22 marzo 2019
Aggiornato 19:00

Parkinson, scoperta la proteina che protegge il cervello e ripara le cellule

Ricercatori australiani scoprono come una proteina legata alla malattia di Parkinson può proteggere le cellule, come i neuroni nel cervello

Cervello e malattia di Parkinson
Cervello e malattia di Parkinson Shutterstock

La malattia di Parkinson è una tra quelle per cui non è ancora stata trovata una cura. Al momento esistono soltanto trattamenti per tenere sotto controllo i sintomi associati, ma guarire è un’altra cosa. Sul fronte della ricerca, tuttavia, arrivano buone notizie. Una nuova scoperta potrebbe dare avvio allo sviluppo di nuove terapie che rallentano la progressione della malattia di Parkinson, salvando le cellule che altrimenti sarebbero morte.

La proteina salva-cellule

I ricercatori australiani del Walter and Eliza Hall Institute, Jonathan Bernardini e Grant Dewson, hanno scoperto il ruolo di una proteina, chiamata Parkin, che è implicata nello sviluppo del Parkinson e, a seconda dei casi, agisce nel riparare i danni interni alle cellule guastate dalla malattia, che altrimenti morirebbero. Difatti, il Parkinson è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla morte dei neuroni e dall’infiammazione nel cervello. «Parkin è assente o difettosa nella metà dei casi di malattia di Parkinson a esordio precoce, così come in alcuni altri casi sporadici – ha spiegato Bernardini – In un cervello sano, Parkin aiuta a mantenere in vita le cellule, e diminuisce il rischio di infiammazione nocivo per riparare i danni ai mitocondri, che sono responsabili per la fornitura di energia alle cellule». Secondo i ricercatori, i mitocondri danneggiati potrebbero innescare il meccanismo mortale interno della cellula, che rimuove le cellule indesiderate con un processo di morte cellulare chiamato ‘apoptosi’.

Il ruolo della proteina

«Abbiamo scoperto come la proteina Parkin blocchi il processo di morte delle cellule inibendo una proteina chiamata BAK – prosegue Bernardini – BAK, e una proteina correlata denominata BAX, sono attivate in risposta al danno cellulare, e iniziano il processo di distruzione della cellula, smontando mitocondri. Questo spinge infine la cella a morire, ma un livello di danno mitocondriale basso ha il potenziale per innescare l’infiammazione, ossia un avvertimento alle vicine cellule che esiste un potenziale pericolo».

Prendere tempo per la riparazione

I due ricercatori hanno dimostrato che Parkin frena l’attività di BAK quando i mitocondri sono danneggiati. Parkin tagga BAK con una piccola proteina chiamata ubiquitina. L’ubiquitina, spiega il prof. Dewson invia a BAK un segnale di rallentare. «Con Parkin normale, BAK viene contrassegnata e la morte delle cellule ritarda. Parkin si ‘prende tempo’ per la cellula, consentendo ai meccanismi di riparazione innati della cellula di rispondere al danno», ha aggiunto Dewson.
Senza Parkin, o con varianti difettose di Parkin che si trovano nei pazienti con esordio precoce della malattia di Parkinson, BAK non è codificata e può verificarsi un’eccessiva morte delle cellule. Questa morte smodata delle cellule può contribuire alla perdita di neuroni nella malattia di Parkinson. Ora, dal capire come la morte cellulare e l’infiammazione si verificano nella malattia di Parkinson, i ricercatori sperano che si possano sviluppare nuove terapie che potrebbero rallentare la progressione della malattia. «I farmaci che possono soffocare BAK, simulando l’effetto di Parkin, possono avere il potenziale per ridurre la morte delle cellule nel cervello», conclude il prof. Dewson.

Riferimento: Jonathan P Bernardini, Jason M Brouwer, Iris KL Tan, Jarrod J Sandow, Shuai Huang, Che A Stafford, Aleksandra Bankovacki, Christopher D Riffkin, Ahmad Z Wardak, Peter E Czabotar, Michael Lazarou, Grant Dewson – ‘Parkin inhibits BAK and BAX apoptotic function by distinct mechanisms during mitophagy’ – EMBO JournalDOI 10.15252/embj.201899916.