5 giugno 2020
Aggiornato 08:30
Screening per l’Alzheimer

Un nuovo esame della vista predice se avrai l’Alzheimer

Scienziati americani sono riusciti a trovare un metodo non invasivo per rilevare i primi segni dell’Alzheimer, prima ancora che i sintomi si manifestino

Un esame della vista rivela se avrai l'Alzheimer
Un esame della vista rivela se avrai l'Alzheimer Shutterstock

Al momento non esiste uno screening davvero efficace che consenta di effettuare una diagnosi precoce dell’Alzheimer. E, di conseguenza, è praticamente impossibile intervenire prima che i sintomi possano manifestarsi. Ma grazie ad alcuni scienziati americani, presto potremo avere questa possibilità. E non si tratterebbe affatto di un test invasivo, tutt’altro: basterà un esame oculistico per sapere se avremo presto l’Alzheimer. Ecco i risultati appena pubblicati su JAMA Ophthalmology.

Alzheimer senza sintomi
Grazie a una nuovissima tecnologia, molto simile a quella già presente in alcuni centri oculistici, in un futuro non troppo lontano sarà possibile rilevare l’Alzheimer prima che i pazienti abbiano sviluppato sintomi. A suggerirlo sono stati gli scienziati della Scuola di Medicina dell'Università di Washington di St. Louis.

Uno strumento di screening
«Questa tecnica ha un grande potenziale per diventare uno strumento di screening che aiuti a decidere chi dovrebbe sottoporsi a test più costosi e invasivi per la malattia di Alzheimer prima della comparsa dei sintomi clinici. La nostra speranza è quella di usare questa tecnica per capire chi sta accumulando proteine ​​anomale nel cervello che potrebbero portare allo sviluppo dell'Alzheimer», spiega il medico e ricercatore Bliss E. O'Bryhim.

Quanto tempo prima?
A detta degli scienziati, le placche amiloidi correlate alla comparsa dall’Alzheimer potrebbero accumularsi anche vent’anni prima dell’inizio dei sintomi. Perciò rilevarle allo stadio iniziale potrebbe rallentare notevolmente il momento di esordio della patologia.

Lo studio
Per arrivare a simili conclusioni, gli scienziati hanno preso in esame persone morte a causa dell’Alzheimer e ne hanno analizzato a fondo gli occhi. In queste è stato possibile dimostrare come vi erano alcuni segni di assottigliamento al centro della retina e la degradazione del nervo ottico. Per andare a fondo alla questione, i ricercatori hanno anche analizzato le retine degli occhi di 30 partecipanti di un’età media di 70 anni che non avevano ancora sviluppato l’Alzheimer. Per farlo hanno sfruttato una tecnica chiamata angiografia a coerenza ottica (OTC). In tutti i volontari, inoltre, sono state eseguite scansioni PET e analisi del liquido cerebrospinale per evidenziare i livelli di amiloide o proteine tau.

I risultati
«Nei pazienti con livelli elevati di amiloide o tau, abbiamo rilevato un assottigliamento significativo nel centro della retina. Tutti noi abbiamo una piccola area priva di vasi sanguigni al centro delle nostre retine che è responsabile della nostra visione più accurata. Abbiamo scoperto che questa zona priva di vasi sanguigni era significativamente aumentata nelle persone con malattia di Alzheimer preclinica», spiega Rajendra S. Apte professore di oftalmologia.

Semplice da mettere in pratica
Il test potrebbe anche essere molto semplice da adottare perché sfrutta strumentazioni già usate insieme alla tecnica angiografica. «La componente angiografica ci consente di osservare i flussi sanguigni. Nei pazienti in cui le scansioni PET e il liquido cerebrospinale hanno mostrato l'Alzheimer preclinico, l'area al centro della retina senza vasi sanguigni era significativamente più grande, il che suggerisce un minore flusso di sangue», Gregory P. Van Stavern, anch’esso professore di oftalmologia e scienze visive. Inoltre, «La retina e il sistema nervoso centrale sono così interconnessi che i cambiamenti nel cervello potrebbero riflettersi nelle cellule della retina», aggiunge Apte.

Anche per i giovani
Secondo i ricercatori, anche i giovani potrebbero sottoporsi in un prossimo futuro a questo tipo di esame che dovrebbe essere considerato un rilevatore accurato di un marker per l’Alzheimer. «Sappiamo che la patologia del morbo di Alzheimer inizia a svilupparsi anni prima che compaiano i sintomi, ma se potessimo usare questo test per osservare quando la patologia sta iniziando, potrebbe essere possibile un giorno iniziare i trattamenti molto prima, allo scopo di ritardare ulteriori danni», concludono gli scienziati.

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