14 novembre 2018
Aggiornato 06:00

Cancro, ricercatori italiani scoprono il «doping» responsabile dell'iperattività delle cellule

C’è un qualcosa che stimola l'iperattività delle cellule tumorali. E questo qualcosa è stato identificato da ricercatori padovani: è una proteina ‘doping’
Ricerca scientifica
Ricerca scientifica (PowerUp | shutterstock.com)

Una caratteristica delle cellule tumorali è quella di essere alterate, iperattive e distruttive nei confronti dei tessuti che le ospitano. È, in sostanza, il cancro. Le cui cause, secondo i ricercatori del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, vanno ricercate nei processi responsabili dell’acquisizione di tali stati che ricordano un po’ il ‘doping’, ossia condizioni che garantiscono alle cellule tumorali dei superpoteri unici, quali crescere sempre, non rispettare i confini di ‘buon vicinato’ con le cellule adiacenti, sfuggire ai meccanismi di controllo che potrebbero eliminarle. Tutto questo non avviene nelle cellule normali dei tessuti sani – sottolineano in una nota i ricercatori.

Le differenze tra cellule sane e malate
La domanda che da tempo assilla il prof. Stefano Piccolo, Docente del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e direttore del programma Biologia dei tessuti e tumorigenesi all’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano e il suo team di ricercatori, è: cosa differenzia una cellula tumorale da una cellula sana? «Per andare alle radici del cancro – spiega il prof. Piccolo – abbiamo dovuto scavare nei meccanismi fondamentali che normalmente fanno funzionare le cellule normali, e da lì fare i confronti, capire cosa c’era di storto, quali interruttori erano saltati e quali erano invece accesi in modo aberrante».

I «geni del male»
Il team del prof. Piccolo era già da anni sulle tracce di due geni molto simili tra loro: YAP e TAZ. Geni assai attivi in molti dei tumori che si sviluppano in diversi organi. Tali geni sembravano corrispondere perfettamente all’identikit di fattore dopante per le cellule del cancro. Si è poi scoperto che inattivare questi geni non ha conseguenze negative per il tessuto sano, anzi lo rende refrattario allo sviluppo del cancro. «Una scoperta interessante – sottolinea Michelangelo Cordenonsi, cofirmatario assieme a Piccolo dell’articolo su questo tema nella rivista Nature Medicine – Peccato che sia impossibile, a oggi, generare dei farmaci capaci di colpire proteine come YAP e TAZ. Per aggirare questo problema abbiamo capito che dovevamo studiare i meccanismi intimi del funzionamento di YAP e TAZ, entrando nel nucleo, dove YAP e TAZ controllano una parte dell’informazione genetica. Dovevamo fotografare, per così dire, l’intero genoma delle cellule tumorali per scoprire dove YAP e TAZ operano, attivando la sintesi di una serie di proteine che possono rendere tumorale una cellula sana».

Gli effetti dopanti
I ricercatori italiani hanno inoltre scoperto che YAP e TAZ si associano a un’altra proteina essenziale a questi effetti dopanti: BRD4. Colpendo questa proteina attraverso dei farmaci sperimentali, il team di ricerca ha dimostrato come questa strategia possa essere efficace nel combattere il cancro e in particolare alcune forme resistenti ai farmaci. «Purtroppo – conclude il prof. Piccolo – i farmaci contro BRD4 sono ancora in fase sperimentale negli esseri umani e non se ne conoscono ancora per intero i possibili effetti tossici». Tuttavia, la strada percorsa dalla ricerca indica che ci sono nuove e innovative possibilità che, se combinate ad altri trattamenti, sono promessa di importanti sviluppi in ambito terapeutico. Prima autrice del lavoro è la giovane ricercatrice Francesca Zanconato. La ricerca è stata sostenuta da AIRC.

Riferimento: Nature Medicine.