19 dicembre 2018
Aggiornato 16:30

Sepsi, o setticemia, svelati i sintomi che portano alla morte

Uno studio fa luce su quelli che sono i sintomi cruciali, ma spesso non riconosciuti, della sepsi o setticemia. Sintomi da tenere d’occhio perché sono gli stessi che portano alla morte

Paziente in ospedale
Paziente in ospedale (beerkoff | shutterstock.com)

La sepsi, detta anche setticemia, è al tempo stesso una malattia e una risposta sistemica dell’organismo a un’infezione batterica, che provoca un’infiammazione acuta. Questa condizione è molto pericolosa, ed è stata definita un big killer al pari delle malattie cardiovascolari e del cancro. Di sepsi si muore, e spesso perché i sintomi non sono riconosciuti in tempo. Un nuovo studio ha tuttavia svelato quali sono i sintomi da tenere d’occhio, perché sono proprio questi che possono portare alla morte.

L’indagine
I ricercatori della Drexel University di Philadelphia negli USA hanno utilizzato i dati relativi a 210.289 pazienti che sono ricorsi a visite ospedaliere tra il 2013 e il 2016. Con in mano questi dati, gli scienziati hanno identificato i sintomi specifici che mettono i pazienti a maggior rischio di morire di sepsi. E i risultati hanno mostrato che questi sintomi non sono ciò che molti medici potrebbero pensare.

La sepsi
La setticemia o sepsi è una condizione pericolosa per la vita. È causata dalla risposta dell’organismo a un’infezione ed è una delle più frequenti cause di morte in ospedale, oltre a essere una delle condizioni più costose da trattare. Un modo per evitare il dramma è una diagnosi precoce. Tuttavia, oltre a ciò, è necessario che il paziente sia tenuto sotto stretto controllo e monitoraggio. Questo problema di non facile risoluzione è spesso una delle cause di morte, poiché il non poter monitorare costantemente la situazione porta a perdere i sintomi insidiosi e graduali che contraddistinguono la condizione. Per cui insorgono le complicazioni e la conseguente morte.

I sintomi mortali da riconoscere
I ricercatori della Drexel hanno individuato quali sono alcuni dei sintomi, o fattori predittivi della mortalità dei pazienti con sepsi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Critical Care. Tra i sintomi o condizioni che devono mettere in allarme c’è la disfunzione di sette sistemi di organi: cardiovascolare, metabolico, ematopoietico, nervoso, gastrointestinale, renale e respiratorio. Tra questi segni c’è la funzionalità renale compromessa – che si ritiene essere è uno dei principali fattori predittivi della mortalità dei pazienti in sepsi. «Ora abbiamo prove su larga scala che molte di queste disfunzioni nel sistema degli organi, che sono tipicamente sottovalutate (in particolare i sistemi renali e respiratori), in realtà hanno la più alta associazione con la morte – ha sottolineato il dottor Ryan Arnold, autore principale dello studio – Ciò significa che i sintomi relativi a questi sistemi devono far issare una bandiera rossa per i medici, perché stanno dicendo: ‘Ehi, questo è il tipo di paziente a cui devi prestare maggiore attenzione’».

I sintomi tipici ma che non hanno un ruolo nella morte
I ricercatori hanno inoltre scoperto che i più noti sintomi della setticemia o sepsi, come una bassa pressione sanguigna, erano invece legati a tassi di mortalità più bassi nella popolazione studiata. «Per gli operatori sanitari, questo probabilmente parla di più della risposta del sintomo, poiché la bassa pressione sanguigna di per sé è in realtà un fattore protettivo – ha aggiunto Arnold – Con la sepsi, i pazienti generalmente non cadono da un dirupo, ma vi è un deterioramento progressivo di giorno in giorno. Forse qualcuno ha un piccolo aumento di creatinina oggi, e domani va un po’ peggio. Questi sottili cambiamenti, che non vengono scoperti, abbiamo trovato portare alla morte».

I casi dei sepsi e le morti
Esaminando le cartelle cliniche, i ricercatori hanno trovato che delle 210.289 visite durante il periodo di studio, 62.057 pazienti (il 30%) sono stati trattati per un’infezione e 48.680 (il 78%) hanno avuto disfunzione d’organo. Dei pazienti trattati per un’infezione, 1.955 (il 3%) morirono durante questo periodo. I pazienti con un peggioramento della funzionalità renale (aumento dei livelli di creatinina del 50% rispetto al basale) avevano il più alto tasso di mortalità (il 17%), seguito dal requisito di ventilazione meccanica (13%). I pazienti con ipotensione (pressione bassa), come accennato hanno avuto i più bassi episodi di morte. I ricercatori hanno anche scoperto che il trattamento di pazienti per un’infezione entro 24 ore dall’ammissione in ospedale riduce significativamente il rischio di morte.

Il rimedio
Per poter evitare delle morti non previste, secondo Muge Capan, professore clinico associato presso il LeBow College of Business di Drexel, è necessario un sistema di supporto decisionale clinico in grado di fornire ai sanitari avvisi in tempo reale su pazienti che potrebbero essere ad alto rischio di morte per sepsi. «L’integrazione dell’analisi e della ricerca clinica e traslazionale – spiega il prof. Capan – fornisce informazioni sullo sviluppo di sistemi intelligenti e connessi che supportano la gestione della sepsi basata sui dati e personalizzata». Dopo lo studio, i ricercatori hanno iniziato a sviluppare un modello che assegna un diverso «rischio ponderato» alle disfunzioni del singolo sistema di organi che vengono osservate simultaneamente, consentendo ai medici di inserire combinazioni di sintomi e creare un’immagine personalizzata per ciascun paziente con sepsi. Per esempio, scrivono gli autori, un paziente con disfunzione di entrambi i sistemi renali e respiratori richiederebbe un monitoraggio più attento rispetto a un paziente affetto <da disfunzione renale e bassa pressione sanguigna. «Ora, quando un nuovo paziente entra in ospedale, possiamo usare le nostre capacità matematiche e analitiche per abbinare l’impronta digitale di quel paziente e vedere davvero: ‘Qual è il rischio individuale di morte in ospedale di una persona?’ e ‘Qual è il rischio individuale di quella persona di sviluppare uno shock settico?’ Questo è molto utile e molto eccitante», conclude Capan.

Riferimento: Muge Capan et al, ‘Not all organ dysfunctions are created equal – Prevalence and mortality in sepsis’, Journal of Critical Care (2018). DOI: 10.1016/j.jcrc.2018.08.021.