5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Pistorius «alla ricerca di un significato della vita»

Rompe il silenzio, Oscar Pistorius, e lo fa con dei tweet, inviati ieri sera e stamattina, quando entra nel vivo il processo che lo vede imputato dell'omicidio della sua fidanzata, Reeva Steenkamp, abbattuta con quattro colpi di pistola la notte di San Valentino 2013.

JOHANNESBURG - Rompe il silenzio, Oscar Pistorius, e lo fa con dei tweet, inviati ieri sera e stamattina, quando entra nel vivo il processo che lo vede imputato dell'omicidio della sua fidanzata, Reeva Steenkamp, abbattuta con quattro colpi di pistola la notte di San Valentino 2013.

Nel suo primo tweet, l'atleta paralimpico sudafricano cita un salmo: «Dio è vicino a coloro che hanno il cuore spezzato». In un secondo tweet, Pistorius, che ha entrambe le gambe amputate, ha postato alcune foto che lo mostrano assieme ad alcuni ragazzi handicappati. Il terzo tweet è un estratto di «Alla ricerca di un significato della vita», opera del neurologo e psichiatra austriaco Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti. Stamattina, invece ha ritwittato una preghiera: «Signore, oggi vi chiedo di lavare coloro che vivono nel dolore nel fiume della vostra guarigione. Amen!».

Questa improvvisa loquacità del campione paralimpico ha scatenato reazioni di ogni genere, di difesa e di incoraggiamento, ma anche di rabbia da parte di coloro che lo accusano di volersi comprare il perdono.

Pistorius, 27 anni, che non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica dal giorno del dramma, aveva twittato l'ultima volta il 14 febbraio, anniversario della morte della sua fidanzata 29enne. "Il dolore e la tristezza, soprattutto dei genitori, della famiglia e degli amici di Reeva, mi consumano. Porterò per il resto della mia vita il trauma della perdita di Reeva e di quel giorno".

Il processo riprenderà il 7 agosto con la requisitoria finale del procuratore Gerrie Nel e l'arringa del difensore, Barry Roux, dopo quattro mesi di processo. Il giudice, signora Thokozile Masipa preparerà il suo verdetto, poi arriverà la sentenza. L'atleta rischia 25 anni di carcere se sarà riconosciuto colpevole di omicidio premeditato.