18 novembre 2018
Aggiornato 17:00

HIV, una nuova terapia blocca la replicazione del virus e aumenta l'immunità dei pazienti

Ridurre il virus e aumentare le cellule immunitarie nei pazienti sieropositivi e resistenti ai trattamenti farmacologici e stato possibile con una nuova terapia dell'Università di Yale
Test Hiv
Test Hiv (ktsdesign | shutterstock.com)

STATI UNITI – Un nuovo studio condotto dall’Università di Yale ha mostrato che è possibile ridurre la replicazione del virus HIV e, allo stesso tempo, aumentare le cellule immunitarie nei pazienti con infezione da HIV in stadio avanzato e resistente ai farmaci. Il nuovo trattamento offre dunque una speranza anche e soprattutto a coloro che hanno esaurito le opzioni di cura – perché risultato tutte inefficaci.

La nuova frontiera
La prof.ssa Brinda Emu e colleghi di Yale hanno aperto una nuova frontiera nella lotta all’HIV e all’AIDS. Il loro studio, e il farmaco che è stato sviluppato, sopperisce al problema della resistenza del virus agli attuali trattamenti farmacologici. Questa situazione fa sì che non si riesca a sopprimere il virus e la malattia peggiori. Sebbene vi siano molti farmaci anti-HIV che prendono di mira il virus in modo efficace, nell’ultimo decennio non è stata sviluppata e approvata alcuna nuova classe di farmaci che combattano la malattia.

Il nuovo farmaco
La nuova terapia di Emu e colleghi è basata su un farmaco, l’Ibalizumab, che è stato approvato dall’FDA americana nel marzo 2018. L’Ibalizumab ha come bersaglio il recettore primario che attua l’ingresso dell’HIV nelle cellule immunitarie conosciute come cellule T CD4. Questo nuovo meccanismo d’azione impedisce all’HIV di entrare proprio nelle cellule bersaglio. Tra i molti istituti che hanno partecipato allo studio su questo farmaco, vi è anche l’Università di Yale che, nello specifico, ha arruolato un gruppo di pazienti con HIV resistente ai farmaci. I partecipanti hanno ricevuto una dose di Ibalizumab, somministrata via endovenosa per una settimana, in aggiunta alle terapie già in essere. Dopo quel periodo, hanno ricevuto l’Ibalizumab in combinazione con regimi terapeutici ottimizzati per 6 mesi.

I risultati
Dopo il periodo di trattamento, i ricercatori hanno scoperto che dopo una settimana con Ibalizumab, la maggior parte dei 40 pazienti (l’83%) ha sperimentato una diminuzione della carica virale, riferita alla quantità di HIV rilevata nel sangue. Dopo 25 settimane, quasi la metà dei pazienti ha visto una riduzione della soppressione del carico virale al di sotto del livello di rilevamento. Lo studio ha anche rivelato un aumento delle cellule T CD4 – un marker per la resistenza immunitaria. Quanto a eventi avversi correlati all’uso di Ibalizumab, sono stati rilevati soltanto in un singolo individuo, che si è ritirato dallo studio. Secondo i ricercatoti, i risultati sono stati eccezionali. «Questi pazienti – spiega la prof.ssa Emu – presentavano un virus HIV estremamente avanzato e resistente, con opzioni limitate, e vedere la soppressione virale in una percentuale significativa di questi pazienti a 6 mesi è incoraggiante. Rappresenta un nuovo meccanismo d’azione tanto necessario per i pazienti con HIV altamente resistente». Lo studio è stato pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (NEJM).