13 dicembre 2018
Aggiornato 16:19

Virus trasmessi dalle zanzare possono causare problemi digestivi e intestinali permanenti

I virus trasmessi dagli insetti come le zanzare, che colpiscono il cervello, possono anche portare a problemi digestivi e intestinali permanenti, o cronici
Zanzare e virus
Zanzare e virus (frank60 | shutterstock.com)

Oltre all’invasione di cimici orientali, da alcuni anni in Italia dobbiamo fare i conti con l’invasione di zanzare sempre più ‘assetate di sangue’ e voraci. Il fastidio è indubbio, così come il rischio di contrarre una qualche malattia trasmessa dagli insetti che ne sono infetti. Uno dei rischi scoperti da un nuovo studio della Scuola di Medicina dell’Università di Washington a St. Louis, nel Missouri, è che i virus trasmessi dalle zanzare, e che colpiscono il cervello, in realtà possono anche causare disturbi digestivi e intestinali permanenti.

Spesso ritornano
I ricercatori guidati dal dottor James White sono partiti dalla constatazione che le persone infettate dai virus trasmessi dalle zanzare lamentavano anche dolori addominali inspiegabili. Da qui, il sospetto che gli effetti dannosi dei virus andassero oltre quanto accertato sino a ora. Nello specifico, gli scienziati hanno scoperto che virus come Zika e West Nile provocavano l’uccisione dei neuroni infetti nell’intestino, da parte delle cellule immunitaria, che a sua volta causava una contrazione che non permetteva più lo scorrimento naturale e corretto dei rifiuti organici. Tutto questo ha portato a disturbi dell’intestino e dei blocchi intestinali che, anche dopo essere stati ripuliti, si sono riaccesi a seguito di una malattia o uno stress non correlato ai virus.

Lo studio
Il dott. James White e colleghi hanno condotto diversi studi su topi infettati con virus del Nilo occidentale (West Nile), una malattia che viene diffusa attraverso le punture di zanzare che si infettano dopo essersi nutrite di sangue di uccelli infetti. L’osservazione degli intestini dei topi infettati erano pieni di rifiuti organici più in alto e vuoti più in basso, il che implicava che c’era una specie di blocco. Dopo le analisi, i ricercatori hanno scoperto che il fenomeno non si applicava solo al virus West Nile ma a virus simili che attaccano anche il sistema nervoso, come i virus Zika, Powassan e Kunjin. Tutti questi ceppi hanno causato l’espansione dell’intestino e rallentato la velocità con cui i rifiuti fluivano attraverso l’intestino stesso. Un ulteriore approfondimento con topi infettati dal virus Chikungunya, anch’esso trasmesso dalle zanzare, ma che non ha come bersaglio il sistema nervoso, si è scoperto che questi topi non presentavano una disfunzione intestinale.

Il ruolo dei neuroni
Questi neuroni, che vengono uccisi in seguito all’infezione, inviano segnali ai muscoli che si contraggono in modo che gli escrementi possano fluire correttamente attraverso l’intestino. Solo che, dopo essere stati infettati, le cellule immunitarie attaccano il virus e finiscono per distruggere anche i neuroni. «Qualsiasi virus che abbia una propensione a colpire i neuroni potrebbe causare questo tipo di danno – ha spiegato Michael Diamond, professore di microbiologia molecolare e di patologia e immunologia presso la Washington University e coautore dello studio – West Nile e virus correlati non sono molto comuni negli Stati Uniti. Ma ci sono molti altri virus che sono più diffusi, come gli enterovirus e gli herpesvirus, che potrebbero anche essere in grado di colpire specifici neuroni nella parete dell’intestino e ferirli».

Il danno intestinale
A seguito di queste infezioni si viene a sviluppare una condizione intestinale disturbata, nota come motilità cronica gastrointestinale, che può essere gestita ma non prevenuta o curata, ha poi sottolineato il prof. Diamond. Nello studio si è osservato che, dopo 8 settimane, i tratti digestivi dei topi infetti si sono in gran parte ripresi ma, quando i topi sono stati infettati da un virus non correlato, i loro problemi intestinali sono tornati. «È sorprendente che il sistema nervoso dell’intestino sia in grado di recuperare e ristabilire la motilità quasi normale, anche dopo aver perso un sacco di cellule – ha aggiunto Thaddeus Stappenbeck, professore di sviluppo biologia alla Washington University – Ma poi, funziona davvero normalmente a malapena, e quando si aggiunge lo stress, si danneggia di nuovo».