19 agosto 2018
Aggiornato 23:00

Chemioterapia fino alla morte. Ma era un errore: non aveva il cancro

Muore a causa della chemioterapia, ma si trattava di un errore medico. Bruna non ha mai avuto il cancro
Bombardata di chemio, ma non aveva il cancro
Bombardata di chemio, ma non aveva il cancro (Nuttadol Kamperm | Shutterstock)

Si è spenta a soli 59 anni, ma la causa del suo decesso non è stata la malattia, bensì le terapie anticancerogene estremamente invasive. Ciò ha reso il tutto ancor più drammatico è che Bruna Perrone – questo il nome della paziente – non aveva alcun tumore. Il suo oncologo, infatti, aveva scambiato un banale angioma per un carcinoma del fegato. Ed è così che, finalmente, ora la famiglia è riuscita a fare un po’ di giustizia. Bruna non tornerà mai in vita, ma il suo oncologo è stato condannato con una sentenza che sembra essere definitiva.

Omicidio colposo
Nell’anno 2004 l’oncologo Dario Muci, all’epoca in servizio presso l’ospedale Sambiasi di Nardò (Lecce), diagnosticò a Bruna un carcinoma del fegato. Va da sé che in caso di malattie di simili entità i pazienti vengono sottoposti a cure iper-invasive. Cure che, generalmente, si è disposti a sostenere solo nel caso in cui si ha realmente una malattia così grave da non avere ulteriori possibilità. Al contrario, Bruna non aveva nessun cancro ed è morta, nell’anno 2008, proprio a causa delle terapie.  

L’unico vero colpevole
Nonostante siano passati diversi anni e diversi giudici, l’oncologo è sempre stato l’unico imputato. Sono stati, infatti, assolti gli altre tre possibili dottori implicati nella vicenda. Pare infatti che Muci, non abbia eseguito analisi così approfondite da accertare la reale presenza di un carcinoma epatico, ma si è basato solo su alcuni strumenti diagnosti che, in realtà, evidenziavano un angioma. La donna fece cure chemioterapia per tre anni, fino al 2007. Fu in quel momento che un altro medico, dopo averla sottoposta a un’ulteriore TAC, scoprì che la donna aveva solo un angioma e non un carcinoma.

La conferma
Nello stesso anno, nel mese di settembre, due esami radiologici confermarono l’ipotesi del secondo medico: la paziente non aveva mai avuto il cancro. Tuttavia, tale diagnosi fu fatta con estremo ritardo perché poco dopo nella paziente si evidenziò una grave citopenia del sangue causata dalla chemioterapia. A quel punto c’era solo una soluzione: effettuare un trapianto di midollo. Questo fu l’ultimo disperato tentativo di scongiurare la sua morte. Tentativo che, ahimè, fallì miseramente. Purtroppo, nonostante il medico sia stato condannato, la famiglia non potrà mai colmare il vuoto che ha lasciato Bruna nella vita delle persone a lei care.