28 ottobre 2020
Aggiornato 15:00
Basket NBA

LeBron James: «Lo sport senza i tifosi non ha senso»

Il campione americano dei Lakers: «Cosa succede se c'è una palla vagante e ti butti per strapparla dalle mani di un giocatore che sai che è stato testato come positivo al coronavirus?»

LeBron James con la maglia dei Lakers
LeBron James con la maglia dei Lakers ANSA

LOS ANGELES - Per la prima volta dall'esplosione della pandemia legata al coronavirus LeBron James si apre davanti a un microfono e condivide i suoi pensieri su questo particolare momento storico e sulle prospettive immediate di futuro nella NBA. «Cos'è lo sport se non ci sono tifosi?», si è domandato parlando don Richard Jefferson e Channing Frye in una puntata del loro podcast Road Trippin. «Manca tutto il divertimento, mancano le gioie e i dolori. Non c'è quella sensazione di sfida per cui vai in trasferta e vuoi distruggere la squadra di casa e zittire i loro tifosi, e viceversa. Certo, giochi contro i tuoi avversari, ma per tirare fuori il meglio dello spirito competitivo in noi giocatori aiuta sapere che vai a giocare in un ambiente ostile e hai la chance di prendere a calci nel sedere i tifosi avversari».

LeBron rifiuta l'idea di giocare a porte chiuse: «Se si risolve tutto nel giocare 5 vs. 5 allora in palestre vuote allora assomiglierebbe molto più a una partitella di allenamento: scendi in campo, qualcuno porta una telecamera, riprende l'allenamento e ne fa uno streaming live. Senza tifosi cambia veramente tutto, non riesco a immaginarmi un evento sportivo: è una dinamica davvero strana».

«Niente più High five e sulle palle vaganti?»

LeBron solleva anche altri problemi: «Non darò mai più un high five per il resto della mia vita», dice. «Dopo tutta questa cosa del coronavirus? Potete scommetterci: basta high five, e vi assicuro che con questo sono finite anche tutte le elaborate coreografie di saluti e strette di mano prima della palla a due». E ancora, ricordando i dubbi sulla presenza in campo di Magic Johnson dopo l'annuncio della sua sieropositività: «Cosa succede se c'è una palla vagante e ti butti per strapparla dalle mani di un giocatore che sai che è stato testato come positivo al coronavirus?».

Esclusa la possibilità di passare direttamente ai playoff: «No, almeno 5-10 partite ancora di stagione regolare bisogna prevederle: passare subito ai playoff vorrebbe dire tenere in zero conto gli sforzi fatti in 60 e più gare lottando per la miglior posizione possibile». E sulla sua condizione fisica prosegue: «Mi sentivo alla grande, era come se fossi arrivato in terza base e stessi correndo lanciato verso casa base, pronto per i playoff, e invece ora ci siamo dovuti fermare».

Wood guarito, operatore tv dello spogliatoio Utah in coma

Christian Wood, ala dei Detroit Pistons e terzo giocatore Nba positivo al Coronavirus, è guarito. A dare l'annuncio, a 12 giorni dalla notizia della positività, il suo agente Adam Pansack, secondo il quale Wood ha completamente recuperato dalla malattia e sta «decisamente meglio». Il 24enne californiano era stato tra i primi giocatori Nba a sottoporsi al tampone dopo aver a lungo duellato con il centro di Utah, Rudy Gobert, primo nella Association a risultare positivo al Covid-19.

Dalla Nba arriva anche la notizia di un operatore che ha effettuato riprese nello spogliatoio di Utah Jazz al termine di una partita del 7 marzo a Detroit in coma farmacologico dopo essere stato diagnosticato positivo al Covid-19. Il match è stato disputato solo quattro giorni prima che l'Nba sospendesse il campionato. L'uomo, di circa 50 anni, ha lavorato per anni in un team televisivo nelle gare dell'Nba nell'impianto della «Little Caesars Arena». Durante l'incontro Jazz-Pistons, il cameraman è stato incaricato di filmare gli spogliatoi dopo la sfida.