso aperto come quella del Gran Premio di Malesia, che lo ha visto uscire sconfitto, non esita a togliersi il cappello di fronte agli avversari. «Abbiamo dato il massimo, io e il team, ma la Ferrari oggi era troppo veloce per noi – ammette senza cercare giustificazioni – Sapevamo fin dall'inizio del weekend che avevano fatto un passo avanti, ma non  immaginavamo che fosse così grande. Avevano un ottimo passo e hanno fatto un lavoro incredibile». Oltre alla velocità della Ferrari, però, ci si è messa anche la strategia raffazzonata della stessa Mercedes, che ha deciso erroneamente di richiamare ai box Hamilton durante la safety car iniziale. «Se fossi rimasto in pista? – risponde – Non so se avrebbe fatto molta differenza. La Ferrari degradava le gomme meno di noi ed era impossibile recuperare. In generale oggi ho faticato molto a trovare il giusto equilibrio della vettura, ero molto poco a mio agio».

ECCESSO DI FIDUCIA – Possibile, dunque, che la Mercedes abbia perso il suo vantaggio di oltre mezzo minuto emerso in Australia nell'arco di sole due settimane? Improbabile. Molto più facile, invece, che le frecce d'argento siano state tradite dalla loro stessa fiducia in se stessi. Che non abbiano dato il massimo, credendo davvero di essere diventate ormai imbattibili. «Forse questa è la sveglia che ci serviva – sottolinea infatti il boss Toto Wolff – Non ci si può aspettare di vincere per sempre. E Sebastian ha guidato in modo brillante una vettura ottima: è un nostro vero rivale per il campionato». Ma quella strategia... «Non è stata perfetta, certo – prosegue – Con il senno di poi avremmo potuto fare molte scelte in modo diverso. Ma la nostra vettura oggi non era semplicemente abbastanza veloce. Il progresso che la Ferrari ha compiuto durante l'inverno è stato incredibile».

ROSBERG PROMETTE BATTAGLIA – L'altro pilota del team tedesco, Nico Rosberg, che dopo il Gran Premio d'Australia si era addirittura augurato che la Ferrari si avvicinasse, si spinge ancora oltre: «Ripeto: andate avanti così, Ferrari, sarà una bella lotta – sorride – Ma c'è una bella differenza tra augurarsi che si avvicinino e che ci battano. Un'enorme differenza». Lo scontro tra Rosberg e il suo connazionale Vettel oggi è stato diretto, alla prima curva: «Mi ha schiacciato all'esterno – racconta – Ho dovuto evitarlo o ci saremmo toccati. Ma mi ha asciato abbastanza spazio, è stato corretto. Ho chiuso gli occhi e sono andato, potevo solo pregare. Bastava un centimetro in meno e non sarebbe andata così bene».

SCONTRI INTERNI – Nico, comunque, ha poca voglia di scherzare dopo la gara malese. Anzi, è arrabbiato, soprattutto con il team che, a suo dire, non lo ha informato a sufficienza sulla strategia, specialmente quella del compagno-rivale Hamilton. «Gli ingegneri non sono seduti in macchina. Hanno i loro computer e i loro meravigliosi numeri mentre io non ho nulla e fatico a capire cosa stia succedendo – recrimina – Anche per mantenere la motivazione è importante avere dei dettagli e questo mi è mancato oggi. Per esempio, non ho capito subito al primo pit stop: mi stavo avvicinando a Lewis, poi ci siamo fermati e l'ho visto sparire alla distanza. Solo dopo ho capito che aveva una gomma diversa. Non lo sapevo».