28 marzo 2020
Aggiornato 19:00
Doping | Caso Schwazer

Kostner: «Accusarmi di aver coperto Schwazer è per me insopportabile»

La pattinatrice racconta il caso Schwazer al «Fatto Quotidiano»: Io non mi sono mai dopata, non ho mai aiutato Alex a farlo, e non ne ho saputo nulla fino a che il test è tornato positivo. Amareggiato il Presidente del CONI Malagò: «Vivo il dramma di Carolina, non posso neanche telefonarle».

ROMA - «Non coprirei mai chi si dopa e non merito una squalifica di più di quattro anni. Potrei decidere io stessa di voltare le spalle alle gare». Carolina Kostner è categorica, in una intervista rilasciata al «Fatto Quotidiano». Per la Kostner l'accusa di complicità con il suo ex fidanzato, il marciatore Alex Schwazer trovato positivo al doping, è semplicemente irricevibile. «Io non mi sono mai dopata, non ho mai aiutato Alex a farlo, e non ne ho saputo nulla fino a che il test è tornato positivo. Com'è possibile che chiedano una punizione più alta per me rispetto a tanti atleti squalificati per doping?».

Non avrei dovuto fidarmi - La Procura Federale ha deferito al Tna il bronzo olimpico di Sochi con proposta di squalifica di 4 anni e 3 mesi per favoreggiamento ed omessa denuncia. Il caso è quello dell'ex fidanzato, il marciatore Alex Schwazer squalificato fino al 30 gennaio 2016. «La questione non è fino a che punto ci si spinge per amore - dice - se avessi saputo che si dopava, per il suo bene innanzitutto, l'avrei convinto a confessare. Accusarmi di averlo coperto è per me insopportabile. Ho mentito all'ispettore, ma avevo pochi secondi per decidere. Subito dopo ho mandato via Alex».
«Ero innamorata e pensavo fosse capace di fare le scelte giuste. Ero così felice che venisse a trovarmi per un paio giorni che non avrei perso tempo a discutere. Ripensandoci non avrei dovuto fidarmi, ma se vedi un macchinario non lo associ al doping. Ora basta che uno prenda un'aspirina e mi viene l'ansia».

Malagò: vivo dramma, non posso neanche telefonarle - «Ognuno di noi ha un serbatoio di credibilità e la credibilità nasce dalla storia che ognuno ha alle spalle». Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, aprendo al Coni il convegno su «Lotta al doping. Peculiarità normative e strategie di contrasto. Aspetti giuridici e operativi», ha tracciato un bilancio della sua attività nella lotta al doping: «Sono le persone con le quali hai avuto rapporti che determinano la tua credibilità. Tornando al doping, sarei un pazzo se fra un anno tornassi a parlare delle stesse cose. Vorrebbe dire che non sono in grado di fare le cose che mi sono ripromesso o che non voglio fare davvero le cose che ho detto. Ho promesso delle novità anche in questo campo. Non mi faccio condizionare da nessuno e devo fare tesoro anche dei suggerimenti e delle critiche».
«Se fossi stato uno che non voleva problemi - ha detto Malagò - quando sono stato eletto avrei confermato le persone che si occupavano di questa materia, sebbene fossero comunque persone che conoscevo bene. Ma avrei tradito il mio mandato se avessi fatto così. Quelli che ho messo ai vertici dell'attività antidoping non li conosco personalmente, non so dove abitano e neppure se sono sposati. Questi che sono al tavolo (il capo della procura antidoping, Tammaro Maiello, il presidente del comitato controlli antidoping, Lucio Nobili, e altri, ndr) sono persone alle quali non ho mai telefonato per parlare di alcun caso».

Abbiamo applicato il regolamento WADA - «Volete sapere cosa penso del caso Kostner? Io di Carolina sono amico, sto vivendo un dramma personale. La medaglia che forse mi ha dato più soddisfazione è stata quella di Carolina a Sochi. Sono amico di Carolina da ben prima di diventare presidente del Coni. Ho chiesto a due avvocati se posso dire a Carolina quanto le sono vicino, ma mi hanno detto che è meglio di no, che è meglio che non le scriva una lettera, che è meglio che non le faccia una telefonata, potrebbe essere intercettata... Che succede poi? Che il signor Tammaro Maiello chiede quattro anni e tre mesi, omessa denuncia e così via, come si chiama... favoreggiamento. Forse con il nuovo regolamento che abbiamo approvato l'altro giorno potrebbe esserci una sanzione della metà, ma comunque fino al 31 dicembre questo il regolamento della Wada, l'agenzia mondiale antidoping, che è in vigore. Come cittadino, come amico di Carolina posso dire che non è giusto, come presidente del Coni devo solo stare zitto. Ma qual è la colpa del Coni in questo caso? Tanti giornalisti hanno criticato il Coni, ma qual è la sua colpa? Il Coni non ha fatto altro che applicare il regolamento Wada. E quando mi metto la giacca di presidente del Coni devo stare zitto».

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