15 dicembre 2018
Aggiornato 15:30

Le donne che lavorano 45 ore a settimana rischiano di contrarre il diabete di tipo 2

Un recente studio pubblicato sul BMJ Diabetes Research & Care ha messo in evidenza come le donne che lavorano 45 ore a settimana aumentino vistosamente il rischio di diabete

Le donne che lavorano troppo rischiano il diabete
Le donne che lavorano troppo rischiano il diabete (Africa Studio | Shutterstock)

Tutti dobbiamo lavorare per sopravvivere. E se da un lato il «lavoro nobilita l’uomo», dall’altro potrebbe causargli non pochi problemi di salute. Diversi studi hanno infatti messo in evidenza come lo stress derivante da orari prolungati, l’eccesso di attività lavorativa e la pressione mentale continua possono provocare sei danni alla nostra salute. Ma non è finita qui, perché una nuova ricerca ha anche trovato una relazione tra le ore che si trascorrono nel luogo di lavoro e la comparsa del diabete di tipo 2, specie nelle donne. Ecco di cosa si tratta.

Alle donne fa male
I risultati di un nuovo studio sono abbastanza insoliti. Hanno infatti mostrato come le donne che lavorano circa quarantacinque ore a settimana, aumentano notevolmente il rischio di incappare nel diabete di tipo 2. Ma ciò che ha più lasciato sbalorditi gli scienziati è che questo accadeva prevalentemente nelle donne. Gli uomini, al contrario sembravano essere protetti da tale malattia.

Lo studio
Lo studio, condotto in Canada su oltre settemila lavoratori, mirava a cercare un’eventuale relazione tra l’orario di lavoro e il rischio di diabete in entrambi i sessi. Ma mentre nella donna le probabilità aumentavano vistosamente (del 63%) se si lavorava circa 45 ore a settimana, nell’uomo la possibilità che il diabete comparisse erano ridotte.

Perché ciò accade?
Gli scienziati non hanno una risposta certa per aver ottenuto questi risultati ma ritengono che il problema derivi principalmente dal fatto che la donna non deve solo lavorare ma anche prendersi cura della casa e della famiglia. Inoltre, secondo il coordinatore della ricerca, Mahee Gilbert-Ouimet, gli uomini tendenzialmente vengono pagati meglio e hanno posizioni lavorative migliori, quindi – in due parole – sono più soddisfatti. E tutti sappiamo come l’appagamento aiuti a gestire al meglio lo stress. Quindi un maggior senso di felicità, unito a una riduzione degli impegni familiari, aiuta a proteggere il sesso maschile dal diabete in caso di super lavoro.

Risultati scontati?
«Mi aspettavo queste scoperte per le donne perché hanno molte più responsabilità, anche per quanto riguarda la famiglia, rispetto agli uomini. Quindi quando fai un calcolo sulla quantità di lavoro retribuito e la quantità di lavoro a casa rispetto agli uomini, ha senso», ha dichiarato al Daily Mail il dottor Gilbert-Ouimet, studente post-dottorato presso il Centre de recherche FRQS del Quebec. Il ricercatore ci tiene a sottolineare che in precedenza sono stati pubblicati numerosi studi che avevano trovato una relazione tra eccesso di lavoro e comparsa del diabete. Questo perché lo stress può provocare insulino-resistenza.

Un aiuto dai mariti?
Secondo Gilbert-Ouimet ci sarebbe una soluzione per ridurre il rischio della comparsa di diabete nelle donne: «avere una paga migliore e una posizione migliore aiuta, e penso che sarebbe d'aiuto se i mariti facessero un po' più del lavoro a casa». Lo studio, della durata di 12 anni, ha preso in esame settemila lavoratori di età compresa fra i 35 e 74 anni. Ognuno di loro è stato suddiviso per il numero di ore impiegate in ambito lavorativo – comprese quelle non retribuite. Hanno quindi fatto un’ulteriore analisi per età, status sociale ed economico, salute generale, obesità e stile di vita. Al termine dello studio, il 12% delle persone aveva contratto il diabete di tipo 2. E raramente questo accadeva agli uomini. Ciò che invece è emerso è che le donne che lavoravano 45 (o più) ore a settimana assistevano a un aumento del rischio del 63% rispetto a chi lavorava circa 5-10 ore in meno. Eliminando le persone obese, i fumatori e i forti bevitori di alcol, però, la percentuale rimaneva comunque alta (45%). I risultati dello studio sono stati pubblicati sul BMJ Diabetes Research & Care.