20 agosto 2019
Aggiornato 17:30

Indiana e Oklahoma vincono e pareggiano la serie. Jordan razzista scuote la NBA

I Pacers e i Thunder, superando Washington e Clippers portano le rispettive serie sul punteggio di 1-1. Shelly Sterling, ex moglie di Donald, accusato di razzismo, vorrebbe tenere la proprietà. E a proposito di razzismo, hanno fatto scalpore le parole di Michael Jordan: «Da piccolo mi consideravo razzista».

NEW YORK - Indiana e Oklahoma City riportano in parità (1-1) le rispettive semifinali di Conference contro Washington e Los Angeles Clippers. Un ritrovato Hibbert (28 punti e 9 rimbalzi) trascina i Pacers alla vittoria per 86-82 sui Wizards, a cui non bastano la doppia doppia di Gortat (21 punti e 11 rimbalzi) e i 17 punti di Beal. I Thunder, invece, ringraziano l'Mvp Durant (32 punti, 12 rimbalzi e 9 assist) e soprattutto la tripla doppia di Westbrook (31+10+10) nel 112-101 con cui superano i Clippers. Il migliore fra gli uomini di Doc Rivers è Paul con 17 punti e 11 assist.

SHELLY STERLING VUOLE TENERE LA PROPRIETÀ DEI CLIPPERS - Mentre la Nba sta compiendo tutti i passi necessari per costringere Donald Sterling a vendere i Los Angeles Clippers, la sua ex moglie e co-proprietario, Shelly Sterling, punta a mantenere la proprietà della squadra, secondo quanto riportato dai media statunitensi. Il commissioner della Nba, Adam Silver ha squalificato a vita e multato di 2,5 milioni di dollari Sterling per alcune frasi razziste fatte in una conversazione telefonica registrata dalla sua fidanzata e diffuse dal sito di gossip Tmz. Shelly Sterling nel frattempo ha assunto un avvocato per difendere i propri interessi nella franchigia californiana che è di proprietà di un trust di famiglia e in una dichiarazione rilasciata a Espn sottolinea. «Silver è stato chiaro, quando ha annunciato le sanzioni contro Donald, nel dire che la Nba non stava prendendo alcuna sanzione contro di me o la mia famiglia». La Nba per il momento non ha rilasciato commenti ufficiali sulla volontà della Sterling di mantenere la proprietà dei Clippers. La scorsa settimana Silver ha precisato come la decisione presa nei confronti di Donald Sterling riguardasse solo lui. «Questa sentenza vale solo per Donald Sterling e per il suo comportamento».

MICHAEL JORDAN: DA PICCOLO ERO RAZZISTA - Prima di diventare una stella del basket, Michael Jordan ha provato a dedicarsi al baseball, ma soprattutto, da ragazzo di considerava un razzista. Sono alcune delle confessioni del campione vincitore di 6 titoli Nba con i Bulls nella sua nuova autobiografia «Michael Jordan: The Life», scritta da Roland Lazenby. Nel 1977, una compagna di scuola lo chiamò «negro» e lui le tirò una lattina addosso. L'episodio gli costò la sospensione dalle lezioni. «Mi consideravo un razzista, fondamentalmente ero contro tutti i bianchi - rivela Jordan nel testo uscito ieri nelle librerie americane - Ero un ribelle». La star del basket ha poi raccontato che quando era piccolo il Ku Klux Klan dominava in North Carolina, e spesso quando giocava a baseball si sentiva dire dai compagni di squadra, quasi tutti bianchi, che era inferiore.