25 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Cause dell’Alzheimer

Scienziati scoprono la vera causa dell’Alzheimer. Nuove cure in arrivo?

Un team internazionale coordinato dall’Università di Cambridge è riuscito a dimostrare cosa accade nel cervello delle persone anziane quando assistono alla comparsa dell’Alzheimer

Scienziati scoprono la vera causa dell'alzheimer
Scienziati scoprono la vera causa dell'alzheimer ( Shutterstock )

Un interessante lavoro scientifico, descritto come unico al mondo, potrebbe dare il via alla sperimentazione di trattamenti farmacologici entro il 2020. Ad asserirlo sono stati alcuni studiosi dell'Università di Cambridge che, in collaborazione con esperti svedesi, hanno identificato delle particelle tossiche che potrebbero essere la vera causa dell’Alzheimer. I test hanno evidenziato infatti che prendendole di mira si potrebbero invertire i sintomi. Ecco di cosa si tratta.

Un fallimento totale
La ricerca per l’Alzheimer è sempre stata un fallimento totale. Nessuno, prima d’ora, è mai riuscito a trovare un trattamento che fosse in grado di prevenire o rallentare la malattia. Forse anche per il semplice fatto che nessuno ha mai compreso esattamente la vera causa di questa temibile patologia.

Una strategia per comprendere la vera causa
«Abbiamo escogitato la prima strategia per perseguire la causa. La speranza è che possano essere sviluppati nuovi farmaci», spiega il professor Michele Vendruscolo dell’Università di Cambridge. Dai risultati degli studi è emerso che un cervello sano possiede un sistema di controllo della qualità che elimina un’eventuale quantità eccessiva di determinate proteine. Nei pazienti affetti da Alzheimer, alcune proteine ​​chiamate oligomeri, non funzionano correttamente. In condizioni normali sono d’aiuto alle cellule cerebrali, mentre in caso di malattia formano una sorta di grumi che uccidono le cellule nervose ancora sane.

Cosa accade al cervello?
In caso di tali anomalie, il cervello inizia a ridursi provocando danni alla memoria e cambiamenti di personalità. In questo caso le proteine ​​hanno bisogno di piegarsi correttamente affinché possano essere efficaci. Ma se ciò non avviene, si mischiano, formano depositi pericolosi chiamati placche e, di conseguenza, si assiste alla comparsa di demenza. Questo perché le placche si accumulano proprio tra una cellula nervosa e l’altra ed esse non possono più inviare un corretto input cerebrale. Anche dopo la morte delle cellule nervose, però, le cose si complicano: esse si torcono e bloccano il nutrimento alle cellule nervose rimanenti. «Un cervello sano ha un sistema di controllo della qualità che smaltisce efficacemente masse potenzialmente pericolose di proteine, noti come aggregati. Invecchiando, il cervello diventa meno capace di liberarsi dei depositi pericolosi, portando alla malattia. È come un sistema di riciclaggio domestico, se si dispone di un sistema efficiente, il disordine viene smaltito tempestivamente, altrimenti, nel tempo, si accumula lentamente ma costantemente, accumulando ciò di cui non si ha bisogno. La stessa cosa accade nel nostro cervello», spiegano i ricercatori.

Nuovi farmaci?
«Dal momento che i patogeni sono stati identificati come piccoli gruppi di proteine ​​note come oligomeri, siamo stati in grado di sviluppare una strategia per utilizzare farmaci che mirano a queste particelle tossiche. La nostra ricerca si basa sul principale passo concettuale dell'identificazione degli oligomeri proteici come agenti patogeni e riporta un metodo per sviluppare sistematicamente composti mirati. Questo approccio consente una nuova strategia di scoperta dei farmaci. E’ la prima volta che viene proposto un metodo sistematico per perseguire i patogeni, la vera causa della malattia di Alzheimer. Fino a poco tempo fa gli scienziati non erano d'accordo su quale fosse la causa, quindi non avevamo un obiettivo. Abbiamo ideato la prima strategia per 'seguire' la causa della malattia, portando a sperare che possano essere sviluppati nuovi farmaci», spiega Vendruscolo. «Questo studio interdisciplinare mostra che è possibile non solo trovare composti che colpiscono gli oligomeri tossici che danno origine a disturbi neurodegenerativi ma anche aumentare la loro potenza in modo razionale. Ora sarà possibile progettare molecole che hanno effetti specifici sui vari stadi di disturbi come il morbo di Alzheimer e, auspicabilmente, convertirli in farmaci che possono essere utilizzati in un ambiente clinico», conclude. La ricerca è stata condotta da un gruppo di scienziati che hanno coinvolto la Lund University (Svezia) e il professor Sir Christopher Dobson, Master of St John's College, Università di Cambridge del Center for Misfolding Diseases (CMD). I risultati dello studio sono stati pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).