13 giugno 2024
Aggiornato 09:30
MotoGP

Stoner al veleno su Rossi e Ducati

In questi giorni, tra pause dalla F1 e il campionato di MotoGP che continua, si torna a parlare di Casey Stoner, per via della sua autobiografia «Pushing The Limits», che uscirà presto tradotta in italiano. L'australiano ha raccontato la sua vita al giornalista Matthew Roberts, dall'inizio della sua carriera, alla vittoria dei titoli iridati, parlando con toni di critica del suo acerrimo nemico Va

MILANO - Un Casey Stoner decisamente aggressivo all'interno della sua biografia «Pushing the limits». Obiettivo delle invettive dell'ex campione del mondo e pilota della MotoGP, ritiratosi giovanissimo, sono la Ducati e Valentino Rossi: «Ho rispettato tutti i miei avversari meno lui».

IL SORPASSO A LAGUNA SECA - Tra i suoi rivali, Casey non ha mai digerito il nove volte campione del mondo Valentino Rossi. Due sono gli episodi su cui Stoner si sofferma: la gara sul circuito di Laguna Seca nel 2008 e la caduta sul tracciato di Jerez de la Frontera nel 2011. Sul primo ha scritto: «A Laguna Seca nel 2008 oltre al sorpasso al cavatappi ci furono cose ben peggiori non riprese dalle telecamere. Valentino cercò di buttarmi fuori pista mettendo seriamente in pericolo la mia sicurezza e questo aspetto mi deluse molto». A Jerez, invece, Valentino Rossi alla guida della Ducati cadde trascinandosi a terra Casey. In quel caso Stoner si era già espresso ai microfoni dicendo: «La tua ambizione è superiore al tuo talento!».

LA PUGNALATA DA DUCATI - L'australiano ha avuto anche parole d'accusa per Ducati, con cui vinse il suo primo titolo iridato nel 2007, ecco un estrapolato: «Mentre ero via (per problemi di salute, ndr) hanno offerto a Jorge Lorenzo un contratto per il doppio del denaro. Mi avevano detto quando avevamo firmato per il 2009 e il 2010 che non avevano più soldi, né per me né per lo sviluppo ed improvvisamente potevano permettersi di sborsare così tanto per un altro pilota? Considerando quello che avevamo realizzato insieme, stentavo a crederci. Mi sono sentito pugnalato alle spalle dalla gente di cui mi fidavo e che avrebbe dovuto fidarsi di me».