11 aprile 2021
Aggiornato 15:30
Dipendenze e malattie

Fumo: 7 milioni di morti l’anno, più 600mila per quello passivo. Tutti i rischi

I dati parlano chiaro, entro il 2025 i fumatori saranno più di 1 miliardo. Una piaga a livello mondiale, che provoca milioni di vittime

Eppure, oggi l’informazione c’è. Non è più come negli anni ‘50 quando tutti fumavano perché si pensava non facesse male, o si riteneva essere un simbolo di ‘emancipazione’. Oggi, sono tutti concordi nel ritenere che il fumo fa male, molto male. Compreso quello di seconda mano (o passivo) e quello di terza mano (che si deposita su superfici e oggetti). E nonostante non manchino i mezzi per informarsi e sapere che il vizio del fumo è ormai ‘demodè’, pare che siano ancora molte, troppe le persone che iniziano a fumare – senza sapere bene il perché, a questo punto.

Un vizio da milioni di morti
Morire di fumo. Questo il monito che giunge dagli esperti riuniti al simposio ‘Fumo e rischio cardiovascolare’ tenutosi in occasione del XL Congresso Nazionale SIAPAV a Cagliari. Oggi, la comunità scientifica internazionale è concorde nel ritenere il fumo quale principale fattore di rischio per l’insorgenza di malattie non trasmissibili. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le vittime del fumo sono oltre 7 milioni l’anno (alle quali si aggiungono altri 600mila morti per fumo passivo). Solo nel nostro Paese i dati del Ministero della Salute evidenziano come tra i 70mila e gli 83mila decessi ogni anno siano causati dal consumo di sigarette (e circa un migliaio per fumo passivo). Tuttavia, nonostante la consapevolezza sui danni da fumo e le sempre più stringenti politiche di prevenzione e controllo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2025 i fumatori saranno ancora oltre 1 miliardo, un numero uguale a quello attuale.

Servono nuove politiche antifumo
Al simposio ‘Fumo e rischio cardiovascolare’ si è discusso anche del problema fumatori in crescita. Qui, è emerso come una parte sempre più preponderante della comunità medico-scientifica sostenga l’adozione di politiche antifumo basate eventualmente anche sul principio della riduzione del danno, a integrazione delle altre principali strategie volte a ridurre il danno correlato al fumo di sigaretta (prevenzione e dissuasione). «Nel fumatore – ha spiegato il dottor Guido Arpaia, presidente SIAPAV e Direttore S.C. di Medicina Interna dell’ASST di Vimercate – il rischio vascolare si manifesta in vari modi: in particolare il danno da fumo vede una lenta ma inesorabile crescita della placca aterosclerotica, che sebbene priva di sintomi, può determinare un evento acuto a carico di organi vitali come cuore, vasi periferici, cervello e reni».

La grande minaccia
Il fumo, insieme al diabete, è la maggiore minaccia alla salute delle arterie e allo sviluppo di Arteriopatie Periferiche a causa di un meccanismo di infiammazione cronica: il rischio è 2.15 volte maggiore rispetto agli ex fumatori[1] con ricadute come riduzione della circolazione periferica anche sintomatica (malattia delle vetrine). «Un dato oltremodo preoccupante – prosegue Arpaia – è che anche in caso di procedure interventistiche solo il 36% pazienti smette di fumare nel periodo successivo. Gli operati per malattie vascolari periferiche che subiscono interventi di by-pass o endovascolari che non smettono di fumare sviluppano più complicanze e hanno maggior rischio di mortalità».

Un’epidemia mondiale
«Il fumo continua a rappresentare un’epidemia mondiale – ha sottolineato il dott. Mauro Borzi, Cardiologo, Responsabile UOS di Cardiologia Ambulatoriale Policlinico Tor Vergata di Roma – Il problema va quindi affrontato in maniera più coraggiosa e ogni possibile soluzione proposta deve essere validata da una rigorosa valutazione medico scientifica, affinché il fenomeno non venga affrontato con superficialità. La stessa Food and Drug Administration, responsabile della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici per il mercato USA, ha emanato delle procedure chiare e meticolose per validare quanto e come le nuove alternative al fumo tradizionale, come e-cig e prodotti a tabacco riscaldato, possano essere efficaci nella riduzione dei danni causati dal fumo. A oggi – prosegue l’esperto – dobbiamo basarci sulle evidenze esistenti, che seppur limitate dall’assenza di studi epidemiologici di lungo periodo, evidenziano una chiara riduzione delle sostanze tossiche e cancerogene tipiche delle sigarette tradizionali, ponendosi dunque come alternative valide nella lotta al tabagismo».

L’alternativa è valida?
«I prodotti alternativi alle sigarette tradizionali a combustione determinano la produzione di un aerosol che permette l’inalazione di nicotina che, nonostante non sia una molecola immune, non è la principale causa delle patologie fumo-correlate – ha fatto notare il prof. Roberto Pola, della Divisione di Clinica Medica e Malattie Vascolari del Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma – Nell’Exposure Response Study[2] sono state valutate le differenze su alcuni parametri di rischio clinico su circa 1.000 fumatori che hanno deciso di passare al Sistema a Riscaldamento di Tabacco rispetto ai fumatori di sigarette tradizionali, al fine di valutarne in maniera diretta il potenziale di riduzione del danno dopo 6 mesi di osservazione. In particolare, sono stati misurati otto parametri tradizionalmente correlati allo sviluppo di patologie metaboliche, cardiache, oncologiche e polmonari, oltre a indicatori di infiammazione generica e stress ossidativo. I risultati dello studio sono molto incoraggianti, grazie anche al fatto che è stato raggiunto l’obiettivo di significatività statistica che lo studio si era proposto: le variazioni evidenziate hanno mostrato un profilo simile tra il gruppo che aveva utilizzato THS 2.2 e i dati di letteratura sulla cessazione all’abitudine al fumo, ma con valori molto diversi rispetto al gruppo che aveva continuato ad utilizzare sigarette tradizionali».

Lo studio ERS
Questo studio è stato concepito per dare una risposta alle domande più dibattute sull’impatto del passaggio a un prodotto a rischio modificato sulla base dell’effettivo utilizzo del prodotto. Si tratta del primo studio clinico di media-lunga durata atto a valutare in maniera diretta il potenziale di riduzione del danno di un prodotto senza fumo nei fumatori che passano al suo utilizzo dopo un lungo periodo di esposizione alle sigarette tradizionali. In particolare, sono stati misurati otto parametri tradizionalmente correlati al rischio di patologia (Clinical Risk Endpoints, CRE) prima dell’inizio dello studio, durante e al termine dei 6 mesi di osservazione, coinvolti nello sviluppo di patologie metaboliche, cardiache, oncologiche e polmonari, oltre a indicatori di infiammazione generica e stress ossidativo. Nel gruppo passato al dispositivo senza combustione, sono stati raggiunti tutti e otto obiettivi primari di rischio clinico.

[1] Gardner A W - The effect of cigarette smoking on exercise capacity in patients with intermittent claudication. Vascular medicine 1996, 1:181-186

[2] Evaluation of biological and functional changes in healthy smokers after switching from cigarettes to Tobacco Heating System THS 2.2 for 6 months: https://www.pmiscience.com/resources/docs/default-source/gfn-2018/evaluation-of-biological-and-functional-changes.pdf?sfvrsn=1adfc006_2.