15 aprile 2021
Aggiornato 00:00
Psicologia

Solitudine: il vuoto psicologico e sociale lasciato dalla pandemia

A partire dell’inizio del lockdown 2020, più della metà degli intervistati afferma di sentirsi più solo. La sensazione di solitudine ci sorprende quando vorremmo uscire e non sappiamo chi chiamare

Un uomo che guarda fuori dalla finestra
Un uomo che guarda fuori dalla finestra Pexels

Quali sono le conseguenze psicologiche di un anno di lockdown intermittente? Come stanno reagendo a livello emotivo gli italiani? Cosa sentono? Che cosa hanno imparato? La solitudine ha giocato un ruolo fondamentale nelle nostre vite durante questo anno al di fuori di ogni aspettativa, e ci ha messo davanti ai nostri fantasmi e alle nostre paure. E se da un lato abbiamo bisogno di recuperare momenti per noi stessi che sembrano ormai perduti, dall’altro ci sentiamo sempre più soli.

Gli esperti di Guidapsicologi.it hanno dialogato con gli utenti per capire in profondità come il senso di solitudine stia prendendo sempre più piede tra gli italiani e come sia cambiata la percezione dello stare da soli a seguito della pandemia, che sta lasciando dietro di sé una voragine psico-sociale.

La solitudine è una stanza vuota

Una definizione per immagini che non lascia dubbi riguardo all’interpretazione: la solitudine, per la maggior parte degli intervistati, è riconducibile a una stanza vuota (72%) a un’assenza fisica. A presenze alle quali siamo abituati e che lasciano un senso di vuoto quando non sono più lì con noi. Questa sensazione è accentuata dall’epoca che stiamo vivendo e all'intermittenza degli incontri presenziali. A mancare non sono infatti le parole, non sono le voci amiche, non è il supporto delle persone lontane che in questo anno che ci lasciamo alle spalle, abbiamo imparato a sentire vicine in anche grazie alle nuove tecnologie, bensì la presenza fisica. L’esserci, il condividere spazi e momenti con le persone care, la fisicità, gli abbracci. Solo il 28% infatti, associa la sensazione di solitudine a un telefono che non squilla.

«Il sentimento di solitudine è l'esperienza di sentirsi separato dagli altri, di percepire un senso di estraneità, non appartenenza, non condivisione. La paura della solitudine è soprattutto la paura di ritrovarsi da soli con se stessi, con le proprie emozioni. È uno stato d'animo che nessuno ha piacere di provare, che si cerca se possibile di evitare.» afferma la Dott.ssa Patrizia Mattioli.

Quando ci sorprende la solitudine

Anche per quanto riguarda la solitudine legata a situazioni, non è la mancanza di ascolto a far emergere la sensazione di solitudine, bensì la mancanza di condivisione fisica. Sedersi a un tavolo, condividere un momento. Stare con le persone care in modo spontaneo, come si è fatto finora: il 63% degli intervistati afferma di sentirsi sopraffare dalla solitudine quando vorrebbe uscire però non sa chi chiamare.

Il restante 37% invece si sente solo quando è triste e non sa con chi sfogarsi. Anche in questo caso si può osservare un vuoto sociale creato dalla pandemia. Se prima infatti la facilità di conversare e condividere con il prossimo era molto più diffusa, dalle chiacchiere dal panettiere, agli incontri con gli assidui frequentatori del bar ogni mattina, dai mezzi pubblici ai colleghi, le occasioni per parlare di sé, delle proprie preoccupazioni, di ascoltare gli altri invece che rimanere chiusi in sé stessi, continuando a girare intorno ai propri problemi e a vederli ingigantirsi.

A seguito del lockdown ci sentiamo più soli

Non ci sono dubbi. Il 2020 è stato un anno che fa da spartiacque tra un prima e un dopo, non solo nel modo di stare insieme e nelle possibilità di aggregazione. Una differenza importante è il segno che ha lasciato nell’interiorità degli individui, più della metà non esitano ad affermare che a seguito del lockdown si sentono più soli (54%). Come già visto in precedenza, sono venute meno molteplici occasioni di socialità che facevano parte della quotidianità di milioni di persone. Con esse, si sono perse tutte quelle facce più o meno note con cui ci si incrociava e si condividevano pezzi di vita, di cui magari non si conosce nemmeno il nome.

Come ogni grande evento traumatico, anche il lock-down ha stravolto le vite delle persone, e questo ha portato a fare un lavoro di pulizia tra veri e presunti affetti. Per il 46% il 2020 è stato occasione per confermare le vere amicizie, quelle che superano le distanze e i lunghi periodi di silenzio.

