15 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
HIV

Chirurgo gay ha l’HIV ma non lo dice a nessuno. 400 pazienti a rischio

Un medico contrae l’HIV ma non lo dice a nessuno. Continua a fare operazioni chirurgiche mettendo a rischio la vita dei pazienti

Chirurgi gay rischia di infettare 400 pazienti - Foto rappresentativa
Chirurgi gay rischia di infettare 400 pazienti - Foto rappresentativa Shutterstock

Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di untori che avevano contratto l’HIV ma che hanno continuato ad avere rapporti sessuali con vari partner senza dire niente a nessuno. Per molte persone, simili fatti sono considerati – come è logico intuire – piuttosto gravi e allarmanti. Ma ciò a cui non abbiamo mai pensato è che ci potrebbero essere altri persone che rappresentano un pericolo per tutti noi: i medici. Se uno di loro avesse contratto l’HIV senza dircelo, tutti potremmo essere a rischio contagio. Ed è, ahimè, proprio quello che è accaduto recentemente: un chirurgo gay ha operato su oltre 400 pazienti senza avvisarli del pericolo che correvano.

Pazienti costretti a fare l’esame
Dopo aver appreso che un medico di nome Tamas Nyary era affetto da HIV, sono stati rintracciati circa 400 pazienti a cui è stato richiesto di effettuare – gratuitamente – il test per l’HIV. Il chirurgo ammette di non aver avvertito nessuno perché non voleva essere discriminato nell’ambiente lavorativo. Secondo lui, infatti, le persone affette da HIV sono enormemente stigmatizzate. Nyary, di origini ungheresi, ha lavorato in ben 24 ospedali del Regno Unito e ha eseguito diversi interventi chirurgici, pur sapendo di essere affatto da una malattia facilmente trasmissibile attraverso sangue e altri fluidi corporei.

Scambio dei campioni di sangue
Il medico, per evitare di essere scoperto, aveva scambiato alcuni campioni di sangue. Nel 2015, aveva usato un kit di test casalingo in cui aveva ricevuto un risultato positivo. Era l’anno in cui lavorava presso il Birmingham Heartlands Hospital e decise di fare ulteriori analisi usando il suo sangue ma etichettando il flaconcino con il nome di un altro paziente. Anche in questo caso risultò positivo al virus. Davanti al giudice ha ammesso di aver usato gli accessi al computer di altri per verificare la positività dei risultati. Solo tempo dopo il laboratorio analisi ha individuato incoerenze tra il suo campione e quello del paziente reale. Per questo motivo è stata avviata un'inchiesta che ha dimostrato che Nyary era il colpevole.

I risultati e la condanna
La corte ha dato a Nyary un anno di prigione e c’è stata una sospensione da parte dei General Medical Council. Nyary ha ammesso di sapere che avrebbe dovuto avvisare del fatto che aveva l’HIV ma non voleva essere stigmatizzato. D’altro canto, nessun lavoratore è obbligato a riferirlo ai propri datori di lavoro, fatta eccezione per l’esercito e per il personale sanitario. I 397 pazienti contattati a causa del pericolo HIV sembrano aver tutti ottenuto risultati negativi. Ma due pazienti hanno subito un forte stress in attesa del responso. «Fortunatamente, le persone interessate hanno avuto solo alcuni giorni di ansia, non settimane o mesi, ma è stato un momento molto stressante», conclude aLThe Telegraph Rebecca Herbert.