20 agosto 2019
Aggiornato 03:30
Malattia polmonare

Bassi livelli di vitamina D danneggiano i polmoni

Un nuovo studio mostra che bassi livelli di vitamina D sono legati alla malattia polmonare interstiziale

Polmoni e vitamina D
Polmoni e vitamina D Shutterstock

Una carenza di vitamina D è stata associata da numerosi studi a diversi problemi di salute e malattie. Ora, una nuova ricerca della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora (Usa), guidata dal dottor Samuel M. Kim rivela che bassi livelli di questa vitamina sono associati, in modo indipendente, alla malattia polmonare interstiziale subclinica (ILD) e alla sua progressione.

Lo studio
Per questo studio, il dottor Kim e colleghi hanno analizzato i dati relativi a 6.302 partecipanti al Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis che avevano concentrazioni sieriche al basumide 25-idrossivitamina D (25 [OH] D), e le immagini da tomografia computerizzata di campi polmonari parziali che si estendevano a 10 anni di follow-up.

I risultati
Dall’analisi di questi dati, i ricercatori hanno scoperto che il 33% dei partecipanti aveva concentrazioni di 25 (OH) D piene (≥30 ng/mL); il 35% intermedie (da 20 a <30 ng/mL) e il 32% carenti (<20 ng/mL). I partecipanti con deficit di 25 (OH) D avevano un volume di area ad alta attenuazione maggiore al basale e un aumento della progressione su una mediana di 4,3 anni di follow-up (P <0,05), rispetto ai partecipanti con livelli pieni. C’era anche un’associazione tra il deficit di 25 (OH) D e un’aumentata prevalenza di anomalie polmonari interstiziali 10 anni dopo (odds ratio, 1.5).

Un’associazione indipendente
«La carenza di vitamina D è indipendentemente associata all’ILD subclinico e alla sua progressione, basata sia su aree ad alta attenuazione aumentate che su anomalie polmonari interstiziali, in una popolazione basata sulla comunità – scrivono gli autori – Sono necessari ulteriori studi per esaminare se la replezione di vitamina D possa prevenire l’ILD o rallentarne la progressione». I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Nutrition.