19 gennaio 2020
Aggiornato 00:00
Invasione di campo

Milan su Antonio Conte? Ma mi faccia il piacere…

L’indiscrezione trapelata ieri ha scosso l’intero universo calcistico biancorossonero, scatenando le reazioni più disparate: dalla preoccupazione (legittima) degli juventini, ad un mix di perplessità, entusiasmo e disgusto da parte dei milanisti.

Sgombriamo il campo da ogni possibile interpretazione: Antonio Conte non sarà l’allenatore del Milan, ma la suggestione è stata stuzzicante, anche se solo per poche ore.

La conferma arriva anche dai bookmakers internazionali che quotano Filippo Inzaghi come favorito nella corsa alla panchina rossonera, bancato a 1,75. Al secondo posto troviamo Roberto Donadoni, a 3 volte la posta, seguito da Spalletti e Montella, entrambi quotati a 4,5. Dietro di loro fanno capolino Van Basten e Mancini a 10,00, Prandelli a 17,00 e addirittura Klopp a 20,00.

Come vedete, di Antonio Conte a Milanello nessuna traccia.

Eppure qualcosa deve essere successo per scatenare tutto questo bailamme attorno al nome del tecnico salentino. Probabilmente le parole pronunciate da Conte al termine della vittoriosa trasferta dell’Olimpico, quel desiderio di ripartire da una piazza affascinante dove ricominciare da capo senza l’assillo di vincere subito, con in mano carta bianca per la ricostruzione totale della squadra, devono avere portato a leggere delle similitudini con la situazione del Milan, arrivato probabilmente al punto più basso della quasi trentennale epopea berlusconiana.

Qualcuno addirittura sarebbe pronto a giurare che c’è stato nelle ultime ore un contatto tra Conte e Galliani, subito fattosi avanti per verificare l’effettiva disponibilità dell’allenatore.

Per amore di verità e di cronaca, la possibilità che mister 100 punti possa mollare tutto a Torino ed accettare la corte del Milan è praticamente vicina allo 0, ma è divertente scoprire come stanno reagendo i tifosi delle due squadre. All’ansia ed alla preoccupazione bianconera, più che legittima visto che se anche non sarà in rossonero, il futuro di Antonio Conte sembra lontano da Vinovo, si contrappongono sentimenti contrastanti da parte dei milanisti.

Si passa da un’analisi complessiva «a me Conte non piace come uomo, soprattutto vedo in lui un passato anti-sportivo (capitano della juve del doping, di calciopoli e allenatore nell’occhio del ciclone durante il calcioscommesse) tuttavia, a mio avviso, per ragioni tecniche e umane potrebbe essere l’uomo giusto nel posto giusto» ad un lapidario «spero che non venga, sarebbe insopportabile», da una considerazione interessante «dar retta al popolo non è da grande società. Detesto Conte come personaggio ma magari venisse, il suo valore non si può discutere. Ok, è antipatico, ma anche Capello lo era…» ad una previsione ottimistica ed indubbiamente anche piuttosto distante dalla realtà: «torneremo grandi anche senza Conte».

La verità è che per sapere cosa accadrà sulla panchina del Milan si dovrà aspettare almeno fino al 25 maggio, giorno delle elezioni Europee che fino a quel momento monopolizzeranno l’attenzione e l’interesse del Cav. Berlusconi.


Intanto non resta che provare a distrarci con il giochino delle proiezioni e degli exit poll, tanto per avvalorare (o smentire) le previsioni dei bookmakers: via Seedorf, chi al suo posto?


Partiamo da Vincenzo Montella, entrato nelle grazie presidenziali (chissà fino a quando, visti i repentini cambi di umore del n.1 rossonero); proseguiamo con Luciano Spalletti, l’uomo che metterebbe tutti d’accordo se non fosse zavorrato da un ingaggio di 4 milioni di euro, da riscuotere ancora comodamente presso l’ufficio postale di San Pietroburgo per i prossimi 12 mesi; poi c’è Filippo Inzaghi, l’uomo di casa, colui che non intaccherebbe le precarie risorse economiche del Milan, e che per questo può vantare in partenza un bel punto a suo favore; e concludiamo la quaterna secca sulla ruota di Milanello con Roberto Donadoni, vecchio cuore rossonero e protagonista di un’eccellente stagione alla guida del Parma.


Ho lasciato per ultimo l’ex fantasista rossonero, al momento il favorito nella mia personalissima hit parade, proprio in considerazione delle ristrettezze economiche in cui da tempo cerca di barcamenarsi la famiglia Milan. Donadoni, per quanto non scateni l’entusiasmo delle folle, oggi rappresenta l’ideale compromesso tra innovazione e tradizione, tra esperienza e fedeltà, tra ambizioni e restrizioni.


Certo, poi chiunque arriverà, gli si dovrà mettere a disposizione una squadra all’altezza, ma questa è tutta un’altra storia…