27 novembre 2021
Aggiornato 13:00
Demenza

Una semplice scansione del collo potrebbe indicare il reale rischio di demenza

Alcuni ricercatori di Londra sono riusciti a trovare una soluzione per rilevare il rischio di demenza almeno dieci anni prima della sua comparsa

Gli scienziati sembrano aver trovato un metodo quasi infallibile per determinare il rischio di demenza in un individuo. Una scansione, della durata di pochissimi minuti infatti, potrebbe rappresentare una valida soluzione per individuare tutte le persone che hanno elevate probabilità di incappare in un forte declino cognitivo. La diagnosi potrebbe essere eseguita anche una decina di anni prima della manifestazione dei sintomi. Ecco tutti i dettagli dello studio presentati presso l’AHA Scientific Sessions di Chicago.

Scanner a ultrasuoni
Sono sufficienti solo cinque minuti di scansione a ultrasuoni per valutare il reale rischio di demenza. A suggerirlo sono stati alcuni ricercatori dell’University College London (UCL), i quali hanno preso in esame oltre tremila persone per quindici anni. Dai loro risultati è emerso che le persone che avevano impulsi più intensi sperimentavano un declino cognitivo molto più elevato nel decennio successivo, rispetto a tutti gli altri partecipanti dello studio.

Impulsi e cervello
Per arrivare a simili conclusioni, il team di ricerca – che ha collaborato con diverse università in ambito internazionale – ha rilevato l’intensità dell’impulso che viaggia verso il cervello. Quando gli impulsi sono troppo intensi possono creare dei danni ai piccoli vasi sanguigni cerebrali. Ma anche cambiamenti strutturali e sanguinamenti minori conosciuti come mini-ictus. Ecco il motivo per cui gli impulsi di entità elevata erano associati a un maggior rischio di declino cognitivo.

Problem solving
Per ben quindici anni, gli scienziati hanno monitorato la memoria di oltre 3.000 partecipanti e anche la loro capacità di risolvere i problemi. Come già accennato, i pazienti con la più alta intensità di impulsi – circa un quarto in più degli altri – durante il decennio successivo allo studio aveva il 50% in più di probabilità di sperimentare un declino cognitivo accelerato.

La demenza non arriva all’improvviso
«La demenza è il risultato finale di decenni di danni, quindi quando la gente sperimenta la condizione è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Quello che stiamo cercando di dire è che devi saperlo il prima possibile, trovare un modo per vedere chi sta effettivamente progredendo verso la demenza e curarla in tempo», spiega il dottor Scott Chiesa. Ora il prossimo passo sarà quello di utilizzare le scansioni MRI per verificare se le persone che hanno partecipato allo studio mostrano anche cambiamenti strutturali e funzionali all’interno del cervello. In pratica vorrebbero avere qualche indizio in più in relazione al declino cognitivo evidenziato nei volontari. «Quello che sappiamo è che l'apporto di sangue nel cervello è incredibilmente importante, e che mantenere un cuore sano e la pressione sanguigna è associato a un minor rischio di sviluppare demenza», conclude Carol Routledge, direttrice della ricerca dell'Alzheimer's Research.