Stare da solo è un bisogno

Malgrado il lockdown, 9 intervistati su 10 riconoscono il valore positivo della solitudine, la necessità di stare da soli e dialogare con sé stessi, prendendosi un tempo per isolarsi dal mondo e vivere la propria interiorità. Solo il 9% percepisce lo stare da solo come uno stato che mette malinconia.

La solitudine non è necessariamente uno stato negativo, anzi. In molti considerano un vero e proprio privilegio la possibilità di stare da soli, perché se da un lato le restrizioni ci impongono la lontananza dalle persone care, dall’altro vi è un aumento esponenziale delle ore passate a stretto contatto con il proprio nucleo familiare. «La pandemia invece ci ha costretto alla solitudine o perché realmente distanti, o perché troppo vicini. La coppia e la famiglia sono i luoghi in cui sperimentiamo i più forti sentimenti di solitudine. Sentirsi incompresi dal partner o dai genitori provoca grande sofferenza. Essere fisicamente presenti, ma affettivamente distanti, genera sofferenza. La solitudine però è una sofferenza ma anche una grande risorsa. Abbracciare la solitudine, chiudersi in se stessi, è un modo naturale di rigenerarsi.» afferma Mattioli.

Tutte queste ore in più di convivenza forzata, stanno creando grandi difficoltà a livello psicologico per molti italiani. La Dad ci costringe in casa con i nostri figli, insofferenti, mentre cerchiamo di lavorare, discutiamo con l’altro genitore per chi deve farsene carico e con loro perché mostrano comprensibili segni di svogliatezza. L’ambiente domestico si trasforma in una bomba a orologeria, e se prima della pandemia era idealmente un rifugio dopo una giornata di stress, ora si è trasformato nell’origine delle maggiori tensioni a cui ci troviamo quotidianamente sottoposti. Si tratta di un vero e proprio problema sociale, che trova conferma in quanto affermato da più del 90% degli intervistati: stare da solo è un bisogno.

I social network: riducono la solitudine o lo amplificano?

Sono in molti coloro che durante questo periodo, che sembra ormai infinito, hanno trovato nei social network una compagnia e una via di fuga alla solitudine, a confermarlo sono il 55% degli intervistati. Non la pensa così il 45%, che vede i social come amplificatori di solitudine e responsabili di creare un grande movimento che molto spesso si rivela essere fine a sé stesso. L’individuo si immerge in una realtà virtuale, dedicandovi ore e ore della propria giornata, per poi rendersi conto che avrebbe potuto passare quel tempo in modo decisamente più interessante e produttivo, perché ciò che rimane quando ci si disconnette è pari a zero. L’ansia di prestazione, la curiosità morbosa è l’invidia sono sempre in agguato, e rischiano di rovinare irrimediabilmente un’intera giornata e farci sentire più soli, senza un perché.

Come superare il vuoto e il senso di solitudine

«Cerchiamo di vedere l'aspetto costruttivo della solitudine, anche se il distanziamento sociale, poiché imposto, ha reso più difficile vedere questa emozione come risorsa. Sfruttiamo il momento per quello che possiamo. Le restrizioni ci hanno costretto a incontrare noi stessi, i nostri partner, i nostri figli, ci hanno obbligato a costruire o ristabilire un dialogo con noi stessi e un contatto con le nostre emozioni, cioè con la nostra parte più autentica, a costruire o ricostruire il dialogo con le persone che amiamo e a mantenere una minima distanza da loro. Sforziamoci di proiettarci nel futuro, nel dopo Covid, di immaginare quali progetti potremmo realizzare quando tutto sarà finito. Condividiamo i nostri stati d’animo con gli altri attraverso tutti i mezzi che abbiamo a disposizione e aspettiamo che passi. Tutto passa.» conclude la Dott.ssa Patrizia Mattioli.

5 consigli per trasformare positivamente il senso di solitudine:

  • Impara a lavorare su di te e sulla relazione che hai con te stesso
  • Dedica del tempo a stare da solo. Immergiti nella solitudine e comincia a indagare sull’immensità delle possibilità che ti offre la relazione con te stesso: conoscerti meglio, vincere le tue paure, migliorare le tue abilità sociali, imparare ad essere assertivo con te stesso...
  • Pensa e pianifica attività da fare da solo, ad esempio: leggere, ascoltare la musica, guardare serie e film, cucinare, fare mindfulness, yoga, sport in casa o all’aria aperta
  • Stabilisci un calendario che includa queste attività, esattamente come fai con lavoro e doveri. Noterai una vera e propria iniezione di benessere, sia fisica che intellettuale e emozionale.
  • Pensa in modo concreto al futuro e ai progetti post pandemia: il migliorato rapporto con te stesso ti farà sentire meglio e migliorerà anche i tuoi rapporti con gli altri.