16 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Cannabis, le femmine ne divengono più facilmente dipendenti

Un nuovo studio rivela che le femmine sono più sensibili agli effetti della cannabis e al rilascio di sostanze chimiche del cervello associate al piacere e alla ricompensa, per cui ne divengono dipendenti

Cannabis
Cannabis (The Adaptive | shutterstock.com)

Anche se ormai la cannabis ‘ricreativa’ è legalizzata e la si trova un po’ dappertutto, non è detto che non possa creare dipendenza – così come per esempio avviene per l’alcol, anch’esso legale. Sul dibattito circa il suo uso e commercializzazione s’inserisce uno studio in cui si è scoperto che le femmine sono più facilmente soggette a divenire dipendenti dalla cannabis. Ecco perché.

Come sempre, è una questione di ormoni
Anche nel caso della dipendenza dalla cannabis, a quanto pare c’entrano gli ormoni. I quali, come sappiamo, differiscono da uomini e donne. In particolare, secondo quanto scoperto dai ricercatori del CNR Dicky Struik, Fabrizio Sanna e Liana Fattore in uno studio revisionale pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience, le femmine hanno maggiori probabilità di sviluppare una dipendenza dalla cannabis per via dell’ormone estrogeno. In particolare, i ricercatori italiani si sono focalizzati sull’analisi degli studi che hanno preso in considerazione gli effetti degli ormoni testosterone, estradiolo (estrogeno) e progesterone sul sistema endocannabinoide. Quest’ultimo è composto da reti di cellule cerebrali che comunicano impiegando la stessa famiglia di sostanze chimiche presenti nella cannabis e chiamate cannabinoidi. «È stato piuttosto difficile ottenere animali da laboratorio per autogestire i cannabinoidi come gli utilizzatori di cannabis umani – spiega la dott.ssa Liana Fattore, Presidente della Società Mediterranea di Neuroscienze – Tuttavia, studi su animali sugli effetti degli ormoni di genere e degli steroidi anabolizzanti sul comportamento di autoamministrazione dei cannabinoidi hanno contribuito molto alla nostra attuale comprensione delle differenze di genere in risposta alla cannabis».

Maschi più a rischio
In base all’analisi compiuta dai ricercatori, è emerso che i maschi hanno una probabilità quattro volte maggiore di provare la cannabis e usarla con più frequenza e a dosi più elevate. «Gli steroidi maschili aumentano il comportamento a rischio e sopprimono il sistema di ricompensa del cervello, il che potrebbe spiegare perché i maschi sono più propensi a provare droghe, compresa la cannabis – sottolinea Liana Fattore – Questo è vero per entrambi gli steroidi maschili come il testosterone e gli steroidi sintetici come il nandrolone».

Femmine più dipendenti
A differenza dei maschi, nonostante il basso consumo medio di cannabis, le donne passano dalla prima volta all’abitudine più velocemente degli uomini. In effetti, uomini e donne differiscono non solo per la prevalenza e la frequenza dell’uso di cannabis, il modello e le ragioni di utilizzo, ma anche per la vulnerabilità a sviluppare i disturbi legati all’uso di cannabis. «Le femmine sembrano essere più vulnerabili, a livello neurochimico, nello sviluppo della dipendenza dalla cannabis – fa notare Fattore – Gli studi sui ratti mostrano che l’ormone femminile estradiolo influenza il controllo del movimento, il comportamento sociale e il filtraggio dell’input sensoriale al cervello (tutti obiettivi dell’assunzione di farmaci) attraverso la modulazione del sistema endocannabinoide, il cui feedback a sua volta influenza la produzione di estradiolo».

Recettori più sensibili
«In particolare, i ratti femmina hanno diversi livelli di endocannabinoidi e recettori più sensibili rispetto ai maschi nelle aree chiave del cervello correlate a queste funzioni, con cambiamenti significativi lungo il ciclo mestruale – prosegue la dott.ssa Fattore – Di conseguenza, le interazioni tra il sistema endocannabinoide e il livello cerebrale della dopamina (il neurotrasmettitore di piacere e ricompensa) sono dipendenti dal genere».

L’Impatto sull’essere umano
Ma i risultati degli studi condotti su modello animale, possono avere una corrispondenza sugli esseri umani? «Gli effetti variano a seconda del cannabinoide specifico studiato, così come il ceppo degli animali testati e la durata dell’esposizione agli ormoni – ammette Fattore – Tuttavia, i dati umani finora ottenuti sono coerenti con l’idea che l’estradiolo regola la risposta femminile ai cannabinoidi. Come negli animali, maschi e femmine umani sono diversi nel loro comportamento genetico e ormonale ed elaborano le informazioni in modo diverso, percepiscono le emozioni in modi diversi e sono diversamente vulnerabili a sviluppare la tossicodipendenza. I livelli ematici di enzimi che abbattono i cannabinoidi fluttuano attraverso il ciclo mestruale umano, e gli studi di imaging mostrano che i livelli cerebrali dei recettori dei cannabinoidi aumentano con l’invecchiamento nelle femmine, rispecchiando in ciascun caso i cambiamenti nei livelli di estradiolo». In sostanza, è probabile che questo processo sia simile negli animali e nell’essere umano.

Riferimento: Dicky Struik, Fabrizio Sanna, Liana Fattore. The Modulating Role of Sex and Anabolic-Androgenic Steroid Hormones in Cannabinoid Sensitivity. Frontiers in Behavioral Neuroscience, 2018; 12 DOI: 10.3389/fnbeh.2018.00249.