15 dicembre 2018
Aggiornato 20:00

Medico gli salva la vita da un cancro. E lui si fa tatuare sulla schiena il volto del dottore

Un uomo salvo grazie alle cure di un bravo medico ha deciso di farsi tatuare il suo viso nella schiena

Il tatuaggio di Nano
Il tatuaggio di Nano (Screenshot dal quotidiano Cronica)

Quando si assiste a una diagnosi di cancro è uno dei momenti più drammatici della propria vita. E se c’è una speranza di poter ritrovare ancora un sorriso è quello di avere la fortuna di avere a che fare con un medico che si prenda davvero cura del paziente e che non lo tratti come uno dei tanti in maniera fredda e meccanica. Ed è proprio ciò che è accaduto a Nano Salguero, un uomo di 42 anni, che ha avuto la fortuna di incontrare un dottore che ama il proprio lavoro e la vita dei suo pazienti. «Nel giorno peggiore della mia vita, ho avuto accanto la persona migliore».

Gli ha salvato la vita
Salguero racconta di come un medico di nome Paul Lada, gli abbia salvato la vita grazie a un’operazione eseguita a opera d’arte presso l’Hospital de Clínicas de Córdoba. L’uomo era affetto da un cancro al colon e il medico ha saputo prendersi cura di lui donandogli forza e coraggio per affrontare questa temibile malattia. «Avevo un tumore al colon e lui mi ha salvato», racconta Salguero.

Sorpresa!
Salguero, per dimostrargli tutto il suo apprezzamento per ciò che aveva fatto per lui, si è recato presso l’ufficio del suo medico e si è tolto la maglietta. In quel momento Lada è rimasto a bocca aperta: il paziente si era tatuato tutta la schiena con il volto del medico. «Ho deciso di tatuarlo per ammirazione, e perché mi ha salvato la vita. Sono entrato nelle cliniche con il peggio della mia vita e sono partito con il meglio. Ha letteralmente salvato la mia vita. Si trattava di un intervento chirurgico per un tumore del colon retto», racconta Salguero al quotidiano Cronica.

Non era mai accaduto in 42 anni di servizio
Lada racconta di essere rimasto davvero stupito per quando accaduto, non gli era mai accaduto niente di simile in 42 anni di servizio. «Non ho mai provato questo sentimento, ci sono sempre persone che lavorano al loro fianco: medici generici, capo servizio, infermiere, che rendono la situazione migliore per il paziente e crea un legame». D’altro canto, Lada non può essere considerato un medico come tutti gli altri perché ha sempre fissato un importante obiettivo con il suo team: «i pazienti non devono essere considerati numeri e bisogna cercare di servire loro finché non siamo in sala chirurgia».