22 settembre 2020
Aggiornato 16:00
Aspettativa di vita

Ecco l’esame del sangue che ti dice quanto tempo ti resta da vivere

Scienziati della Yale University hanno messo a punto un test che rileva un’eventuale riduzione dell’aspettativa di vita senza avere valori anormali

Ci sono persone che vorrebbero sempre avere tutto sotto controllo, altre che piuttosto preferiscono tenere la testa sotto la sabbia e non sapere niente di cosa davvero sta per accadere. A quanto pare, però, alcuni scienziati hanno pensato di mettere a punto un test che aiuterà le persone a capire quanto tempo ancora gli resta da vivere. Niente tarocchi o metodi divinatori, ovviamente, ma solo dei biomarcatori facilmente rilevabili attraverso un esame del sangue. Ecco di cosa si tratta e come funziona.

Il test
Il test, ideato dagli scienziati della Yale University, si basa sull’utilizzo di nove biomarcatori facilmente identificabili attraverso un prelievo venoso. Grazie a questi si potrà calcolare l’età biologica di una persona. Questa, a differenza dell’età reale, consente di comprendere esattamente lo stato di giovinezza o vecchiaia di un individuo.

Quanto invecchi?
Ogni anno noi festeggiamo il nostro compleanno, lo stesso giorno in cui siamo nati. Ma non abbiamo idea di quanto, il nostro organismo, stia effettivamente invecchiando a livello biologico. Se il test identifica un’età più elevata di quella che conosciamo noi, significa che abbiamo un rischio maggior di morte prematura in base all’età reale, ma corretta in base all’età biologica.

Meglio saperlo prima
«Abbiamo dimostrato che anche tra le persone che non hanno malattie, presumibilmente in buona salute, possiamo ancora percepire differenze nell'aspettativa di vita. Stiamo catturando qualcosa di preclinico, prima che si presentino malattie. Il test evidenzia quanti anni hai fisiologicamente. Forse hai 65 anni ma fisiologicamente assomigli più a un 70enne, quindi il rischio di mortalità è più simile a quello di un 70enne», spiega il professor Morgan Levine.

Cambio di stile di vita
Una volta che il test è in grado di rilevare l’età biologica, può anche fornire informazioni a ciò che sta contribuendo al tasso di invecchiamento. In questo modo il medico può suggerire alcuni cambiamenti nello stile di vita che potrebbero ridurlo. «Il più grande vantaggio di tutto ciò, è quello di essere in grado di dire se qualcuno è ad alto rischio, e prendere tutte le misure di sicurezza, così puoi assicurarti che non sviluppino questa o quella malattia. Ti mostrerà come puoi ridurre i rischi perché puoi collegare tutti i numeri e vedere come diminuisce il rischio se si porta giù il glucosio, per esempio», spiega Levine.

Come funziona il test
Per creare un test che funzionasse al meglio, gli scienziati hanno prima analizzato 42 misure cliniche, tra cui anche i globuli bianchi, l’albumina e i livelli di glucosio registrati in pazienti appartenenti a studi molto ampi che hanno coinvolto oltre ventimila persone. L’esame messo a punto dai ricercatori, quindi, è in grado di calcolare l’età fenotipica che riguarda l’età biologica (e non quella cronologica). Quindi se quella fenotipica è superiore alla cronologica, va da sé che l’aspettativa di vita è ridotta. «In giovane età la maggior parte delle persone non morirà, deve essere un caso piuttosto estremo. Ed è più facile capire chi sono queste persone». Secondo Levine, quindi, il test è più utile di quelli normali che vengono fatti alle persone di una certa età. Per esempio quelli che prevedono la misurazione della pressione sanguina, valori ematici o simili, evidenziano solo problemi di salute quando i risultati sono al di sopra o al di sotto delle soglie normali, ma «manca l'intero spettro di rischio. Vogliamo capire i rischi per la maggior parte della popolazione di mezza età che non presenta valori sballati e che non sarebbe stato identificato con le valutazioni di salute tradizionali», conclude Levine.