20 gennaio 2019
Aggiornato 03:00

Una camminata ci salverà dalla demenza: il cervello ringiovanisce di 9 anni

Uno studio rivela che bastano 3 camminate a settimana per contrastare efficacemente l’invecchiamento del cervello e il declino cognitivo, invertendo il processo

Camminare fa bene al cervello
Camminare fa bene al cervello Adobe Stock

Il cervello, con il passare degli anni, invecchia. È un dato di fatto e nella natura delle cose. Ma questo invecchiamento può anche essere accelerato  – con la comparsa di problemi come per esempio il declino cognitivo e la demenza – o, al contrario, ritardato quando non addirittura praticamente fermato. Per ottenere questi benefici, poi, non è necessario fare i salti mortali ma più semplicemente farsi una bella camminata tre volte a settimana. E i vantaggi si vedono già dopo soli 6 mesi.

Cammina o pedala

I ricercatori guidati dal dottor James Blumenthal, uno psicologo clinico presso la Duke University, hanno scoperto che questo genere di attività fisica ‘leggera’ (come camminare o andare in bici) fa bene al sistema cardiovascolare che, di conseguenza, ha una ricaduta benefica sul sistema neurocognitivo e cerebrale. «Il nostro modello operativo è stato che, migliorando il rischio cardiovascolare, si sta anche migliorando il funzionamento neurocognitivo – ha spiegato il dottor Blumenthal – Stai migliorando la salute del cervello, allo stesso tempo, migliori la salute del cuore».

Gli effetti sulla salute mentale e fisica

Questo studio, ha sottolineato Blumenthal, è il primo ad aver studiato a lungo gli effetti della dieta e l’esercizio fisico sulla depressione e la salute cardiaca in generale. «Io non credo che ci sia un altro studio che abbia esaminato gli effetti separati e combinati di esercizio fisico e dieta nel rallentare il declino cognitivo nei pazienti che sono vulnerabili a sviluppare la demenza in età avanzata», ha fatto notare il ricercatore.

Lo studio

Il team di ricerca ha arruolato 160 adulti che avevano la pressione alta (ipertensione) o presentavano altri rischi per le malattie cardiovascolari. I partecipanti non avevano mai fatto attività fisica regolare e avevano mostrato di avere problemi cognitivi, come difficoltà a prendere decisioni, ricordare o di concentrazione. I volontari avevano un’età media di 65 anni, due terzi erano di genere femminile, ed erano ripartiti equamente tra bianchi e minoranze. Chiunque avesse ottenuto una diagnosi di demenza o fosse incapace di fare attività fisica è stato escluso dallo studio. Dopo questa prima scrematura, i partecipanti sono stati suddivisi a random in quattro gruppi, che sono poi stati seguiti per 6 mesi.

I gruppi e le prove

Un gruppo ha iniziato a seguire la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) che è una dieta studiata per la salute del cuore. Questo gruppo ha ricevuto anche guida nutrizionale su come seguire la dieta, ma non è stato incoraggiato a cambiare le proprie abitudini di sedentarietà. Un secondo gruppo ha praticato l’attività fisica leggera consigliata, ma non è stato incoraggiato a seguire la dieta. Per i primi tre mesi, questo gruppo è stato supervisionato in un centro di riabilitazione cardiaca dove hanno fatto dell’esercizio non gravoso tre volte alla settimana. Dovevano fare riscaldamento per 10 minuti e poi 35 minuti di camminata continua o altrettanti minuti su una cyclette. Negli ultimi tre mesi dello studio, invece, questo gruppo ha fatto attività fisica a casa propria, compilando i registri di conformità che sono stati monitorati dagli autori della ricerca. Il terzo gruppo ha fatto entrambe le cose: attività fisica tre volte a settimana e ha seguito la dieta DASH. Infine, il quarto gruppo ha ricevuto solo consigli su come ridurre il rischio cardiovascolare durante una sessione di 30 minuti con un educatore alla salute, ma è stato detto loro di non cambiare la dieta e l’attività fisica. Prima di iniziare il percorso assegnato dai ricercatori, i partecipanti sono stati sottoposti a serie di test cognitivi, a una valutazione dello stress psico-fisico su tapis roulant e un’analisi dietetica. Inoltre, sono stati registrati la loro pressione sanguigna, la glicemia e i lipidi. Le prove sono state ripetute al termine dello studio.

I risultati

Dopo il periodo di studio, l’analisi dei dati, le osservazioni e i risultati dei test hanno rivelato come il gruppo che aveva soltanto fatto attività fisica ha visto miglioramenti significativamente maggiori nelle loro abilità esecutive e cognitive rispetto al gruppo che non ha fatto alcun esercizio fisico. Lo studio ha dunque rivelato che un’attività aerobica controllata e leggera può, entro un brevissimo periodo di tempo (soli 6 mesi) può avere un impatto significativo sulla salute del cervello, e non solo su quella cardiovascolare. «Ricordiamo che questi sono adulti più anziani del tutto sedentari e che hanno mostrato disturbi cognitivi – ha commentato Blumenthal – Non abbiamo avuto interruzioni, e tutti erano in grado di sostenere il programma di esercizio fisico e anche farlo da soli. È stato grande».
Il gruppo che ha seguito la dieta DASH ma non ha fatto alcun esercizio fisico non ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo nella capacità di pensiero. Tuttavia, è stato il gruppo che ha unito l’esercizio fisico e la dieta DASH che ha visto il maggior beneficio. Questo gruppo ha avuto una media di quasi 47 punti sulle prove generali della capacità di pensiero e cognitive, rispetto ai 42 punti per coloro che hanno solo fatto attività fisica e i circa 38 punti di coloro a cui era stato ha detto di non cambiare la loro dieta e l’esercizio fisico. Secondo i ricercatori, il gruppo dieta più attività fisica ha invertito l’invecchiamento del cervello di ben 9 anni. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neurology.

Riferimento: James A. Blumenthal, Patrick J. Smith, Stephanie Mabe, Alan Hinderliter, Pao-Hwa Lin, Lawrence Liao, Kathleen A. Welsh-Bohmer, Jeffrey N. Browndyke, William E. Kraus, P. Murali Doraiswamy, James R. Burke, Andrew Sherwood – ‘Lifestyle and neurocognition in older adults with cognitive impairments. A randomized trial’ – Neurology – DOI: https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000006784.