15 novembre 2018
Aggiornato 23:30

Un semplice esame del sangue ci dice se possiamo evitare la chemioterapia

Non è detto che per trattare un cancro si debba per forza fare la chemioterapia. Per saperlo c’è un test del sangue che lo dice
Chemioterapia
Chemioterapia (Photographee.eu | shutterstock.com)

Una delle terapie ancora più utilizzate nel trattamento di tumori e cancro è la chemioterapia, nonostante i pesanti effetti collaterali e l’avvento dell’immunoterapia. Ma un paziente oncologico, oggi, deve per forza sottoporsi alla chemio? E questa è sempre necessaria? Forse no. E a dirlo può essere un semplice esame del sangue. Che può dunque evitare questa terapia, se possibile.

Chemioterapia inutile
I ricercatori dell’Università di Melbourne hanno condotto una serie di studi clinici e test in oltre 40 ospedali in Australia e Nuova Zelanda. L’intento era quello di stabilire se per alcuni pazienti oncologici poteva essere risparmiato il ricorso alla chemioterapia. In particolare, si voleva stabilire se un paziente sottoposto a intervento chirurgico per la rimozione del cancro, poteva evitare di sottoporsi al trattamento preventivo delle recidive per mezzo della chemio. Allo stesso modo, la possibilità valeva per i pazienti con un tumore in fase iniziale. A sottolineare la necessità di valutare caso per caso è la principale autrice dello studio: la prof.ssa Jeanne Tie, scienziata presso il Walter and Eliza Hall Institute e medico oncologo presso il Peter MacCallum Cancer Center e Western Health, che ha ribadito come in molti casi ci sono pazienti che stanno ricevendo un trattamento di chemioterapia inutile. «Mentre la chemioterapia è un trattamento essenziale e salvavita – spiega la prof.ssa Tie – non vogliamo che i pazienti ricevano il farmaco se non ne hanno bisogno. Vogliamo aiutare questi pazienti a evitare effetti collaterali gravi e continui associati alla chemioterapia».

L’esame del sangue
Se il ‘test del DNA tumorale circolante’ (ctDNA) potesse indicare in modo attendibile a un oncologo se un paziente abbia o meno bisogno di iniziare la chemioterapia dopo che il tumore è stato rimosso chirurgicamente, si può offrire la migliore possibilità di prevenire la recidiva. Il nuovo esame del sangue è pertanto un predittore del rischio di recidiva del cancro di un paziente. Il test rileva frammenti di DNA tumorale nel sangue di un paziente oncologico dopo l’intervento chirurgico. «Vorremmo essere in grado di dire ad alcuni pazienti che possono tranquillamente evitare la chemioterapia perché è improbabile che il loro cancro si ripresenti – sottolinea la ricercatrice – Per i pazienti che sono ad alto rischio di recidiva, vogliamo essere in grado di dare loro una dose più intensa di chemioterapia rispetto a quelli con un minor rischio di recidiva».

Gli effetti della chemio
I pazienti che ricevono la chemioterapia possono sperimentare nel giro di poco tempo tutta una serie di effetti collaterali. Tra questi, i più comuni sono dolore, affaticamento, nausea e altri problemi digestivi, problemi di sanguinamento (emorragie) e una maggiore suscettibilità alle infezioni. Gli effetti collaterali a lungo termine della chemioterapia possono altresì includere problemi cardiaci, polmonari, nervosi, cerebrali e di memoria e problemi di fertilità.

Lo studio e il test
Lo studio ha preso l’avvio nel 2015 su pazienti con cancro intestinale nella fase iniziale e ha già dimostrato che può determinare se questi pazienti possono essere suddivisi in gruppi ‘ad alto rischio’ e ‘a basso rischio’. Nel 2017, lo studio è poi stato esteso alle donne con cancro ovarico. Il test ctDNA utilizzato cerca frammenti di DNA tumorale nel sangue di un paziente dopo che il tumore è stato rimosso chirurgicamente. La ricerca sta ora valutando se la quantità di ctDNA nel sangue di un paziente indica il rischio di recidiva: i pazienti a più alto rischio possono essere trattati in modo aggressivo con la chemioterapia, mentre i pazienti senza ctDNA rilevabile nel sangue sono a basso rischio di recidiva e potrebbero non aver bisogno di chemioterapia. Il test del sangue ctDNA – si legge in una nota – è stato sviluppato attraverso una collaborazione tra il Walter e l’Eliza Hall Institute e il Johns Hopkins Kimmel Cancer Center (USA).

Basta la chirurgia
«Sospettiamo che molte donne con carcinoma ovarico in stadio precoce possano essere trattate con la sola chirurgia, ma attualmente trattiamo tutti questi pazienti come se il loro cancro potesse ripresentarsi, con una chemioterapia ad alte dosi – ha commentato la dott.ssa Sumi Ananda, ricercatrice clinica presso il Walter ed Eliza Hall Institute e medico oncologo presso il Peter MacCallum Cancer Center e Western Health – La chemioterapia è un’enorme imposizione sulla vita del paziente, sia per gli effetti collaterali che i pazienti devono sopportare, sia per il tempo che il trattamento richiede: molti dei miei pazienti devono smettere di lavorare e rimandare parti importanti della loro vita come viaggiare, in modo che possano partecipare alle loro sessioni di chemioterapia e gestire gli effetti collaterali del trattamento».

Evitare la chemio
«In futuro spero che si possa determinare in modo sicuro e preciso quali pazienti possono evitare la chemioterapia – prosegue la prof.ssa Ananda – Per queste persone sarà un enorme miglioramento della loro qualità della vita. Spero anche che identificando i pazienti con il più alto rischio di recidiva, possiamo dare loro chemioterapia intensiva per offrire una migliore possibilità di sopravvivenza. Questo test potrebbe essere un passo importante verso la personalizzazione del trattamento del cancro per i singoli pazienti».

La testimonianza
A testimonianza dell’efficacia e dell’utilità del test è la dichiarazione del prof. Hugh McDermott, il quale ha detto che ricevere un risultato del test del ctDNA «a basso rischio» gli ha dato la pace mentale dopo aver subìto un intervento chirurgico per cancro dell’intestino l’anno scorso. «Il test ha indicato che il mio tumore era improbabile si ripresentasse, il che significa che non avevo bisogno di fare la chemioterapia – ha detto McDermott – Evitare i potenziali effetti collaterali e l’inconveniente della chemioterapia è stato un enorme sollievo: significava che potevo tornare rapidamente al lavoro e continuare a godere di viaggi ed eventi sociali. Questo test potrebbe potenzialmente essere di enorme beneficio non solo per i pazienti e i loro medici, ma anche per la famiglia, gli amici e gli accompagnatori».